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"Voglio restare in Sicilia"
La richiesta delle cooperative


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Confcooperative Sicilia: "I dati Istat parlano di un milione di siciliani in meno da qui a 50 anni".

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PALERMO – Confcooperative Sicilia in assemblea regionale al San Paolo Palace hotel per confrontarsi con le istituzioni regionali e riprogrammare insieme lo sviluppo del Mezzogiorno. All’evento “Voglio restare in Sicilia - la forza e le idee delle cooperative” erano presenti oltre 300 cooperatori da tutta l’Isola. Presenti anche gli assessori regionali Toto Cordaro, Roberto Lagalla, Edy Bandiera, Ruggero Razza e Girolamo Turano, oltre ad alcuni deputati dell’Assemblea regionale siciliana.

“I dati Istat parlano di un milione di siciliani in meno da qui a 50 anni – commenta Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative Sicilia – dovuti a un -40% di 25enni e 50 enni, e un 30% in più di 75enni: una situazione socioeconomica che diventerà insostenibile, con gravi deficit nel welfare”. Cosa serve per ripartire? Secondo Mancini e Confcooperative, i punti essenziali su cui agire sono tre: “Innanzitutto quando pensiamo allo sviluppo del Mezzogiorno pensiamo alle infrastrutture, agli investimenti e agli sgravi fiscali: sono importantissimi ma da soli non bastano. Bisogna far crescere la coesione sociale e la partecipazione del cittadino allo sviluppo, perché senza partecipazione qualsiasi investimento non produce effetti. Il riferimento è alle periferie disagiate o alle zone rurali marginali, dove la strada più semplice è quella della delinquenza e proporre una partecipazione è difficile”.

La seconda chiave di lettura è la strategia: “Ne serve una ben definita su turismo e cultura – osserva Mancini –. Si parla sempre sia di ‘turismo’ che di ‘cultura’, ma non si specifica mai su quali precisi settori e categorie si vuole agire”. E il tema si ricollega alla stretta attualità internazionale: “Anche le criticità sul piano ecologico possono diventare opportunità: la Sicilia ha tutte le carte in regola per soddisfare i consumatori che appoggiano e premiano la sostenibilità, e al contempo farsi spazio in un mercato in grande crescita”.

Dal confronto in assemblea, però, emerge un terzo punto critico che i cooperatori individuano tra le priorità del Mezzogiorno: “C’è bisogno di condivisioneafferma il presidente –. Ognuno si assuma le proprie responsabilità, e si individuino corpi intermedi che portino al dialogo, evitando fatti estremi come quelli dei gilet gialli o dei pastori sardi. In quei casi sono mancati dei riferimenti concreti per interloquire e dialogare con la cosiddetta ‘classe politica’, quando invece i problemi territoriali non si affrontano per classi ma sono condivisi”.

In Sicilia Confcooperative rappresenta 2.370 cooperative aderenti, con 66.924 soci, 24.993 addetti e un fatturato di un miliardo e 107 milioni di euro. Tra le cooperative ci sono anche 20 banche di credito che vantano 175 sportelli in tutta l’Isola e oltre due miliardi di impieghi tra prestiti erogati a imprese e cittadini. Quest’anno l’organizzazione compie cent’anni: per festeggiare l’evento, sabato scorso una delegazione di 7.000 persone è stata ricevuta dal Papa in Vaticano, mentre a maggio un’altra verrà accolta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Queste visite celebrative rispecchiano gli antichi valori su cui si fonda la nostra realtà – spiega Mancini – che è diversa dalle altre. Nelle cooperative non ci sono capitali e ‘padroni’ che vanno serviti, ma solo le esigenze dei soci che vivono e operano sul territorio. Oggi – conclude – vogliamo dare un messaggio che è un forte invito: alle altre categorie a trovare insieme delle visioni di sviluppo condivise, e alle istituzioni ad aprirsi a un confronto”.