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Semaforo Russo

Se la politica diventa
strumento del potere


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In Sicilia finché il consenso libero dato a persone libere non sarà maggioritario non meriteremo riscatto e futuro.

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Non è il presunto profilo penale che qui importa, per quel che mi riguarda potrebbe non essere stato consumato alcun reato e comunque deve essere un tribunale eventualmente a stabilirlo. Mi riferisco all'inchiesta della Procura di Termini Imerese per voto di scambio, alle scorse regionali e comunali siciliane, che secondo gli inquirenti coinvolgerebbe deputati, assessori, sindaci, politici regionali e locali.

Nessuna meraviglia si dirà, ripeto al di là della posizione dei singoli indagati, tutelati dall'assoluta presunzione d'innocenza, il cui vaglio è di esclusiva competenza dei magistrati, eppure, abbandonando la vicenda specifica e guardando alla storia e all'attualità della Sicilia, si rimane attoniti.

E' il concetto stesso di politica intesa come servile strumento per conquistare potere e privilegi personali da mandare sul banco degli imputati, è il modo spiccio di fare politica a beneficio di chi può ricambiare al momento delle elezioni da rinviare al giudizio delle coscienze, è la logica clientelare nella raccolta dei voti da condannare senza appello.

Sembra una maledizione infinita, un destino ineluttabile quello di un sistema consolidato di scambio tra favore e voto, indipendentemente dalla rilevanza penale dello scambio, necessariamente esteso ben oltre le istituzioni, il mondo dei partiti e gli apparati burocratici per giungere nella cosiddetta società civile in un intreccio reciproco di pari responsabilità. Neanche il frutto avvelenato di tal maniera di concepire e praticare la politica riesce a rivoluzionare menti e anime.

Nemmeno il sottosviluppo cronico, la disoccupazione perennemente inchiodata in alto, l'emigrazione dolorosa dei nostri figli quando non volontaria, la perdita dei giovani migliori ostili all'umiliante prassi della telefonatina del paparino all'onorevole e dell'amico dell'amico ci induce a comprendere una volta per tutte che non è possibile pensare di vivere in una terra finalmente normale, non parliamo di paradisi terrestri, rincorrendo il politicante di turno per risolvere un problema al di fuori se non a dispetto del perseguimento dell'interesse collettivo.

Presto noi siciliani saremo un popolo di vecchi su cui si riverserà, già si riversa, la riprovazione delle nuove generazioni in fuga, tradite dalla cattiva politica incoraggiata, foraggiata, eletta da noi adulti. Un popolo di vecchi chinato a riflettere sulle proprie colpe e vigliaccate, se saremo capaci almeno di provare rimorso, sulla “furbizia” idiota del siculo "toco" che vanta ottime conoscenze, sulla pervicace ostinazione ad accettare il favore a condizione appunto di svestirlo della dignità di diritto o, addirittura, nel pretendere mafiosamente qualcosa che un diritto non era.

In Sicilia finché il consenso libero dato a persone libere non sarà maggioritario non meriteremo riscatto e futuro, marcendo nel pantano maleodorante dell'eterno presente. Se vogliamo buoni politici dobbiamo essere buoni elettori, non esistono scorciatoie di convenienza, disseminate di strizzatine d'occhio e pacche sulle spalle, da percorrere gratis. Il conto da pagare arriva, è questione di tempo, ed è arrivato. Il rigore morale e la tensione comunitaria dei candidati li dobbiamo verificare prima di entrare nella cabina elettorale e non ipocritamente lamentarne in loro la mancanza dopo riempendo piazze rancorose o invocando improbabili messia. Siamo noi i padroni del nostro destino. Quando lo capiremo?