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La detenuta ospitata in chiesa
"Il carcere può essere salvezza"


, Palermo
Frate Loris D'Alessandro

Il cappellano del Pagliarelli, frate Loris, e una storia che riconcilia con la speranza

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PALERMO- Loris D'Alessandro è un frate francescano, ma è anche il cappellano del carcere Pagliarelli da tre anni, ma è anche un ragazzo che viene dallo Zen e porta addosso, con il suo saio, la forza del riscatto, ma è anche un innaffiatore di anime: dove passa, cresce qualcosa. Lui si schermisce: “Io sono solo il contenitore. L'acqua non è mia”.

Tre anni da recluso con i reclusi e una raccolta di storie di resurrezione che sfatano il mito eternamente tragico del carcere: luogo di pena, sì, non presidio dell'abbandono. “Certo, il carcere può essere salvezza, opportunità, reazione – racconta Loris – specialmente se c'è un'atmosfera di concordia”. Il francescano ha la sua parrocchia in via Altofonte, la chiesetta di San Carlo Borromeo. “La zona è difficile – spiega – ad alta densità mafiosa, ma la comunità è fantastica, risponde. Qui, in parrocchia, vive una ragazza ai domiciliari. La ospitiamo noi, perché a Palermo non ha nessuno. Ogni mese organizziamo una cena con i senzatetto, nel senso che mangiamo con loro a tavola, non ci limitiamo a cucinare; assistono al cineforum sempre volentieri. L'altra volta hanno visto un film bellissimo 'Il Paradiso per davvero' e tanti si sono messi a piangere. Ci sono state e ci saranno altre occasioni. Il problema del lavoro è drammatico, per questo i giovani sbagliano, specialmente se stanno in quartieri disagiati”.

Il Pagliarelli è attualmente la missione di Fra' Loris. “Le detenute hanno impastato le ostie che sono servite per le celebrazioni del Giovedì Santo in Cattedrale. Un'esperienza di redenzione, proprio nel senso religioso. Sapessi quante persone, in una cella, scoprono Dio...”.

Tre anni e quelle cronache incredibili della speranza. Loris ne enumera alcune: “Ho conosciuto un ragazzo che, durante la detenzione, non faceva altro che leggere e studiare. Ha preso coscienza del suo errore, adesso è fuori. Non so dove sia di preciso, ma gli auguro un felice cammino. Una donna mi ha detto: 'padre, qui dentro ho perso la libertà del corpo, ma ho ritrovato la libertà del cuore'. Ce n'è un'altra che ha una biografia tragica. Ha perso il marito e il papà. Era una ragazza molto tormentata che, piano piano, ha costruito la sua esistenza e quando prega, le compagne lo sanno, non vuole essere disturbata. In questi giorni è in permesso con la mamma, l'ho sentita e mi ha trasmesso una felicità incredibile. C'è un uomo che ha potuto incontrare Papa Francesco, durante la visita del pontefice a Palermo, da Biagio Conte. Posso affermare che quell'incontro è stato l'inizio di una resurrezione”.

Fra' Loris stesso è protagonista di una storia che profuma di coraggio. Rimasto orfano di padre, molto presto, è andato a lavorare, si è impegnato, fino alla vocazione sacerdotale, sempre, orgogliosamente, rivendicando: “Sono un figlio dello Zen”. E' stato pure in Africa, in anni lontani, con i malati, con i pigmei, con i lebbrosi, ha messo su una scuola materna in Congo e ha aiutato un villaggio a costruire un sistema per approvvigionarsi alla sorgente e non morire di sete. L'acqua che benedice, che salva, quando l'innaffiatore funziona.