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L'INCHIESTA

“Se i corsi non partono, niente voti”
Lo Sciuto, Genco, la Formazione


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I rapporti tra il politico e l'Anfe, le minacce agli assessori, la "commissione d'inchiesta".

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PALERMO - “Poi noi come ci presentiamo di fronte alla gente che ci deve votare?” si lamentava il deputato, parlando col dominus dell’Anfe. Formazione professionale e politica. Politica e Formazione. Il binomio, in Sicilia, è antico come la Formazione stessa. Per questo, le “connessioni”
tra il deputato Giovanni Lo Sciuto e il presidente dell’ente Paolo Genco, non possono sorprendere, né stupire. Tante, in questi anni, sono state le inchieste delle Procure e dei giornali che hanno svelato i rapporti, le clientele, i favori.

Ma l’ultima indagine della Procura di Trapani consegna un racconto limpido, quasi didascalico dei rapporti tra il consenso e i corsi, tra il voto e i contributi che gli enti dovrebbero ricevere per favorire l’ingresso dei siciliani nel mondo del lavoro. E invece, l’inchiesta trapanese ci descrive proprio il paradosso: “Non c’è politica senza posti di lavoro”, dirà Lo Sciuto. Peccato che, stando all’accusa, il “posto di lavoro” fa rima con “clientelismo”.

L’elezione del 2012

E così, ecco stagliarsi il “binomio” Lo Sciuto-Genco, in questa storia di logge e pressioni, di affari e “soffiate”. Ecco la coppia che si muove, oltre che nei settori di propria competenza, anche nella terra di mezzo tra Formazione e politica, fin dal 2012, quando Lo Sciuto centra il primo ingresso a Sala d’Ercole, con oltre seimila voti di preferenza. “Le attività di indagine – scrivono i magistrati - hanno dimostrato, aldilà di ogni ragionevole dubbio l’esistenza di un consolidato e duraturo rapporto tra il Lo Sciuto ed il Genco, rapporto contraddistinto dalla comune volontà di utilizzare le funzioni pubbliche rispettivamente svolte per ottenere illeciti vantaggi patrimoniali”. A cominciare appunto, raccontano gli inquirenti, da quella campagna elettorale di sei anni e mezzo fa terminata con l’elezione: “Tale finalità – annotano i magistrati - veniva raggiunta utilizzando un duplice profilo: quello prettamente economico, rappresentato dal finanziamento, da parte del Genco, della campagna elettorale del politico, e quello prettamente ‘organizzativo’, rappresentato dal considerevole ‘pacchetto’ di preferenze elettorali che Lo Sciuto aveva ottenuto dai dipendenti dell’Anfe sempre tramite Genco”. Voti e formazione, una vecchia storia.

Lo Sciuto “garante” dell’Anfe

Se l’Anfe garantiva i voti, Lo Sciuto – ricostruiscono gli inquirenti – poteva far valere il proprio ruolo politico, vestendo i panni del “garante” degli interessi dell’ente di formazione. “Le intercettazioni hanno evidenziato – scrivono i magistrati - come diverse iniziative politiche del Lo Sciuto, quali presentazione di emendamenti, convocazioni della V° Commissione ed ordini del giorno, siano stati in realtà preparati o suggeriti da Genco Paolo per la tutela del proprio ente. Parimenti importanti – aggiungono - erano i canali ministeriali che il politico metteva a disposizione dell’imprenditore, rappresentati soprattutto da quelli all’interno del Ministero degli Interni, politicamente legato alla corrente dell’odierno prevenuto (il Nuovo centro destra, ndr). Non meno rilevante era la campagna mediatica che Giovanni Lo Sciuto portava avanti, sempre di concerto con Genco, ogni qualvolta l’azione politica si dimostrava inefficiente o non riusciva a raggiungere i traguardi che i due si erano prefissati”. 

Le minacce a Lo Bello e Marziano

E tra le aule della politica e i giornali, non sono mancate le pressioni nei confronti di chi, negli anni, ha avuto il compito “istituzionale” di amministrare il settore della Formazione. Due assessori, infatti, sono risultati particolarmente sgraditi a Lo Sciuto e a Genco. La prima vicenda riguarda Mariella Lo Bello e per comprenderla a pieno, serve un breve passo indietro. Negli anni del governo Crocetta, infatti, la Formazione si ferma. Uno stop che avviene per vari motivi. Dapprima, per un “errore” nel documento che fissa i nuovi criteri per l’accreditamento. Poi, a causa di alcuni ricorsi che bloccanno gli Avvisi con i quali ogni anno venivano distribuiti milioni di euro agli enti. Uno “stop” che certamente non poteva far piacere a chi, come Genco, gestiva uno degli enti più antichi e grossi di Sicilia. E così, Lo Sciuto si fa “interprete” di questo malcontento, dapprima nei confronti dell’assessore Mariella Lo Bello che aveva da poco sostituito Nelli Scilabra: “Il prossimo martedì – diceva lo Sciuto nel corso di una telefonata intercettata - lei viene, ma tu glielo puoi dire .. la puoi chiamare. Le dici ‘senti qua, bella mia: ti presentano la mozione di censura! Perché tu stai scherzando col fuoco!’”.

Più aspri ancora i toni usati nei confronti dell’ex assessore Bruno Marziano, a causa dell’esclusione dell’Anfe dai posti della graduatoria dell’Avviso 8 utili per ottenere i finanziamenti. Una esclusione frutto, secondo Lo Sciuto e Genco, della scelta di non premiare gli enti”storici” a vantaggio di quelli più “giovani”. “Le pressioni esercitate da Genco e Lo Sciuto – scrive il Gip - al fine di modificare le predette graduatorie sono state poste in essere con due diversi strumenti, di per sé leciti e legittimi, utilizzati a fini distorti, ossia al fine di condizionare l’operato del Marziano". L'intercettazione chiave è quella di una telefonata tra Lo Sciuto e Genco: "“Eh.. dico.. Però gliel’ho detto – racconta Lo Sciuto a Genco - ‘o revochi l’accreditamento a ...o succede un inferno, capito? Altrimenti facciamo una commissione di inchiesta! E non vogliamo sapere più niente!” E lui si è impegnato a risolvere la cosa, Paolo .. Ora vediamo quello che succede!”. La “commissione d’inchiesta” sarà in realtà una “sottocommissione” che naufragherà tra le polemiche, legate anche alla presenza, tra gli altri, di Francesco Riggio, ex deputato del Pd a processo proprio per reati legati al mondo della Formazione e alla gestione dell’ente Ciapi. 

La Formazione e i voti

Il settore non poteva restare fermo, spiegava Lo Sciuto. E le conseguenze potevano essere gravissime. Il politico così racconta a Genco il contenuto di una conversazione con Marziano: "Gli ho detto 'perché su queste cose può cadere pure il governo! C’è un inferno. Perché non è possibile che c’è ancora gente disperata". Ma, annotano i magistrati, queste recriminazioni non erano legati a una tutela del “bene comune”, dei lavoratori nel proprio complesso. Come emerge da un’altra intercettazione tra il politico e Genco che parlano ancora di Marziano. “Paolo, questo dice sempre minchiate.. sono 8 mesi che è assessore e non ha fatto partire niente. Non è che si può continuare sempre così. Poi noi come ci presentiamo davanti alle persone che ci devono votare e che ..inc x voci sovrapposte.. la formazione?”. Se i corsi sono fermi, come ci votano?