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Semaforo Russo

"Lasciate ogni speranza"
La sanità siciliana


musumeci, razza, sanità sicilia, Le idee

Qualcosa si muove. Basterà?

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Sono dodici le pagine dedicate alla sanità nel programma elettorale di Nello Musumeci eletto presidente della Regione Siciliana nel novembre del 2017. Un programma molto vasto, facilmente reperibile su Internet, da consultare periodicamente per valutare il lavoro del governo regionale e della sua maggioranza parlamentare circa la concreta realizzazione delle promesse fatte agli elettori.

Soffermiamoci intanto sulla sanità. Senza impegnarci in specifici approfondimenti e limitandoci alle esperienze personali e a quelle di conoscenti, amici e parenti sappiamo tutti quanto il solo pensiero di dover varcare la soglia di un ospedale o richiedere una prestazione specialistica fa sudare freddo chiunque, alimentando un senso di angoscia mentre ci si pone alla ricerca delle solite “conoscenze” per dribblare probabili pesanti disagi.

Basta leggere i giornali per rendersi conto della persistenza di carenze e disservizi, spesso nonostante la buona volontà di amministratori, medici e operatori, che rendono il ricorso alla sanità pubblica – ormai anche a quella privata convenzionata – una vera via crucis, un calvario che aggiunge sofferenza a sofferenza.

Abbiamo letto, ultimamente, parecchi interventi dell'assessore regionale alla Salute Ruggero Razza condivisibili nella sostanza quando si riferiscono alla lotta alla corruzione, al severo monitoraggio dell'attività di manager e direttori, al potenziamento dell'assistenza e dei servizi. Il punto, però, è un altro. Quando le buone intenzioni insieme alle riforme del sistema sanitario non coincidono con la percezione di un cambiamento di marcia da parte dell'utente finale, il paziente con i suoi familiari, vuol dire che la strada è ancora lunga.

Sono quattro, in estrema sintesi, gli elementi cruciali su cui riflettere e intervenire in questa spinosa materia perché coincidenti con le quotidiane esigenze del cittadino: 1) la lunghezza delle liste d'attesa 2) l'intasamento e la vivibilità dei pronto soccorso 3) la carenza, problema per la verità nazionale, di personale medico e infermieristico 4) l'organizzazione sul territorio 5) i livelli di competenza e di responsabilità della governance.

C'è una novità, forse inedita, che se da un lato consente di ricominciare da un’unica linea di partenza, dall'altro non dà più alibi ad alcuno, tanto meno a politici e amministratori. Nuovi dirigenti generali, nuova rete ospedaliera, nuovi atti aziendali e programmatori, il tutto sotto la regia di un medesimo governo e con una concordia sostanziale dei sindacati del settore sulla necessità – rivoluzionaria sebbene dovrebbe essere normale concepirla – di curare soprattutto attraverso la medicina strutturata sul territorio.

L'elemento organizzativo è indispensabile pure sul fronte dell'utilizzo più efficace ed efficiente del personale disponibile. Non è cosa da poco la contemporanea sussistenza di tali fattori. Ciò determina la possibilità reale di lasciare alle spalle problemi atavici, conditi di vergognosi sperperi di risorse finanziarie, che mai hanno trovato la giusta soluzione perché molteplici e nefaste le influenze della politica esercitate nel tempo per scopi decisamente estranei a un visibile salto di qualità del servizio sanitario siciliano nel suo complesso.

Non ci sono più scusanti caro presidente Musumeci, caro assessore Razza. Oggi siete nelle condizioni di togliere finalmente e definitivamente l'immaginario cartello di dantesca memoria, immaginario ma avvertito sulla carne viva delle persone, appeso agli ingressi dei nostri nosocomi: “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”.