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L'INCHIESTA

Lo Sciuto, massone fra i massoni
"E all'Antimafia le strappiamo..."


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Giovanni Lo Sciuto

L'ex deputato aveva creato un gruppo di potere occulto. Nel frattempo faceva parte della Commissione

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PALERMO - Una loggia super segreta tra le logge. L'idea di Giovanni Lo Sciuto era stata di smarcarsi dalla massoneria “ufficiale” per creare un gruppo di potere ancora più occulto, ancora più infiltrante.

La struttura massonica dell'ex deputato, da alcuni giorni agli arresti, era il Centro Sociologico Italiano identificabile con la Gran Loggia d’Italia in joint venture con Grande Oriente di Francia. In particolare la loggia Hypsas, al cui interno risultato iscritti, annotano i carabinieri, “Antonino Lo Sciuto, fratello dell'ex deputato, già iscritto alla loggia Mozart nel 2007; Gaspare Magro, già iscritto alla loggia Mozart nel 2007, intimo amico di Lo Sciuto che attraverso i suoi buoni uffici riesce ad essere nominato revisore dei conti dell'Asp di Trapani; Vincenzo Salvo, già maestro venerabile della loggia Garibaldi nel 2007, amico e legale di fiducia; Annamaria Marchese, amica intima e inizialmente scelta da Lo Sciuto come candidata alle elezioni comunali del 2017 al Comune di Castelvetrano (poi abortite a causa del commissariamento di quel Comune) in abbinamento al suo più stretto collaboratore Giuseppe Berlino; Antonino Pizzo, per la sorella del quale Lo Sciuto riuscì a ottenere, grazie ai buoni uffici di Salvatore Orlando (medico dell'Inps pure lui finito in manette, ndr), l'incremento della percentuale di invalidità”.

Una rete che ad un certo punto non soddisfò più le esigenze di Lo Sciuto, il quale avrebbe deciso di dare vita a un'associazione occulta. Una loggia tra le logge “manifeste e regolari" (Hypsas, Oriente, Giordano Bruno, Garibaldi, Federico II) che fanno capo al Csi e capace di attingere notizie riservate sulle indagini in corso.

Quando Lo Sciuto seppe che c'era un'inchiesta in corso iniziò a temere che venisse scoperto il suo gruppo. “Secondo me ha parlato quello là, come minchia si chiama...Tuzzolino”, diceva il commercialista Gaspare Magro, riferendosi all'architetto Giuseppe Tuzzolino. Storia strana quella di Tuzzolino che ha iniziato a collaborare con la giustizia raccontando circostanze vere e riscontrabili e poi ha debordato, inventando storie su storie con le inevitabili accuse di calunnia che gli sono piovute addosso.

Nel novembre 2016 Lo Sciuto aveva scoperto che sotto inchiesta c'era anche suo fratello Antonino. “Ci sono ventitré avvisi di garanzia per la massoneria”, gli disse Arturo Corso, che aggiungeva: “C’è pure tuo fratello”. E così Lo Sciuto corse ai ripari, imponendo al fratello e a Magro la cancellazione dalle logge massoniche d’appartenenza. “Il problema lo sai qual è – diceva Lo Sciuto parlando con Magro – colpiscono lui e mettono in evidenza a me, hai capito o no? Il problema qua non è che sono io, per mezzo mio c’è lui, hai capito?”.

Al resto ci avrebbe pensato lui. Ad esempio a vigilare sugli esposti che sarebbero potuti arrivare alla Commissione regionale antimafia: “… non sono in commissione antimafia Nico’? (stava parlando con Nicola Clemenza, consigliere comunale a Partanna, ndr) Appena arrivano le lettere anonime sulla massoneria… Nico’ appena ti arrivano quattro lettere anonime, non si capisce?...arrivano cose sulla massoneria… tutte cose arrivano e io se sono cose di altri paesi…quando sono cose di qui le prendo io e le strappiamo. Se sono cose serie le mandiamo alla procura, ma devono essere cose serie con riscontro, capito, che fai scherzi, secondo te non le so?”. Lo Sciuto ha fatto parte della Commissione. Un "infiltrato" nell'Antimafia che ha accesso i riflettori sulle infiltrazioni nella pubblica amministrazione e che a livello della Commissione nazionale, proprio in quegli anni, si è occupata del ruolo della massoneria: il paradosso dei paradossi.