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L'INCHIESTA

"Sistema Savona" nella formazione
Macchina "clientelare" del deputato


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Riccardo Savona

Corsi e spese fantasma. Nomi e ruolo di tutti gli indagati.


PALERMO - Gli investigatori lo definiscono il "sistema Savona". Un sistema ricostruito dalla Procura di Palermo e dai finanzieri, e confermato da una voce interna. Agli atti dell'inchiesta ci sono le dichiarazioni di uno fra i più stretti collaboratori di Riccardo Savona.

È Savona, deputato regionale e presidente della Commissione Bilancio dell'Ars, l'uomo chiave del piano per ottenere i finanziamenti europei per la formazione professionale. Solo che, secondo l'accusa, i corsi erano fantasma, così come i costi sostenuti e giustificati con pezze d'appoggio contabili fasulle. I soldi sarebbero finiti altrove, spesi anche per alimentare la macchina del consenso elettorale di Savona. "Gli emolumenti conseguiti sono stati sfruttati - così si legge nel decreto di sequestro - non solo per un profitto esclusivamente personale degli indagati, ovvero per elargire somme di denaro al fine di creare un vasto panorama clientelare dal quale attingere voti in concomitanza delle consultazioni elettorali".

Sotto inchiesta per truffa ci sono pure la moglie dell'onorevole, Maria Cristina Bertazzo, la figlia Simona, Giuseppe Castronovo (legale rappresentante dell'associazione Prosam), Nicola Ingrassia (legale rappresentante della cooperativa Palermo 2000), Sergio Piscitello (legale rappresentante della coop La Fenice) e Michele Cimino, il collaboratore di Savona che ha aiutato gli investigatori.

Ciascuno degli indagati avrebbe avuto un ruolo preciso. Riccardo Savona “sfruttando la propria posizione politica” sarebbe venuto a conoscenza in anticipo della pubblicazione dei bandi regionali per la formazione, predisponendo i progetti da fare ammettere al finanziamento. La moglie e la figlia si sarebbero attivati per mettere a posto la documentazione necessaria per giustificare i costi sostenuti.

I finanzieri del Nucleo operativo metropolitano di Palermo, coordinati dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Andrea Zoppi e Vincenzo Amico, hanno scoperto che i finanziamenti pubblici sarebbero stati spesi in realtà per pagare “soggetti che a vario titolo gravitano occasionalmente o stabilmente nell'orbita di Savona”. Gente che collaborava con l'onorevole nella sua segreteria politica, nei Caf di Palermo, Castelbuono e Bagheria, o nei banchi alimentari “sponsorizzati” da Savona. Tutte attività che nulla avevano a che vedere con i corsi di formazione, pagate con soldi elargiti “in proporzione alla capacità elettorale” delle persone retribuite.

A chiudere il cerchio investigativo sono state le dichiarazioni di alcuni corsisti. Hanno ammesso di avere frequentato le lezioni per meno ore del previsto mentre la parte pratica, ad esempio con gli stage negli alberghi, “è consistita in una mera prestazione lavorativa senza peraltro alcuna attività di accompagnamento nel percorso lavorativo né tutoraggio”. I corsisti non sono stati  pagati del tutto, tanto che hanno avviato delle procedure di pignoramento verso le società.

I progetti formativi “Antichi mestieri”, “Barocco siciliano”, “Impariamo a internazionalizzarci”, “Formiamo professionalità”, “Inclusione sociale” sono costati centinaia di migliaia di euro. Da qui il sequestro preventivo e urgente di 800 mila euro deciso nei confronti degli indagati visto che negli assessorati regionali (alla Formazione e alla Famiglia) ci sono altre richieste di liquidazioni pendenti.