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L'iniziativa

I cani e i vizi dei padroni
Il cinofilo Meneghetti a Palermo


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Stage con uno degli esperti di psicologia canina. Consigli su come prendersi cura del proprio amico a 4 zampe

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PALERMO – “In Italia 8 famiglie su 10 hanno un cane in casa, ma poi molti cani italiani sono legati a una catena”. Parole pesanti perché dette da Vittorino Meneghetti,
istituzione vivente nel panorama cinofilo italiano. “Contadino prestato alla cultura”, come ama definirsi, Meneghetti è attivo dagli anni sessanta ed è conosciuto e pubblicato in tutto il mondo per il suo approccio fuori dagli schemi al mondo canino. Sabato 27 e domenica 28 aprile, Meneghetti sarà nel capoluogo siciliano per uno stage sulla psicologia del cane applicata all’addestramento, con l’Asd Happy dog Palermo. Chiacchierando con lui in vista del suo arrivo, ci si accorge quanto siano importanti (e per niente banali) il ruolo e la personalità del padrone.

Tra corsi, workshop e sedute intensive pagati a peso d’oro, negli anni si sono moltiplicate le iniziative con al centro il migliore amico dell’uomo e la sua comprensione. In Sicilia, per Meneghetti, questa evoluzione incontra ostacoli umani: “Conosco il lato cinofilo di questa regione da moltissimi anni – spiega – e proprio a livello cinofilo i siciliani non vogliono migliorarsi, perché si ritengono già perfetti. Qual è la morale di una frase del genere? Ci sono persone che hanno titoli, certificati, corsi, che però non hanno contezza delle cose perché sono ostacolate da un insostenibile campanilismo, della serie ‘nella mia città ne sappiamo di più, mi basta e mi avanza questo’”.

“Negli anni cinquanta esistevano solo il cane da caccia e quello da guardia; oggi ci sono mille nuovi utilissimi impieghi sociali del cane, ma siamo pieni anche di vizi del padrone”. Cappottini e sciarpe da cane, borse al posto dei trasportini, collari che sono gioielli: secondo Meneghetti “il concetto del ‘cane bello’ è una paranoia del padrone, che lui trasferisce sul cane. Così il cane diventa uno status da mostrare, ma anche un ‘refugium peccatorum’ dove depositare le proprie paure. Spesso gli facciamo confidenze troppo intime, che per lui sono tutt’altro che facili da smaltire”.

Concetti che prescindono da addestramenti e incontri tecnici, pane quotidiano di Meneghetti e dei suoi “binomi” (le coppie padrone-cane): “C’è una cosa che ha un nome e un cognome, e si chiama cultura cinofila – afferma –. Si tratta di approcciarsi a un animale che appartiene a un’altra specie, studiando, noi che dovremmo essere animale intelligente, tutta una serie di aspetti come la sua storia, la sua discendenza e la sua natura. Dietro i comportamenti sbagliati di un cane, al 99 per cento c’è un padrone inesperto”. Ma come si diventa esperti? “La prima, ovvia regola è la base dell’amore per il cane. Poi ci sono i testi classici da leggere per capire cosa significhi il cane nella storia dell’uomo, partendo ad esempio da quelli dell’etologo Konrad Lorenz. E poi anche un approccio sul campo: farsi affiancare da quelle poche associazioni cinofile volontarie che spiegano ogni sfaccettatura del cane, partendo dalle basi e rivolgendosi a tutti”.

L’addestratore milanese ne è certo: “I primi maestri sono i cani, noi siamo gli allievi. Prima di qualsiasi corso, serve una base generale di conoscenza del cane, e il patentino per padroni sarebbe un ottimo primo passo, ma poi servirebbe anche una deterrenza efficace sulle persone”. Meneghetti si riferisce agli atteggiamenti lascivi e pigri di chi non è al corrente di diritti e doveri del proprietario di un cane. “Posso fare un esempio eclatante: la legge italiana dice che la violenza sugli animali è reato. Benissimo. Poi però c’è anche una legge, quella che limita la misura massima dei guinzagli per cani a un metro e 80, totalmente sconosciuta e inosservata. Praticamente moltissimi dei guinzagli estensibili sarebbero fuori legge, eppure il messaggio non è arrivato a nessuno: in tutta Italia vediamo cani con guinzagli ben più lunghi, lontanissimi dagli ignari padroni e nell’indifferenza delle forze dell’ordine”.

“Prima deve cambiare il padrone, poi il cane. Di certo un cane non è solo una ciotola piena e una passeggiata”. Tra un racconto e l’altro, Vittorino Meneghetti cerca sempre di lasciar trasparire i messaggi più semplici: “La felicità di un cane è stare col proprietario – spiega – e dar sfogo agli istinti come la caccia, il riporto, gestire il gregge, la compagnia; quando a un cane si tolgono le capacità relazionali con gli umani, il suo benessere viene messo in discussione. Se non teniamo conto di questo, vedremo sempre cani alla catena e persone che li slegano solo per girare nei giardinetti”. Poi lancia una proposta: “Perché non istituire delle lezioni di cultura cinofila alle scuole elementari? Chiaramente l’iniziativa dovrebbe prima arrivare al ministero della Pubblica istruzione, ma in Italia un cittadino che scrive a un qualsiasi ministro poi non lo raggiunge mica, il ministro”.

Ci sono speranze incoraggianti per la cinofilia in Italia? “Posso rispondere con una storia siciliana – dice Meneghetti –. Una ventina d’anni fa, fui contattato per un seminario dal sindaco di un piccolo Comune in provincia di Messina. Era il periodo della legge Sirchia, quella dell’elenco dei famosi ‘300 cani pericolosi’: praticamente sparare farfalle col cannone. Era chiaro, già allora, che la pericolosità dei cani non fosse legata alla razza ma al soggetto singolo, esattamente come per le persone. Probabilmente quel sindaco avviò qualcosa in Sicilia – sostiene il cinofilo – e oggi attività di sensibilizzazione come quella hanno molto successo perché non puntano a cose tecniche o avanzate, ma alla semplice comprensione del cane e della sua natura. Di contro, però, mi ricordo anche del centro storico di una Palermo di tanti anni fa, con una cinquantina di cani randagi che girovagavano e mangiavano cibo lanciato loro dai balconi. Poco distante una targa recitava ‘qui è nato Paolo Borsellino’: ricordo bene che leggendolo mi scese una lacrima”.