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PALERMO

Uomini e strategie di Cosa Nostra
Il boss architetto racconta la mafia


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Il boss pentito Filippo Bisconti

Depositato il primo verbale del capomafia di Misilmeri-Belmonte Mezzagno.

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PALERMO - “Intendo rispondere”, dice Filippo Bisconti davanti ai pubblici ministeri che il 9 marzo sono andati ad interrogarlo in una località protetta. È il primo verbale del neo collaboratore di giustizia che viene depositato in un processo. Per il momento si conosce solo la stesura riassuntiva. I pm della Dda di Palermo Dario Scaletta e Felice De Benedittis devono ancora trascrivere le dichiarazioni integrali.

Ore e ore di interrogatorio in cui Bisconti parla della mafia di Santa Maria di Gesù e Villagrazia. Sono i due mandamenti di cui avrebbero fatto parte gli imputati del processo d'appello in corso. Si intuisce subito che Bisconti non è uno dei tanti pentiti che hanno deciso di saltare il fosso negli ultimi anni. Le sue conoscenze sono di livello superiore. Partono dal passato per giungere al presente di Cosa Nostra, fino alla riunione della nuova cupola dello scorso maggio. Bisconti, capomafia di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, preferì declinare l'invito perché aveva capito che i boss palermitani tramavano per fare fuori i rappresentanti dei mandamenti della provincia.


I pm gli mostrano un album fotografico e Bisconti inizia una sfilza di riconoscimenti. Si comincia con l'immagine di Antonino Adelfio. “... è fratello di Giovanni e Mario, e figlio del defunto Salvatore. Non mi è stato mai presentato ritualmente come uomo d'onore...”. Di lui, però, Bisconti sa che “era interessato alla sala bingo... so che aveva interessi in una cooperativa agricola destinataria di finanziamenti pubblici”.

Bisconti alza il tiro, conosce gli affari targati Cosa Nostra: “Devo precisare che le più recenti strategie di Cosa Nostra sono quelle di non ricorrere all'attività estorsiva in senso stretto, in quanto troppo pericoloso, ma piuttosto di cercare accordi di cointeressenza e di condivisione dei guadagni in sostituzione dei proventi estorsivi”. È un cenno generico sulle manovre economiche della mafia, di cui però Bisconti conosce i particolari. Lui che da architetto si è sempre mosso nel settore degli appalti.

"Vincenzo Adelfio, fratello del genitore di Antonino – aggiunge – è uomo d'onore della famiglia di Villagrazia, ritualmente presentatomi da Nino Pipitone, uomo d'onore della famiglia di Villagrazia Ricordo di avere incontrato Adelfio Vincenzo altre volte per discutere della questione relativa alla sala Bingo di Misilmeri”.

Poi, tocca alla foto di “Antonio Capizzi, figlio di Benedetto e fratello di Sandro, uomo d'onore della famiglia di Villagrazia nel periodo in cui Nino Spera era ancora in libertà. Nino si occupava del settore immobiliare come mediatore”. Ed ecco aprirsi un nuovo capitolo investigativo, quello sugli investimenti immobiliari dei clan mafiosi. A proposito di Sandro Capizzi, uno degli scarcerati eccellenti degli ultimi anni su cui gli investigatori non hanno mai spento i riflettori, Bisconti lo definisce "il più loquace fra i tre", aggiungendo i nomi di “Giovanni e Mario Adelfio”.

L'elenco dei riconoscimenti prosegue: “Salvatore Di Blasi, non l'ho mai conosciuto personalmente, mi risulta essere uomo d'onore per quanto riferitomi da Giovanni e Mario Adelfio, e Sandro Capizzi”; “Francesco Di Marco, non mi risulta sia uomo d'onore, ma era il titolare di un'attività di marmista del padre in cui aveva interessi Ignazio Pullarà (storico boss ergastolano, ndr), anche tramite il figlio Santi”; “Gaetano Di Marco, uomo d'onore della famiglia di Santa Maria di Gesù anche se non mi è stato mai presentato ritualmente, ma mi è stato riferito da Sandro Capizzi prima del suo arresto. Avevo la necessità di rifornirmi di marmo e Sandro Capizzi mi ha indirizzato da lui facendo riferimento che in tal modo avrei agevolato anche Santi Pullarà che aveva interessi in tale attività” (il riferimento è ala rivendita di marmo che era stata imbottita di telecamere e microspie, ndr); “Andrea Di Matteo, Sandro Capizzi me lo indicò come uomo d'onore della famiglia di Altofonte”; “Giovanni Messina, ne ho sentito parlare sia da Giovanni che da Mario Adelfio come riferimento per le attività di onoranze funebri nel territorio di Villagrazia”; “Antonino Pipitone, il geometra, lo conosco da tanto tempo come uomo d'onore della famiglia di Villagrazia ritualmente presentatomi da Alessandro D'Ambrogio (boss di Porta Nuova, ndr); “Santi Pullarà, per come si comportava e per i soggetti con cui si relazionava, per esempio Mario Marchese (anziano boss oggi deceduto, ndr), mi sembra fosse un uomo d'onore ma non mi è stato ritualmente presentato”; “Gregorio Ribaudo, ne ho sentito parlare in più occasioni da Giuseppe Greo, uomo d'onore di Santa Maria di Gesù, ma non mi è mai stato formalmente presentato”; “Mario Taormina, u pulliere, ritualmente presentatomi come uomo d'onore in carcere da Ino Corso nel 2008-2010”; “Gaspare La Mantia, il nonno era uomo d'onore della famiglia di Brancaccio, molto vicino all'uomo d'onore della famiglia di Brancaccio Jimmy Celesia”.

È solo un verbale riassuntivo, quello integrale - centinaia e centinaia di pagine – deve essere ancora trascritto.