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PALERMO

"Vittima e non mediatore del pizzo"
Mafia, scarcerato un imprenditore


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Il Tribunale di Palermo

Giuseppe Messina è titolare di una ditta di movimento terra.

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PALERMO - Vittima e non mediatore del pizzo. Così si era definito, in lacrime, Giuseppe Messia. Il Tribunale del Riesame lo ha scarcerato accogliendo il ricorso degli avvocati Claudio Gallina Montana e Giovanni Mannino.

Non si conoscono ancora le motivazioni con cui il Riesame ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare. Secondo l'accusa, il pizzo veniva mascherato con le fatture. Messia, titolare di un impresa di movimento terra, arrestato in un blitz dello scorso marzo, fece lo scavo per la costruzione di tredici villette in via Sant'Angelo, a Palermo.

Al momento di presentare il conto al costruttore ecco spuntare una maggiorazione del 20% per un totale di 35 mila euro. Il tutto regolarmente fatturato dall'impresa di Messia, la Mlg Scavi. Lo stesso Messia versò gli assegni sul proprio conto corrente, quindi prelevò in contanti i soldi dell'estorsione e li consegnò a Sandro Diele che poi li girò a Silvio Guerrera.

È stato quest'ultimo, nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia, a raccontare il meccanismo. Un meccanismo che la vittima ha confermato ai poliziotti. Nel corso dell'interrogatorio Messia si è difeso. Era stato il costruttore a cercarlo per gli scavi e non viceversa. Il prezzo concordato e pagato era inferiore a quello di mercato. Una scelta per ottenere il lavoro. Sarebbe stato poi Guerrera a farsi vivo per imporre a Messia il pizzo così come lo stesso Messia aveva riferito agli investigatori già nel 2016.