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Amap, il Comune batte cassa
Chiesti 22 milioni di euro


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La vicenda caditoie arriva al culmine e il Segretario convoca un tavolo per trovare una soluzione

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PALERMO - 
Quasi 22 milioni di euro da restituire e il pericolo anche di un possibile danno erariale, mentre il sindaco ha dato mandato al Segretario generale di convocare un tavolo tecnico per trovare una soluzione ed evitare che la vicenda finisca a carte bollate. La contesa sulle 60 mila caditoie tra il comune di Palermo e l’Amap, la sua società partecipata che si occupa del servizio idrico, è arrivata al culmine: lunedì scorso il settore Partecipate di Palazzo delle Aquile ha infatti inviato una nota formale all’azienda di via Volturno per chiedere indietro un “tesoretto” che l’amministrazione avrebbe pagato per errore dal 2014 ad oggi.


Una vicenda che Livesicilia aveva raccontato alcune settimane fa e che si trascina da quasi un anno. Stiamo parlando del servizio da otto milioni di euro di pulizia e manutenzione delle caditoie, ossia quelle grate poste sulle strade e che servono a far defluire l’acqua, ma che spesso si ostruiscono provocando anche degli allagamenti. Un servizio che è sempre stato in qualche modo anomalo: affidato formalmente ad Amap, era svolto in realtà da Amia Essemme, società satellite della vecchia Amia; poi nel 2014 il passaggio operativo ad Amap, che ha assunto anche il relativo personale (165 dipendenti). Passaggio in realtà assai travagliato, tanto da provocare le dimissioni dell’allora presidente Vincenzo Costantino e l’arrivo di Maria Prestigiacomo, che invece a inizio marzo è stata nominata assessore proprio con delega funzionale su Amap.

Ma l’anno scorso dagli uffici comunali del settore Partecipate, guidato da Sergio Maneri e che ha fra i suoi dirigenti Maria Mandalà, ha iniziato a contestare i numeri e a non pagare più le fatture: per il Comune infatti il contratto rinnovato nel 2015 presenterebbe delle anomalie, il capitolato prestazionale sarebbe praticamente carta straccia, i prezzi applicati da Amap sarebbero del 46% più alti rispetto al mercato e il servizio non verrebbe nemmeno fatto su tutte le caditoie, ma soltanto su una parte. In poche parole il Comune paga troppo: anziché otto milioni di euro l’anno dovrebbe limitarsi a 4,5. Cosa che pone due problemi: Amap da un lato per il futuro dovrà fare a meno di parecchi soldi, dall’altro dovrà anche restituire quanto percepito finora, o quantomeno negli ultimi cinque anni.

Ugo Forello



“Qualora fosse confermato l’orientamento dei tecnici e degli uffici, la vicenda Amap rappresenterebbe un caso emblematico di come sono stati gestiti i rapporti fra il Comune e le sue partecipate negli ultimi sei anni – attacca Ugo Forello del M5s - Dietro una parvenza di legalità e rispetto delle regole, sembrerebbe infatti celarsi un grande pasticcio a danno delle casse del Comune di Palermo e dei suoi cittadini”.

Maneri e Mandalà hanno messo nero su bianco la richiesta di restituire i soldi in una nota inviata l’8 aprile ai vertici dell’azienda, ma per conoscenza anche al sindaco Leoluca Orlando, al Segretario generale e al Ragioniere generale, e che è il frutto del lavoro di analisi svolto da un gruppo interno, fatto da tecnici che solitamente non si occupano di servizio idrico, e di cui Maneri, Mandalà e il Ragioniere generale Bohuslav Basile hanno preso atto lo scorso 29 marzo. In poche parole, i dirigenti hanno lasciato a dei tecnici il compito di definire il giusto corrispettivo per il futuro contratto di servizio. “A seguito delle risultanze tecniche demandate a un gruppo interno di lavoro, preposto alla quantificazione del corrispettivo annuale – si legge nella lettera di lunedì scorso – il settore ha individuato un deficit prestazionale nella misura del 46% dell’obbligo contrattuale, deficit preso a base per la successiva quantificazione dell’eventuale danno erariale arrecato all’amministrazione”.

