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L'APPROFONDIMENTO

Arresti, condanne e risarcimenti
La Formazione sotto inchiesta


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Negli ultimi giorni i casi Lo Sciuto, Savona e Spartacus. Ma la storia giudiziaria dei corsi è lunga

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Inchieste penali e condanne contabili. E la storia della Formazione siciliana si arricchisce di nuovi scandali, veri o presunti (nel senso che andranno verificati nel corso dei processi). Scandali grandi e piccoli, che però allungano la teoria di “casi” che hanno puntellato il settore almeno negli ultimi dieci anni.

La vicenda che vede come personaggio centrale l’ex deputato Giovanni Lo Sciuto è un bignami della Formazione nell’Isola. La gestione dei fondi regionali, stando a quanto ha messo nero su bianco il Tribunale di Trapani, tornava buona anche per irrigare i campi del consenso elettorale, per sostenere campagne elettorali e carriere politiche. La politica, dal canto suo, si poneva come “garante” degli enti che fungevano da “bacino” di voti, se non entrava direttamente nella gestione degli enti stessi.

È ciò di cui è accusato, ad esempio, l’attuale presidente della Commissione bilancio Riccardo Savona. Nelle scorse ore è arrivata la convalida del sequestro ai suoi danni. Secondo l'accusa, molti corsi erano inesistenti. E non manca il riferimento alle “clientele”: "Gli emolumenti conseguiti sono stati sfruttati - così si legge nel decreto di sequestro - non solo per un profitto esclusivamente personale degli indagati, ovvero per elargire somme di denaro al fine di creare un vasto panorama clientelare dal quale attingere voti in concomitanza delle consultazioni elettorali". Il politico anche nelle ultime ore ha respinto le accuse, dicendosi "sereno".

L’ultima novità arriva invece dalla magistratura contabile. Ed era stata in parte “annunciata” dal Procuratore Gianluca Albo che nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti aveva fatto riferimento al “caso” del Ciapi di Priolo. In particolare, alla gestione del progetto “Spartacus”: l’assunzione di circa 1700 ex sportellisti e le modalità con cui il progetto è stato condotto, ha portato la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti a infliggere una “stangata” all’ex governatore Rosario Crocetta, all’ex assessore Ester Bonafede e all’allora dirigente generale Anna Rosa Corsello: dovranno pagare oltre 700 mila euro a testa.

Soldi sprecati, secondo i magistrati contabili. E non è ovviamente il primo caso. Perché superiore al milione era stata la condanna – già in Cassazione – ai danni di Patrizia Monterosso, ex segretario generale della Regione e attuale direttrice della Fondazione, per i cosiddetti “extrabudget”. Con lei ecco condannati dalla Corte dei conti anche gli ex assessori Carmelo Incardona che dovrà risarcire 800 mila euro e Luigi Gentile che dovrà restituire 224 mila euro. Secondo i magistrati, insomma, quei “soldi in più”, quelle integrazione ai fondi già destinati agli enti erano illegittimi. Uno spreco di denaro, appunto.

Ma oltre alla Corte dei conti, diversi sono stati gli interventi della giustizia ordinaria solo negli ultimi anni. Sono arrivate già le prime condanne per Francesco Riggio, ex deputato all’Ars del Pd e soprattutto ex presidente del Ciapi; durissime le condanne per i cosiddetti “Corsi d’oro” del Messinese che hanno riguardato l’ex segretario regionale del Pd Francantonio Genovese e l’ex deputato prima del Pd e poi di Forza Italia Franco Rinaldi.

Era già finito ai domiciliari invece Paolo Genco, presidente dell’Anfe, con l’accusa di aver “truffato” sulla gestione dei fondi destinati alla Formazione. Il processo è in corso, ma nel frattempo è arrivata l’altra custodia cautelare nel contesto dell’ultima inchiesta di Trapani.

Esempi, solo esempi (ce ne sono altre, di storie da approfondire, come quella relativa al fallimento dello Ial), di vicende giudiziarie che hanno scandito i tempi della Formazione siciliana. Eppure, a pensarci bene, il vero “scandalo” era nella Formazione in sé. In questa macchina di voti che era nata, invece, per “formare” i siciliani in vista di una occupazione.

Di lavoro, però, i siciliani passati dagli enti ne hanno trovato poco. In compenso, a lavorare sono stati gli addetti stessi degli enti di formazione, per i quali la Regione ha sborsato solo negli ultimi anni qualcosa come 1,6 miliardi di euro. Per produrre cosa? Qualche risposta la dà una relazione della commissione sulla Formazione del 2011. Ecco i dati più interessanti: in quegli anni nella Formazione lavoravano – tra corsi, sportelli e Oif – circa diecimila persone, il 46 per cento degli operatori della Formazione in Italia. Il picco delle assunzioni? Nel 2006 e nel 2008: non a caso, sotto elezioni regionali. Una relazione che mise nero su bianco in realtà quello che tutti sapevano. Ma la storia delle “commissioni sulla Formazione” è anche una storia di paradossi. L’ultimo, lo ricorda proprio l’inchiesta di Trapani. Anche nella scorsa legislatura nacque una sottocommissione, finite tra le polemiche per la presenza tra i componenti di Francesco Riggio, condannato per lo scandalo Ciapi. Il presidente era Giovanni Lo Sciuto.