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L'inchiesta

Migranti, elezioni, eolico
Lega, la maledizione siciliana


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Indagini, polemiche, casi mediatici: i grattacapi che l'Isola ha dato al Carroccio.


E con l'inchiesta palermitana che ha coinvolto il sottosegretario leghista Armando Siri si è perso il conto dei dispiaceri che la Sicilia ha dato al Carroccio. La grana dell'indagine sull'eolico, che sta provocando ulteriori fibrillazioni nel tormentato menage giallo-verde, è solo l'ultima puntata di un lungo libro dei dolori che ha visto l'Isola teatro di inciampi, grattacapi e dispiaceri per Matteo Salvini e i suoi.

Già a partire dalla lunga estate dell'anno scorso. Quando in Sicilia a Salvini capitò di tutto e di più. Il climax si ebbe con la storia della nave Diciotti, carica di migranti eritrei rimasti per giorni bloccati a Catania, con la procura agrigentina guidata da Luigi Patronaggio che aprì la famosa inchiesta sul ministro dell'Interno. Una storia che si andò a schiantare infine sugli scogli dell'immunità, garantita in Parlamento anche dal voto degli (ex?) manettari pentastellati, quelli che all'epoca pretendevano le dimissioni “in cinque minuti” di Angelino Alfano, allora ministro dell’Interno e indagato per una bazzecola d'abuso d’ufficio.

Lo scudo dei ragazzi di Casaleggio che ha fatto da usbergo al Capitano fu l'occasione per dare la stura ai primi mal di pancia grillini per la complicata convivenza. Mal di pancia che proprio dalla Sicilia si fecero sentire per primi, come nel caso del palermitano Ugo Forello.

Terra complicata la Sicilia per la Lega, un po' una nemesi forse per anni di strali lumbard quando ancora il sovranismo non si sapeva cosa fosse dalle parti di Pontida. Fu proprio dall'Isola che partì una mezza rivolta delle gerarchie ecclesiastiche contro le politiche dei porti chiusi di Salvini. I vescovi siciliani si schierarono in prima fila contro la linea del governo. Il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, delegato della Conferenza episcopale siciliana per le migrazioni, usò parole di straordinaria durezza, evocando addirittura la possibilità di uno sciopero della fame episcopale. E analoghi sono stati gli interventi pubblici di altri prlati siculi, dal vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, al cardinale Franco Montenegro, vescovo di Agrigento. Anche l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice si è fatto sentire (e più volte). Per il Festino di Santa Rosalia don Corrado disse tra l'altro: "Se chiudiamo i porti siamo dei disperati". Salvini gli rispose a modo suo su Twitter: “Con tutto il rispetto possibile per il pastore di anime, anziché favorire l’arrivo in Europa dei poveri di tutta l’Africa, il mio dovere al governo è pensare prima ai milioni di poveri italiani. Sbaglio?”. Seguirno applausi.

Grane su grane ha riservato la Sicilia. Pure nel rapporto con gli storici alleati. Gianfranco Micciché, leader di Forza Italia, è diventato quasi il primo degli anti-salviniani di Sicilia e il catalogo delle sue uscite critiche (per usare un eufemismo) è ormai sconfinato. Ma anche altri forzisti siculi, magari in modo più pacato, hanno preso le distanze, da Renato Schifani a Stefania Prestigiacomo. Nel frattempo, dopo la Diciotti è toccato alla Sea Watch e un'altra inchiesta è stata aperta in Sicilia, come ha fatto sapere lo stesso ministro degli Interni qualche giorno fa.

Ma non c'è solo l'immigrazione. Ci fu anche, sempre nella scorsa estate, l'infelice inciampo del cenone ferragostano a Furci, nel Messinese con buon pesce e vino bianco, la sera del tragico crollo del ponte Morandi a Genova: le foto finirono su Facebook scatenando polemiche, bollate dal leader del Carroccio come sciacallaggio. E sempre in Sicilia la Lega aveva dovuto fare i conti coi dispiaceri di un'inchiesta, quella sui fratelli Caputo (con ipotesi di reato che poi in parte vennero ridimensionate da altri magistrati), che toccò i suoi big dell'epoca e che spianò la strada a un cambio nei vertici.

Ora, è arriva questa settimana anche l'inchiesta sull'eolico che investe Roma e fa tremare il già traballante governo gialloverde per il coinvolgimento di Siri, mister Flat Tax. Ancora un dispiacere made in Sicily per il Carroccio.