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L'INCHIESTA

Il patto segreto Arata-Nicastri
"Le carte ce l'ha dal notaio..."


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Nella foto, Vito Nicastri

Così si erano messi d'accordo il professore genovese e il 're del vento' nell'affare dell'eolico.

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PALERMO - L'accordo segreto tra Paolo Arata e Vito Nicastri era stato messo nero su bianco. Alcune scritture private, conservate nello studio di un notaio, sancivano la società fra il professore genovese e il 're del vento' a cui è stato confiscato un patrimonio miliardario.

Sono le intercettazioni a svelare il patto segreto nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'aggravamento della misura cautelare nei confronti di Nicastri. È tornato in carcere dopo che l'anno scorso era finito ai domiciliari con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa : "... non vorrei che se ne fosse approfittato Vito... ci ha fatto incasinare anche con Solcara che è la sua... a metà", diceva Paolo Arata al figlio Francesco.

Solcara è una delle società costituite nel grande affare delle energie alternative su cui indagano gli investigatori della Dia, coordinati dal procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e dal sostituto Gianluca De Leo. L'inchiesta è al stessa che ha portato all'emissione di un avviso di garanzia per corruzione nei confronti del sottosegretario Armando Siti, della Lega. Siano a luglio 2008, due mesi dopo Arata padre si confidava con un giovane avvocato: “....qui stiamo parlando in camera caritatis. Io sono socio di Nicastri al 50%...”.

La conferma arrivava nel successivo mese di gennaio quando l'interlocutore di Arata era il figlio di Vito Nicastri, Manlio. E non pronunciava parole tenere. Si sentiva preso in giro. Evidentemente le cose non stavano andando per il verso giusto: “... io nel duemilaquindici ho dato trecentomila euro a tuo papà, basandomi su un rapporto di fiducia, ed è stato il più grande errore della mia vita... ho adesso l'impressione che mi reputa un coglione, gli succhiamo tutto il sangue che è possibile, tanto è del nord...”.

Cosa turbava Arata? Il professore genovese era convinto che qualcuno avesse fatto la cresta su alcuni lavori. Quel qualcuno era l'imprenditore Francesco Isca, considerato il braccio operativo dei mafiosi trapanesi nell'edilizia e indagato per mafia. Nicastri aveva pagato a Isca il doppio del prezzo di mercato per i lavori di una turbina: 45 mila euro, anziché 25.

Infine il riferimento di Paolo Arata a Manlio Nicastri sulla documentazione segreta: "... tuo papà mi ha fatto scrivere una carta che la società è sua a metà... tuo papà le carte ce l'ha dal notaio...”.