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PALERMO

Inchiesta sulla morte di una donna
Il giallo del fascicolo scomparso


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Il Tribunale di Palermo

“Smarrito” durante il trasferimento dalla Corte di Cassazione al Tribunale.

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PALERMO - “Il fascicolo non si trova”, denunciano gli avvocati. “Smarrito” durante il  trasferimento dalla Corte di Cassazione al Tribunale di Palermo. Il fascicolo contiene gli atti del processo per la morte di una donna.

È un'ipotesi delicata quella sostenuta dai legali dei parenti della vittima secondo cui, una lunga serie di vessazioni avrebbero creato nella donna “uno stato di paura e di prostrazione psicofisica infine culminato nel suicidio”. È sul suicidio della collaboratrice di un'importante azienda farmaceutica che la Procura della Repubblica di Palermo ha indagato. Nel 2017, a distanza di quattro anni dalla tragica morte, i pubblici ministeri hanno chiesto l'archiviazione dell'inchiesta a carico di un dirigente (un altro è stato assolto per non avere commesso il fatto) dell'azienda e il giudice per l'udienza ha chiuso il caso.

Gli avvocati Mauro Torti e Corrado Nicolaci hanno fatto ricorso in Cassazione perché, nonostante la loro opposizione, sarebbe stata decisa l'archiviazione senza il contradditorio fra le parti. I supremi giudici hanno dato ragione alla difesa, annullando con rinvio il decreto di archiviazione. Deve essere celebrata una nuova udienza preliminare.

Solo che, scrivono i legali in una nota inviata all'ufficio Gip, il fascicolo “non risulterebbe mai giunto a Palermo e nessuna traccia di esso si riesce ad ottenere”.

L’elenco delle vessazioni subite dalla donna, secondo i legali, sarebbe lungo: due cambiamenti della zona di lavoro in poco tempo (dalla provincia di Palermo a quella di Trapani, e poi in Abruzzo e Molise), obbligo di incontrare almeno undici medici al giorno per intensificare la produttività, pedinamenti subiti dalla dipendente dopo che aveva deciso di impugnare il trasferimento in Abruzzo (non poteva allontanarsi dalla Sicilia per accudire la madre affetta da un grave handicap). L'azienda ha sempre sostenuto di non essere stata a conoscenza dei problemi di salute della donna e che la dipendente aveva accettato volontariamente il trasferimento. Anche questo contribuì all'assoluzione e alla richiesta di archiviazione. Adesso, però, bisogna trovare il fascicolo o ricostruirlo da capo.