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Dopo 6 anni richiesti 300mila euro
Ma l'imprenditore non dovrà ridarli


, Agrigento

Interdittiva antimafia dopo la fine dei lavori. Dal Tar stop al provvedimento.

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PALERMO - Un imprenditore di Canicattì non dovrà restituire il contributo di trecentomila euro ottenuto per la realizzazione di opere di miglioramento fondiario. Lo ha deciso il Tar, accogliendo il ricorso contro l’assessorato regionale all’Agricoltura. L’imprenditore, 51 anni, titolare di una azienda agricola, aveva ottenuto dei finanziamenti pubblici a valere sul Psr (Piano di sviluppo rurale) 2007/2013, per la realizzazione di opere di miglioramento fondiario.

 

L'avvocato Girolamo Rubino



In una prima fase l'assessorato regionale dell'agricoltura dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea aveva approvato l’istanza, disponendo la concessione del contributo. Così, il progetto veniva  realizzato interamente con effettuazione del relativo collaudo dei lavori da parte dei tecnici dell’assessorato competente. 

 

 

 

Sei anni dopo però la stessa amministrazione regionale, ha comunicato all'imprenditore il provvedimento di revoca del contributo, richiedendo anche il rimborso delle somme erogate, a causa di una informativa antimafia interdittiva dalla prefettura di Agrigento nei confronti dell’imprenditore stesso che ha deciso di fare ricorso innanzi al Tar Palermo, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Calogero Marino, per l'annullamento, previa sospensione, del provvedimento di revoca del contributo.

In particolare gli avvocati Rubino e Marino hanno censurato il provvedimento impugnato innanzitutto perché le opere oggetto del contributo revocato erano state eseguite ed ultimate ben prima dell’adozione del provvedimento di revoca e che al momento dell’adozione del decreto concessorio nonché al momento dell’erogazione dell’ultimo Sal l’ultimazione delle opere, nessun provvedimento interdittivo era stato adottato nei confronti dell’imprenditore.

Si è costituito in giudizio l'assessorato regionale dell'Agricoltura, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, per chiedere il rigetto del ricorso. Il Tar Sicilia, Palermo, Sezione Prima, condividendo le tesi difensive degli avvocati Rubino e Marino,  ha accolto la richiesta di sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato.

Pertanto, per effetto del provvedimento cautelare reso dal Tar, l’imprenditore di Canicattì non dovrà restituire all'amministrazione regionale l’importo del finanziamento erogato pari a circa trecentomila euro.