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Manovra a Tinaglia

I milioni per Notre Dame
Quanti uomini salveremmo?


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La nostra sensibilità funziona come una lotteria. E la fortuna è cieca.

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Tanti, tantissimi ricchi si sono mobilitati per la ricostruzione della cattedrale di Notre Dame. Apri un giornale, segui un TG, ed è tutto uno sgomitare a chi esce più soldi. Pare che già, in un paio di giorni, siano stati raccolti qualcosa come 700 milioni di euro. Una cifra più che considerevole. Chissà quanti senzacasa (pare che siano milioni in tutta la Francia) potrebbero trovare una sistemazione decorosa con le stesse cifre. E’ questo che mi sono chiesto.

Anche il sindaco di Parigi ha stanziato ben 50 milioni di euro per la nobile, nobilissima causa. Cifra della quale, evidentemente, prima non disponeva, e che poteva alleviare le sofferenze dei suoi concittadini senza dimora che dormono per strada (circa tremila). Sia chiaro, non voglio fare il guastafeste. E neppure il bastian contrario. Però è quasi inevitabile chiedersi come mai la propensione alla solidarietà ed alla generosità si siano messe in moto per la ricostruzione di Notre Dame, e non per le ampie sacche di disagio umano e sociale che sono più che consistenti nella capitale francese. In tutta sincerità non riesco a trovare una razionale risposta, tanto più che la sacrosanta e più che legittima esigenza di ricostruire la meravigliosa cattedrale parigina, potrebbe essere tranquillamente soddisfatta ricorrendo alla fiscalità collettiva. La Francia, in fin dei conti, non è esattamente un paese sottosviluppato.

E non mi appaga neppure il sospetto che questi moti di solidarietà abbiano o possano avere un ritorno, in termini di immagine, o di altra utilità, per i generosi elargitori. Pensarla così mi accrediterebbe inevitabilmente nell’ampio novero dei malpensanti sempre e comunque. Categoria alla quale non voglio appartenere. Aggiungo che la cosa non mi turba affatto. Non mi solletica alcun tipo di indignazione. Trovo assolutamente normale che i magnati del lusso mettano mano a portafoglio per Notre Dame, e se ne fottano allegramente dei tanti poveri che vivono nelle loro stesse metropoli.

Del resto, siamo in presenza di un fenomeno antropologico e politico più che ricorrente. Ci mobilitiamo, per dire, per i tanti disperati che sbarcano sulle nostre coste, doniamo abiti, viveri, offriamo loro ospitalità, organizziamo fash mob e fiaccolate, e restiamo del tutto indifferenti alle sorti dei disoccupati, e dei senzatetto nostrani. Noi esseri umani siamo animali strani. Ma strani assai. Abbiamo quella che qualcuno (ma non ricordo chi) definisce “sensibilità elettiva”. La stessa sensibilità che, per esempio, ci mette in crisi perché dobbiamo partire e non vogliamo lasciare il nostro Fido in un pensionato, per timore che soffra la solitudine o il senso dell’abbandono, e che invece, ci porta tranquillamente a portare il nonno alla casa di riposo nel mese di Agosto.

Non voglio scomodare l’etica o la religione, e non voglio buttarla in politica. Le “sensibilità elettive”, le nostre magnifiche sensibilità elettive, agiscono come una lotteria. Dispensano benefici a chi ha estratto il biglietto vincente. Stavolta è toccato alla cattedrale di Notre Dame. Forse non ne aveva bisogno. Ma la fortuna, si sa, è cieca.