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La visita

La visita del presidente cinese
Chi sono i suoi 'figli' a Palermo


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Si preparano a ricevere il 'grande padre', Storia di un piccolo impero, non solo in via Lincoln.


PALERMO – I connazionali in patria e in giro per il mondo lo chiamano “papà” o “grande padre”, e il plebiscito di circa un anno fa per la sua elezione a vita ha tuttora risonanza anche in Sicilia: per la comunità cinese di Palermo, la visita del presidente Xi Jinping in programma sabato e domenica è molto più che un evento storico. Il presidente, insieme a una delegazione della Repubblica Popolare Cinese, incontrerà il sindaco Leoluca Orlando e riceverà un dossier che mette in luce le potenziali opportunità di investimento nel capoluogo siciliano. L’organizzazione per accoglierlo procede nel proverbiale riserbo, e c’è un alone di mistero persino sul menu preparato per il grande ospite. L’austerità e la chiusura dei preparativi però sono solo una faccia di una medaglia: l’altra è un mix di fiuto per gli affari e capacità di far rete. E così i cinesi in Sicilia e a Palermo continuano a crescere e riorganizzarsi.

Se da un lato i siciliani soffrono la crisi e abbassano le saracinesche, anche quelle di attività storiche, dall’altro i cinesi si rivelano pronti a investire in ogni genere di attività commerciali, non senza includere nei loro affari proprio i cittadini dell’Isola. Oggi le imprese cinesi sono impegnate in diversi settori e nell’ultimo periodo hanno consolidato la propria supremazia nei rami dell’abbigliamento, dei casalinghi e dell’elettronica, esplorando però anche settori meno battuti in passato come quello del cibo italiano. L’impero commerciale cinese si espande su due assi principali: i grandi spazi da almeno 1.500 metri quadrati, almeno una trentina, ma anche le piccole attività dislocate su tutto il territorio senza distinzioni e accomunate dall’intenzione di scommettere su questa terra.

A Palermo il cuore pulsante della comunità è via Lincoln, talmente vissuta e popolata da cittadini cinesi da diventare anche la sede dell’associazione “Cinesi d’oltremare”. Presieduta da Han Guangrong e diretta da Marco Mortillaro, l’associazione rappresenta i cinesi sul territorio, li assiste in controversie legali, li supporta a livello fiscale e facilita loro alcuni passaggi altrimenti farraginosi, come il rinnovo dei visti. Tra le adesioni all’associazione si contano oltre duemila iscritti e almeno 400 tra piccole e medie imprese, che danno lavoro a circa 600 persone tra cui oltre 200 palermitani coinvolti nei progetti imprenditoriali. Che si tratti di Palermo o della popolosa comunità cinese di Catania, di grandi centri commerciali o di piccoli negozi, la certezza è che la “macchina” cinese genera un vero indotto.

In silenzio e con rigore, in queste ore la comunità palermitana è al lavoro per accogliere “papà” Xi Jinping in una città che per due giorni sarà blindata e ricca di divieti, mentre i “Cinesi d’Oltremare” attendono e sperano di essere inclusi nella ristrettissima lista di coloro che riusciranno a incontrarlo. “Sono emozionati – dice Marco Mortillaro – perché avranno in città colui che dopo Mao Tse Tung è stato eletto a vita, con una variazione della Costituzione. Lo chiamano ‘grande padre’ senza retorica, perché lo vedono davvero come tale”.

I dati di Sicindustria Palermo sull’espansione cinese in città parlano di circa 300 aziende registrate alla Camera di Commercio negli ultimi dieci anni circa (dati non al netto delle cessazioni, che saranno disponibili a fine anno). “Eventuali discrepanze fra numeri possono sì mettere in evidenza che qualcuno sfugge al sistema, ma si parla comunque di un fenomeno nella media che non risalta rispetto agli illeciti compiuti da palermitani – dice Alessandro Albanese, presidente di Sicindustria Palermo –. D’altro canto però le cronache recenti l’hanno dimostrato: sul nostro territorio ci sono cinesi che non pagano il pizzo e denunciano gli estorsori”.

Le attività trattano soprattutto l’abbigliamento, gli accessori per la casa e l’illuminazione, ma non mancano quelle impegnate in aree meno consuete come agenzie di viaggi e ditte di manutenzione tecnica; ancora poco, invece, dal punto di vista industriale. Inoltre non c’è più una precisa concentrazione urbanistica degli affari: via Lincoln rimane il centro della comunità, ma nuove registrazioni alla Camera di Commercio riconducono a zone un tempo “insospettabili” come quella di via Libertà o Partanna-Mondello. “I cinesi sono ancora in espansione e il mercato gli sta dando ragione – commenta Albanese – sia perché hanno individuato i bisogni dei clienti locali e si sono adattati, sia perché ormai i clienti stessi non hanno più vergogna o imbarazzo a comprare. Anzi, si vantano di aver comprato bene spendendo poco”.

L’espansione procede all’insegna della solidità: se è vero che la crescita esponenziale dei primi 2000 ha subito notevoli rallentamenti negli ultimi anni, come raccontano i dati dello Sportello Unico Attività Produttive del Comune di Palermo, lo è altrettanto che il conto delle cessazioni annuali si può fare senza la calcolatrice. “Ormai la comunità è imponente, ma noi italiani non dobbiamo aver paura di questo mercato”, è l’invito di Albanese. “Non ci sono i presupposti per una ‘colonizzazione’, e nemmeno per un confronto, perché l’Italia sotto certi aspetti come il buon gusto e l’applicazione tecnologica non ha concorrenti. Piuttosto la visita di Xi Jinping è una grande opportunità – prosegue – e può innescare un mercato dagli sbocchi enormi. Un esempio? Nelle varie missioni di Sicindustria, dal 2004 a oggi, abbiamo potuto constatare che spesso i cinesi non sappiano nemmeno che la Sicilia esista: ecco, avere il presidente qui significa che centinaia di migliaia di persone ci conosceranno per la prima volta e possibilmente verranno attratte dalla nostra realtà”.