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"Il mio Sasà sepolto a Palermo
Sogno di incontrare il presidente"


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Liu Aiying

La visita di Xi Jinping. I cinesi aspettano il loro presidente. Ecco una storia da raccontare.

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PALERMO – Liu Aiying vive in Italia dal 1995, da diciannove anni possiede un negozio di abbigliamento di 100 metri quadri in via Lincoln e, anche se la sua fisionomia suggerisce la chiara provenienza cinese, lei si considera senza riserve una palermitana. D’altronde è la moglie di “Sasà” Chen, l’unico cinese che ha scelto di essere sepolto a Palermo. Palermitana dunque, “ma per sempre cinese”, come lei afferma con serietà. E anche lei, come i circa seimila cinesi in provincia di Palermo e i circa quattromila in città, freme per l’arrivo del presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. Sul tavolo, durante la visita privata, ci sarà un dossier contenente nuove opportunità di investimenti locali rivolte alla Cina.

“È un presidente speciale, che rispetta il suo popolo – dice la signora Liu –. In Cina ha superato molti limiti culturali, forzature come l’obbligo per i diciottenni di andare via dalle proprie città, abbandonando gli studi, per spostarsi in campagna. Certo, per una persona che diventa sindaco a 28 anni in un Paese come la Cina non può che prospettarsi una gran carriera”. Le parole della donna per Xi completano ciò che comunica il linguaggio del suo corpo mentre parla di lui: fierezza e onore. “È così – commenta – perché da lui arrivano dimostrazioni di volere una Cina senza poveri, e le sue azioni rendono credibile questa possibilità. La Cina è grande e molto variegata, ma lui ha regolato una serie di fattori sociali. Per esempio, chi ha 70 o 80 anni vive più tranquillo a partire dalle sovvenzioni del sistema sanitario”.

Da una comunità così numerosa ci si potrebbe aspettare una lunga serie di festeggiamenti, ma la realtà è ben diversa: “Non prepareremo una festa finché non avremo il permesso dall’ambasciata – dice la signora Liu, che è anche uno degli oltre duemila membri dell’associazione “Cinesi d’Oltremare” – Xi Jinping non è uno qualsiasi, è pur sempre il presidente. Aspetteremo pazientemente per capire cosa potremo organizzare. Certo vederlo e incontrarlo sarebbe un sogno, ma in caso contrario come comunità cinese rispetteremo questa scelta”. Il rigore di Liu, nonostante le si prospetti davanti un evento così unico, nasce dalla cultura e la tradizione cinesi: “Fin da piccoli, se i genitori ci dicono ‘no’, è ‘no’. Gli europei lasciano i figli più liberi, e poi però si arriva ai gilet gialli… Ora che mio figlio Gaetano ha 18 anni, mi rendo conto che ci vuole molto equilibrio tra cultura cinese e cultura tipicamente palermitana”.

Certo, Palermo è un altro mondo, ma questa donna minuta e tenace non ha mai smesso di vivere all’insegna dei valori appresi nella sua terra d’origine; valori che spera, al di là degli accordi economici, possano essere trasmessi dal presidente cinese ai cittadini palermitani. “Un cinese che sta bene, pensa di star bene, certo, ma deve stare bene anche quello accanto a lui, e questo viene esteso al di fuori della Cina. Abbiamo questo detto che dice che una strada porta a sempre a un’altra. Mio figlio è nato qua e ci vive da sempre, io mi sento palermitana e vivo da palermitana, se davvero il nostro presidente firmerà certi accordi, io sarò davvero contenta”.

La comunità cinese è ben organizzata e ha una grande capacità di fare rete, eppure nei contatti con l’esterno dà l’impressione di alzare dei muri. “Il messaggio che i cinesi siano chiusi però è sbagliato – contesta la signora Liu –.  La verità è che molti cinesi sono venuti qua solo per lavorare e quindi materialmente, e molto semplicemente, non capiscono. Non capirsi crea diffidenza. Ad esempio, anche mio figlio mi dice: ‘Io ho un sacco di amici ma nessuno è cinese’. Ma per i giovani tutto questo cambierà, per il futuro ci sarà molta più unità”.

Il pensiero corre anche a Sasà: “Se mio marito fosse ancora vivo, sono sicura che della visita del presidente penserebbe lo stesso: la felicità non è solo perché il presidente ci verrà a trovare, ma per quello che può lasciare a Palermo. Più movimento, più turismo. Io e mio marito ci siamo innamorati di Palermo, è casa mia, purtroppo però ancora molti miei connazionali hanno paura di venirci, la legano troppo alla mafia. Io ho sempre provato a convincerli che c’è tantissimo altro qui, ma ora che Xi Jinping la visiterà vedrete quanti cinesi si renderanno conto di come stanno le cose”.