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IL CASO

Da Montante a Lo Sciuto
Un elenco di "infedeli" in divisa


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Ci sono uomini delle forze dell'ordine pronti a spifferare notizie riservate su indagini in corso.

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PALERMO - Cambia il grado, a secondo del livello dell'interlocutore, ma non metodi e divise. Da Antonello Montante al capomafia delle borgate palermitane, passando per Giovanni Lo Sciuto, l'ultimo in ordine di tempo finire nei guai giudiziari: in tanti avrebbero goduto dell'appoggio di uomini delle forze dell'ordine pronti a spifferare notizie riservate su indagini in corso.

Un particolare contesto di favori illeciti con cui, ormai da anni, si è imparato a fare i conti. Il caso "delle talpe in Procura", costato anche la condanna a Totò Cuffaro, ha fatto scuola per il suo impatto mediatico.

“C'è da stare con gli occhi aperti. Io secondo te perché esco con Passanante”, diceva l'ex deputato trapanese Lo Sciuto, la cui amicizia con il poliziotto Salvatore Passanante, uno di quelli che davano la caccia a Messina Denaro, era finalizzata a conoscere in anteprima notizie riservate e a muoversi in tempo per correre ai ripari. Nel blitz dei carabinieri di Trapani sono stati coinvolti altri due poliziotti Salvatore Virgilio e Salvatore Giacobbe. Bonifiche dalle microspie e rivelazioni di notizie su indagini in corso sarebbero stati i servigi resi dai poliziotti a Lo Sciuto in cambio di posti di lavoro e favori.

Lo Sciuto, originario di Castelvetrano, alimentava la sua rete clientelare in una dimensione locale. Montante, invece, che nelle file di Confindustria si muoveva in un contesto nazionale, avrebbe creato una rete di altissimo profilo. Ne avrebbero fatto parte Diego Di Simone, ex investigatore della squadra mobile di Palermo diventato il capo della security di Confindustria; il colonnello Giuseppe D’Agata, ex capo centro della Dia di Palermo; Marco De Angelis, sostituto commissario in servizio prima alla questura di Palermo, poi alla prefettura di Milano; Ettore Orfanello, ex comandante del nucleo di polizia tributaria di Caltanissetta; Salvatore Graceffa, vice sovrintendente della polizia di Stato: Andrea Grassi, dirigente della prima divisione dello Sco di Roma; Andrea Cavacece, capo reparto dell'Aisi; persino Arturo Esposito, comandante della legione carabinieri Sicilia e Capo di Stato maggiore dei carabinieri.

Tutta gente pronta ad assecondare ciascuno a suo modo, secondo i pm di Caltanissetta che hanno ottenuto che finissero sotto processo, i desiderata di Montante cercando microspie, rivelando notizie riservate o sbirciando dentro i sistemi informatici delle forze dell'ordine. Perché cambia il livello, ma le divise e il metodo restano gli stessi. Dai palazzi del potere alle strade delle borgate dove, con una cadenza disarmante, le inchieste giudiziarie svelano che c'è spesso qualcuno che parla troppo e avverte degli imminenti blitz.

C'è un dato che incoraggia. Le forze dell'ordine hanno ormai gli anticorpi, se è vero come e vero, e sempre tenendo presente il principio di non colpevolezza, che sono gli stessi colleghi a stanare i presunti infedeli di ogni ordine e grado.