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Il caso

Fusione dei piccoli comuni
Sicilia, referendum storico VIDEO


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Un frame del video di Davide Faraone

Il 28 aprile si decide se nascerà "Cammarata Gemini". Faraone: "Un esempio da seguire".


Entrare in un bar di paese, prendere un caffè, spostarsi alla cassa per pagare e trovarsi già in un altro paese. Accade nell'Agrigentino, a Cammarata e San Giovanni Gemini, comuni appiccicati chiamati il 28 aprile al voto per uno storico referendum, quello che chiede ai cittadini di pronunciarsi sulla fusione tra i due comuni. In un'epoca di separatismi, l'iniziativa fa senz'altro notizia. Sono chiamati al voto 5.407 elettori di Cammarata e 7.409 di San Giovanni Gemini: se il referendum passerà, si avvierà il percorso per far nascere il nuovo comune di
“Cammarata Gemini”.

IL VIDEO

Davide Faraone, segretario regionale del Partito democratico, è andato sul posto e ha realizzato un video con Nino Margagliotta, presidente del comitato che ha proposto il referendum, per sostenere le ragioni del sì. E il video parte proprio dal bar al confine tra i due comuni. “Questi due comuni sono amministrati da sindaci, giunte, consigli comunali diversi, addirittura le gestioni idriche sono affidate a soggetti diversi – dice Faraone nel video –. Noi sosteniamo le ragioni del “sì” perché si amministra meglio un Comune soltanto. E siamo convinti che questa esperienza di fusione debba essere replicata in tutti i Comuni in cui ci sono condizioni simili”.

In Sicilia esistono 390 comuni. Trentasei hanno meno di mille abitanti, 207 ne hanno meno di cinquemila. In Italia sono più di 100 i Comuni nati dal 2014 a oggi per processi di fusione, nessuno in Sicilia (esistono altre due proposte al momento, una nel Catanese e una nel Messinese). Faraone ricorda tra l'altro il caso delle Eolie, dove tutte le isole ricadono sotto un unico comune, tranne Salina che ha tre Comuni, “assurdo”, dice il segretario del Partito democratico.

La pagina del web del comitato promotore “Cammarata Gemini” riassume i vantaggi della fusione, ricordando tra l'altro che porterebbe a risparmi per 130mila euro l'anno e che porterebbe opportunità finanziarie e servizi più efficienti. Sapranno questi argomenti avere la meglio sul campanilismo? Lo scopriremo il 28 aprile. Il referendum sarà considerato valido solo se andrà a votare la maggioranza degli aventi diritto.