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MEDITERRANEA

La nave al largo di Lampedusa
Salvini: "Non sbarcheranno"


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(Foto Facebook)

La Guardia di Finanza a bordo della Mare Jonio, i Pm di Agrigento vagliano le comunicazioni radio. Il sindaco Martello: "Il nostro porto è aperto".


LAMPEDUSA (AGRIGENTO) - E' alla fonda a un miglio e mezzo da Lampedusa la nave Mare Jonio, battente bandiera italiana, del progetto Mediterranea, che ieri ha soccorso 49 migranti, tra cui 12 minori, davanti alle coste libiche. L'imbarcazione, che non ha l'autorizzazione allo sbarco, è circondata da tre motovedette, due della Guardia di Finanza e una della Guardia Costiera. Militari della Guardia di Finanza si trovano a bordo della Mare Ionio. I militari sono saliti quando la nave si è fermata a mezzo miglio da Lampedusa e stanno svolgendo, secondo quanto riferiscono i volontari della Ong, un'ispezione relativa alla documentazione di bordo. Ieri Mediterranea aveva chiesto alle autorità italiane un "porto sicuro", prima di fare rotta verso Lampedusa. Per il ministro dell'Interno Salvini, infatti, "i porti erano e rimangono chiusi". 

Oltre al controllo di tutta la documentazione di bordo, sono in corso una serie di accertamenti per verificare le condizioni dei migranti e dell'equipaggio. Ai finanzieri i volontari di Mediterranea hanno inoltre ribadito che non è stato dato seguito all'ordine di spegnere i motori in quanto la Mare Ionio si trovava nel pieno di una burrasca e, fermandosi, avrebbe messo a rischio la vita dei migranti e dell'equipaggio.

Un migrante che era a bordo della nave, però, è stato fatto scendere e accompagnato nell'ambulatorio di Lampedusa perché avrebbe i sintomi di una polmonite: lo afferma Alessandra Sciurba portavoce di Mediterranea dicendo che è stato attivato il Medevac durante il controllo della guardia di finanza a bordo della nave.

Intanto, la Procura di Agrigento sta vagliando le comunicazioni, fatte via radio, fra il comandante della nave Ong Mare Ionio e la Guardia di finanza che ha intimato l'alt chiedendo di non avvicinarsi al porto di Lampedusa (Ag). Al momento, secondo fonti vicine all'ufficio diretto da Luigi Patronaggio e dal suo vice Salvatore Vella, non è stato aperto alcun fascicolo di inchiesta ma la situazione è in evoluzione.

"Questa non è stata un'operazione di salvataggio. Questo è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Se uno raccoglie 50 persone nelle acque di un paese straniero, è più vicino al paese straniero. Possono essere curati, vestiti, nutriti. Gli possiamo dare ogni genere di conforto ma in Italia con il mio permesso non mettono piede", ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini a SkyTg24. D'accordo anche l'altro vicepremier, il grillino Luigi Di Maio: "Il governo è già al lavoro in queste ore. Stiamo verificando le condizioni delle persone a bordo, perché i salvataggi e le vite umane sono la nostra priorità. Questa ong da quello che sembra, ancora una volta, non ha rispettato le regole. La novità è che batte bandiera italiana e questo può essere un modo per far rispettare meglio le regole".

"La nave Mare Ionio è italiana e il nostro porto è aperto e pronto ad accoglierla. I migranti salvati in mare vanno fatti sbarcare, curati e rifocillati". Lo dice il sindaco di Lampedusa Totò Martello. "La nave Mare Jonio ha bandiera italiana e non si può tenere questa imbarcazione fuori da un porto italiano. Questo è il primo punto. Poi si pone un problema di sbarco di migranti. Qui deve intervenire la capitaneria di porto che deve salire a bordo e valutare", dice Martello. "Mi chiedo però - aggiunge il sindaco di Lampedusa - perché il 6 e 7 marzo scorsi sono entrate in porto due barche senza bandiera, non italiane, e i migranti sono stati prelevati e accompagnati dai carabinieri nel centro di accoglienza". "Chi non rispetta le regole e arriva come vuole - conclude - viene fatto entrare, chi rispetta le regole viene bloccato. A Lampedusa gli sbarchi non sono mai finiti. Arrivano nel silenzio. Piccole barche con motori fuori bordo con una ventina di persone alla volta. Ma Lampedusa non viene mai nominata...".

"Di fronte alla singola emergenza siamo tutti in difficoltà: dobbiamo tutti impegnarci a non strumentalizzare il singolo caso perché di fronte all'emergenza siamo tutti coinvolti", ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante le comunicazioni in Aula alla Camera in vista del Consiglio europeo.