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L’ENTE REGIONALE

Agenzia delle entrate o nuovo ente
Riscossione, il futuro in un mese


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Ultimatum del governo regionale allo Stato: serve una risposta. Lavoratori preoccupati. Il “caso” del maxi debito con Mps.

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PALERMO - Una risposta entro un mese. È l’ultimatum lanciato dalla Regione allo Stato sul destino di Riscossione Sicilia. Un futuro incerto, incertissimo oggi. E che si fa anche cupo, dopo le notizie diffuse dallo stesso presidente della Regione sul maxi-debito dell’azienda e dopo quelle che i vertici della società hanno comunicato ai lavoratori.

Un faccia a faccia, quello tra la società e i sindacati che si è svolto la scorsa settimana, poco prima delle festività pasquali e che non sembra aver rassicurato i lavoratori. Come spiegano in una nota unitaria
Fabi, First-Cisl, Fisca-Cgil, Ugl Credito, Uilca e Unisin.

“Il socio – riferiscono le sigle - ha stabilito che la Regione dovrà avere una risposta definitiva ed inequivocabile dallo Stato entro un mese da oggi. Se tale risposta dovesse essere negativa o non dovesse esservi, si procederà per la creazione di un soggetto regionale”. Su quale domanda lo Stato dovrà fornire una risposta? Il tema è sempre lo stesso: Riscossione Sicilia, con le sue funzioni e il suo personale, potrà passare sotto la gestione dell’Agenzia delle Entrate? Lo prevede una norma regionale che ha disposto la liquidazione dell’ente. Una scadenza poi prorogata di un anno sempre dall’Ars. Ma adesso, il governo regionale vuole una risposta, anche per pianificare il “piano B”: la nascita, appunto, di un nuovo soggetto regionale che dovrà sostituirsi a Riscossione Sicilia.

Ma sul punto, i lavoratori hanno le idee piuttosto chiare: “Ribadiremo – affermano i sindacati - la richiesta di audizione urgente alle Commissioni Lavoro e Finanze per rappresentare con chiarezza inequivocabile che i lavoratori di Riscossione Sicilia chiedono che si esperisca ancora ogni tentativo che faccia giungere alla confluenza di attività e personale di Riscossione Sicilia in Agenzia delle Entrate”. Più fumoso al momento, per i lavoratori, l’ipotesi di un nuovo ente regionale per la riscossione: “Il governo regionale e l’Assemblea Regionale – proseguono infatti - devono anche sapere che la riscossione in Sicilia ha bisogno di investimenti e di liquidità finanziarie, che devono essere previste sin da adesso. Ogni ipotesi di ente regionale, senza la certezza della capacità della regione a far fronte a queste spese, è destinata a fallire”.

Ma oltre al futuro, a preoccupare i lavoratori è anche il presente dell’azienda. Per nulla florido. “È stato confermato, purtroppo, che al momento la società è in condizioni finanziarie e di liquidità tali da non consentire esborsi se non relativi allo stretto necessario. Pertanto, - proseguono - sebbene sia stato confermato l’impegno del Consiglio di amministrazione ad erogare al personale quanto dovuto per contratti ed accordi sottoscritti, non sarà possibile pagare nulla oltre le retribuzioni, a meno di nuove disponibilità finanziarie al momento non prevedibili”. Altissima, spiegano quindi i lavoratori, è la preoccupazione per l’evolversi della situazione, anche per la dichiarata impossibilità aziendale di far fronte agli impegni economici dovuti al personale, dagli arretrati ai rinnovi contrattuali. Situazione che si ancora più “calda” in questi mesi in cui i lavoratori sono particolarmente impegnati nella gestione delle “rottamazioni”.

Come se non bastasse, poi, ecco che incombe sull’azienda il “caso” Monte dei Paschi. Ne ha parlato pochi giorni fa anche il presidente della Regione Musumeci: “Abbiamo appreso – ha detto il governatore pochi giorni fa - che Riscossione Sicilia ha un debito solo con Montepaschi di 230 milioni di euro, la banca bussa e vuole i soldi mentre dall'Agenzia delle Entrate non arrivano segnali". Musumeci ha spiegato che i 230 milioni chiesti da Montepaschi a Riscossione Sicilia sono costituiti da 100 mln di debito e 130 di penali. “In merito all’incontro con Banca MPS, - raccontano i sindacati - è stato chiarito che esiste lo scoglio del sostanzioso credito vantato dalla banca, oltre al difficile contenzioso in atto, assicurando, comunque, di avere avviato un percorso finalizzato all’estinzione agevolata del debito e all’ottenimento di una nuova linea di credito”.