Il gruppo di lavoro ha prodotto una relazione datata 28 febbraio e poi integrata il 26 marzo, passando in rassegna sia gli interventi di pulizia e manutenzione delle caditoie, che quelli di manutenzione dei manufatti per lo smaltimento dell’acqua piovana. Spulciando i report redatti dall’azienda, viene fuori che nel 2014 Amap ha pulito 49.615 caditoie, con una media mensile di 4.134 interventi, con picchi a gennaio, febbraio e marzo talmente alti da risultare “eccessivi” ai tecnici comunali, se confrontati con i 35 mila interventi l’anno previsti dal tanto contestato capitolato. Ma i numeri vanno via via scendendo: nel 2015 si registrano 35.324 interventi di pulizia caditoie, nel 2016 24.811, nel 2017 22.928 e nel 2018 19.935. Quantità inferiori a quelle del capitolato rispettivamente del 29%, del 34% e del 43% l’anno scorso.

Il gruppo di lavoro, formato da tecnici che solitamente si occupano di altro, è poi passato alla congruità dei prezzi, paragonando quelli applicati da Amap con il prezziario regionale e le tabelle ministeriali, e ha rapportato tutto alle attività effettivamente svolte. A fronte di otto milioni di euro l’anno (iva inclusa), il Comune avrebbe dovuto pagare 3,8 milioni nel 2014, altrettanti nel 2015, 3,1 milioni nel 2016, 3,1 milioni nel 2017 e tre milioni tondi nel 2018, con gli scostamenti maggiori (tra quanto pagato in realtà e quanto si sarebbe dovuto) che riguardano la manutenzione ordinaria dei manufatti per lo smaltimento delle piogge (quasi due milioni). La “incongruità” di quanto pagato è del 52% nel 2014 e 2015, del 43% nel 2016 e 2017 e del 42% nel 2018, il che significa che il Comune avrebbe dovuto sborsare il 46% in meno.

Numeri e considerazioni di cui gli uffici hanno preso atto il 29 marzo, quando si sono fatti i conti e si è ipotizzato un piano di ammortamento: Amap deve restituire 3,9 milioni per il 2014 e altrettanti per il 2015, a cui aggiungere 4,6 milioni l’anno per il 2016, 2017 e 2018. In totale 21,6 milioni, iva inclusa. Tanto che nella lettera dell’8 aprile il settore Partecipate chiede ad Amap di “voler provvedere alla restituzione delle somme non correttamente erogate”, ma scrive anche al Segretario generale per “monitorare la sussistenza delle condizioni per l’inoltro di eventuali segnalazioni alle autorità competenti”.

La vicenda ormai da settimane agita le acque di Palazzo delle Aquile con i sindacati sul piede di guerra e un susseguirsi di riunioni ai più alti livelli, con Amap difesa non solo dal nuovo amministratore unico Alessandro Di Martino, ma anche dall’ormai assessore Prestigiacomo. La nota di lunedì scorso ha però scatenato il putiferio, tanto che ieri il Segretario generale, su mandato del sindaco, ha convocato un tavolo tecnico per lunedì prossimo, ossia il 15 aprile, coinvolgendo l’Avvocatura, la Ragioneria, il settore Partecipate, l’Amap e “alcuni tecnici” non meglio precisati. Una mossa col chiaro obiettivo di trovare una soluzione che eviti un possibile contenzioso ma che potrebbe arrivare fuori tempo massimo, visto che la nota per la restituzione delle somme è ormai partita.

"Confidiamo che grazie al lavoro di questo tavolo tecnico venga individuata una soluzione condivisa - dice l'amministratore unico di Amap Alessandro Di Martino - In caso contrario, l'azienda subirebbe un grave danno che potrebbe portare a conseguenze negative per i conti complessivi e per i lavoratori che svolgono il servizio".

“Si sarebbero pagati corrispettivi maggiori rispetto alle prestazioni effettivamente erogate e a prezzi incongrui – dice Forello - I cittadini avrebbero quindi patito gli effetti di una manutenzione deficitaria delle caditoie e dei tombini di strade e piazze, aggravando così l’odioso fenomeno degli allagamenti in città. La delega attribuita alla Prestigiacomo è stata inopportuna e il sindaco dovrebbe revocarla. Dopo alcuni mesi in cui sembrava davvero che la rotta nel rapporto con le società partecipate stesse cambiando, all’insegna del controllo analogo, della trasparenza e della necessaria adozione di adeguati atti di pianificazione e programmazione aziendale, sembra che con la nuova giunta, appena nominata, si voglia tornare al caos. Fra pochi giorni, infatti, il Settore Partecipate che ha avuto un importante e nevralgico ruolo nella gestione delle società comunali, verrà smembrato. Reo, forse, di avere lavorato ‘troppo’ bene e, soprattutto, in autonomia”.