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Blitz Artemisia

Nomine, clientele e voti
"La politica? Solo posti di lavoro"


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Dalle assunzioni alle nomine, dal rimpasto "massonico" ai soldi: come si costruisce il consenso


“Perché ottiene sempre?! Perché ha potere! Cioè: il momento che ottiene, elargisce... imposta... ai politici.
La politica senza posti di lavoro non ha dove andare”. Parlava così, intercettato, Giovanni Lo Sciuto, riferendosi a Paolo Genco, dominus dell'Anfe. E in questo stralcio di conversazione c'è la prima, sintetica ed efficace lezione di politica siciliana. Una delle tante che emergono dall'inchiesta trapanese sulla loggia segreta che dalla provincia di Trapani avrebbe condizionato la politica locale e regionale attraverso un sistema di corruzione e di scambi, secondo l'ipotesi degli inquirenti che hanno chiesto e ottenuto l'applicazione di 27 misure cautelari.

È un compendio di clientelismo della più bell'acqua quello che emerge dall'indagine dei carabinieri. Il racconto di come si costruisce e mantiene il consenso e il potere attraverso favori e posti di lavoro. E grazie a quel mostruoso serbatoio di consenso che è stata la formazione professionale, uno dei più grandi tritacarne di denaro pubblico della Sicilia, del tutto slegato dalle nobili finalità che negli anni hanno giustificato, si fa per dire, la colossale spesa della Regione per tenere in piedi gli enti granaio di voti.

E dire che nel 2016 all'Ars si decise di istituire una sottocommissione che si occupasse proprio di formazione professionale, per mettere un punto rispetto alle esperienze del passato. E chi fu chiamato a presiederla? Proprio Giovanni Lo Sciuto, che eletto tra gli autonomisti era poi passato tra gli alfaniani di Ncd. Gli investigatori ritengono di aver cristallizzato nell'indagine gli scambi di soldi, favori e voti su cui si sarebbe costruito il rapporto tra Lo Sciuto e Genco. Un rapporto nel quale non mancarono alti e bassi. Ma che si sarebbe rinsaldato sotto elezioni quando “il tonno”, cioè Genco, si sarebbe “consegnato”, nel racconto di Lo Sciuto a un sodale: “Ieri il tonno si è consegnato, capito? Mi è venuto a trovare, mi ha detto 'sono a disposizione ... tu il prossimo anno ci devi essere'”. Il perché lo spiega lo stesso ex deputato di Castelvetrano al suo interlocutore: “Perché hanno capito che se la prossima volta vince il Movimento 5 Stelle... o non vince il M5S ma qualche altro e non ci sono più i deputati che garantiscono... che giustamente conoscono il sistema e te lo garantiscono, sono tutti nella merda!”.

Nelle conversazioni captate dall'indagine si parla a lungo dei “deputati che garantiscono”. Delle battaglie all'Ars per spingere gli enti sponsorizzati da questo o da quello, persino di una strategia “minacciosa” rivolta contro l'allora assessore regionale Bruno Marziano (persona offesa), che si era messo di traverso, escludendo l'Anfe dalla graduatoria dell'Avviso 8.

È una politica di nomine, denaro, posti di lavoro e persino pensioni di invalidità non dovute. Lo spaccato sulla modalità di raccolta del consenso è l'ennesimo offerto da un'inchiesta giudiziaria. Qui però non ci sono i pacchi di pasta ma le assunzioni. E le nomine. Lo Sciuto, parlando con uno dei suoi, riferisce un'emblematica conversazione intrattenuta con Francesco Cascio. “Sai quanti incarichi ci sono alla Regione? Me lo ha detto ieri Ciccio Cascio: 330 incarichi! La Regione nomina 330 incarichi... 220 revisori dei conti e 150 consigli di amministrazione: 370! Mi ha detto "Giovanni, se la prossima volta vinciamo... Io perché ho preso tutti questi voti? Perché li gestivo io. La prossima volta tu ti gestisci 30 nomine" Ecco perché prendeva chi 15.000 chi 20.000... in base alla potenza delle cose che gestivano!”. Un'altra efficace lezione di costruzione del consenso. Il nome di Cascio ricorre più volte nell'inchiesta. L'ex presidente dell'Ars è finito ai domiciliari con l'accusa di avere rivelato al politico di Castelvetrano l'indagine a suo carico. Tropo tardi, però, secondo Lo Sciuto: “Ancora penso a quella mer... di Ciccio Cascio che non mi ha detto niente, lo sai che mi è caduto dal cuore questo a me? Me lo ha detto dopo tre mesi, perché dice "io lo sapevo e non ti ho detto niente"”, si lamentava con un amico.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti emergerebbe che le notizie relative alle indagini sul contesto massonico erano da tempo note presso ambienti politici dell’Ars, e in particolare presso i vertici nazionali e regionali di Ncd, e tra essi, quanto meno ai deputati regionali Vincenzo Fontana e Francesco Cascio. Che ne sarebbe venuto a conoscenza da Giovannantonio Macchiarola, indagato, componente dello staff del ministro Angelino Alfano.

Nell'inchiesta ci sono i soldi per le campagne elettorale, decine di migliaia di euro che sarebbero stati versati. C'è anche l'ingresso alla Regione dell'entourage di Lo Sciuto, quando diventa assessore in quota Ncd Carlo Vermiglio. E così nel gabinetto di Beni culturali entra Giuseppe Berlino. Lo Sciuto gli spiega come funziona: “Tu ai beni culturali ci devi stare… non è che tu sei là per andare a lavorare, Peppe! Non è che tu ci sei andato per lavorare: ci sei andato per curare le nostre cose!”. E ancora nell'indagine c'è l'attività spasmodica del gruppo massonico che ruotava attorno a Lo Sciuto per mettere le mani sul Comune di Castelvetrano. Gli inquirenti si soffermano sull'alleanza suggellata tra il sindaco Felice Errante, finito ai domiciliari, e Lo Sciuto, con un rimpasto che portò in giunta un'imbarcata di massoni. Si preparò anche un listone pieno di massoni per le elezioni del 2017, stoppate per lo scioglimento del Comune per mafia. L'inchiesta traccia una mappa delle logge di provenienza, una nota del Grande Oriente d'Italia ieri ha precisato che, fra le persone arrestate e indagate in seguito alle indagini della Procura di Trapani, non figura alcun membro dell’Ordine.