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L'INCHIESTA

Termini Imerese, il grande inganno
La finanza arresta i vertici di Blutec


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L'azienda doveva rilanciare lo stabilimento ex Fiat, ma sono spariti 16,5 milioni VIDEO


PALERMO - È il peggiore dei finali. Il management di Blutec finisce agli arresti trascinando con sé le speranze di migliaia di lavoratori. Doveva essere il rilancio dello stabilimento Fiat di Termini Imerese ed invece, secondo la Procura di Termini Imerese, è stato un grande inganno.

Ai domiciliari vanno l'amministratore delegato Cosimo Di Cursi (si trova all'estero ma ha fatto sapere che a breve rientrerà in Italia) e il presidente del Consiglio di amministrazione Roberto Ginatta. Il reato contestato è la malversazione ai danni dello Stato. Scattano anche un'interdittiva di 12 mesi e il sequestro preventivo dell'intero complesso aziendale e dei beni degli indagati fino a raggiungere la cifra di 16 milioni e mezzo di euro.

Lo scorso ottobre si era saputo dell'inchiesta, coordinata dal procuratore Ambrogio Cartosio, quando i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, agli agli ordini del colonnello Cosmo Virgilio, avevano sequestrato documenti e memorie dei computer all'interno della fabbrica. Gli investigatori hanno ricostruito in questi mesi i movimenti di denaro della società che per fare ripartire la produzione aveva ottenuto un finanziamento di 21 milioni di euro da Invitalia, l'agenzia per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa partecipata al 100% dal ministero dell'Economia.

Secondo Invitalia, Blutec avrebbe utilizzato i fondi senza rispettare l'accordo di programma. Già l'anno scorso l'azienda aveva ricevuto una contestazione sulla rendicontazione delle somme erogate. Era stata avviata la procedura per imporre a Blutec la restituzione dei 21 milioni di euro.

Oggi sul futuro aziendale cade un macigno dopo che due anni fa l'azienda aveva riaperto la fabbrica, richiamando un centinaio dei 700 operai ex Fiat. L'ambizioso programma prevedeva la produzione di auto ibride. Dalle parole non si è mai passati ai fatti. Lo scorso febbraio a Termini Imerese era arrivato il ministero Luigi Di Maio annunciando il via libera a sei mesi di cassa integrazione. Ora il futuro per il lavoratori e per le loro famiglie è più buio che mai, dopo anni di lotta e un tira e molla estenuante per conoscere le reali intenzioni della società.

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