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L'intervista

Sgarbi: "L'inchiesta sull'eolico?
Il crimine è contro il paesaggio"


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Il critico: "Questa è l'inconsapevole trattativa Stato-mafia dettata dall'ignoranza"

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"Se c’è un crimine che riguarda l’eolico, è il crimine contro il paesaggio". Vittorio Sgarbi, pioniere della battaglia culturale contro le pale, commenta così le notizie sull’inchiesta che dalla Sicilia è arrivata a toccare il governo nazionale. Il critico in aula ieri a Montecitorio è arrivato a parlare, tra le proteste dei 5 Stelle, di “trattativa Stato-Mafia”: “Ho usato questa espressione per spiegare come lo Stato, anche in buona fede, convinto di fare qualcosa di giusto, finisce per favorire la mafia e il suo business se incentiva le pale eoliche. La trattativa è questa, non è Mori, anche se è una trattativa inconsapevole”.

E il sottosegretario Siri? Sgarbi non tradisce il suo consueto garantismo. “I soldi ci sono? Non lo so. L’emendamento c’è? Mi pare di no. Credo che siamo alle conseguenze tipiche di queste nuove regole che si traducono alle volte in un processo alle intenzioni. L’avviso di garanzia per Di Maio vuol dire ‘si dimetta’ e per Salvini in una dimensione garantista no. Io sono un garantista, penso che Siri sia innocente. Ma quello che a me interessa che si capisca è che lo Stato anche inconsapevolmente, per un deficit culturale sul paesaggio, per l’inconsapevolezza che certe cose violano la Costituzione, incentivi qualcosa che io ritengo sia illecito”.

A Sgarbi non va giù che nel Def si parli di incentivi per l’eolico. “Non avendo l’idea di cosa sia il paesaggio, non capiscono che il luogo del mito deve essere intatto, c’è un grande equivoco dettato dall’ignoranza. Il problema qui non è quello penale, anche perché con le nuove norme hanno allargato lo schema di criminalizzazione delle persone secondo lo schema di Orlando del sospetto anticamera della verità. A prescindete dal caso in specie, il crimine è che si tratti così il paesaggio. Tutto questo avviene solo nelle regioni del Sud: a uno che passa la sua vita a Verona pare una cosa insignificante, se poi però vede la selva di pale nel meridione allora pensa che Sgarbi ha ragione”.

E c’è poi il tema dell’ombra della criminalità organizzata. “Si capisce come la mafia abbia approfittato dell’ignoranza del potere e abbia capito che tra un pizzo da duecento euro al droghiere e un affare da un miliardo sull’eolico non c’è paragone”.

Onorevole Sgarbi, lei sa che un po' dappertutto si va verso gli incentivi alle rinnovabili.

“Se lo vogliono fare in Olanda o Norvegia non me frega niente ma se lo vogliono fare nei luoghi del mito quelli sono belli perché intatti, qui non c’è niente di brutto. Da parte della politica, a parte i danari, le mance e le tangenti, magari c’è l’idea di fare qualcosa che è giusto. Il Def dice che va pure incentivata. E un grillino ha detto in Aula che mi vuole denunciare al gran giurì perché ho parlato di trattativa Stato-Mafia su questo”.

Converrà che non è una frase da poco la sua…

“Ma io ovviamente dico che è una trattativa senza consapevolezza. Solo che la mafia non vede l’ora”.

E sì, ma se il principio è che non si fanno le cose in cui si può inserire il business della mafia, non non c’è il rischio che così si blocchi tutto in Sicilia?

“Ma le inchieste individuano che i danari vanno verso quello che lo Stato ritiene giusto. La mafia si inserisce in un affare considerato giusto. Allora io dico: studiate. E leggete l’articolo 9 della Costituzione: capirete che Segesta non può essere inquinata dalle pale eoliche. Le pale dietro il Cretto di Burri sono la misura del fatto che tutto è consentito, perché tanti sono convinti in buona fede dell’opportunità di ricorrere all’eolico. Quindi io non dico che in quella trattativa i due interlocutori sono d’accordo a fare una truffa ma fanno comunque una cosa gravissima contro l’articolo 9”.

Lo scontro su Siri sarà il colpo di grazia per il governo giallo-verde?

“Quando alle Europee Salvini arriverà al 32 e gli altri al 18 ci sarà inevitabilmente il redde rationem. Per me si va a votare in marzo dell’anno prossimo”.