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IL DIEGONALE

Siri, Raggi, questione morale
E le sentenze di Toninelli


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La presunzione di innocenza? A volte vale, altre volte no.

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Questa querelle tra Di Maio e Salvini sulla cosiddetta questione morale, che investe le vicende del Sottosegretario Siri e della Sindaca Raggi, è davvero surrealeLe questioni giudiziarie, a qualunque stadio siano, pesano solo se coinvolgono qualcuno che appartiene al partito dell’altro ed entrambi all’unisono le ritengono gravissime se riguardano qualcuno dell’opposizione.

Insomma, è come se giocassero a calcio e l’autogol vale solo nel caso che lo faccia l’avversario, altrimenti non vale ed è rimessa dal fondo. La vicenda della Raggi, non questa che la vede opporsi all’ex Presidente di Ama, dove non è neppure chiaro cosa abbia fatto, ma quella del 2017 dove era accusata di abuso di ufficio e falso in atto pubblico, fu emblematica.

L’idea che un politico indagato dovesse sempre dimettersi, fu in quel frangente da parte dei grillini oggetto di una sorta di rivisitazione. Un avviso di garanzia per un atto dovuto è una cosa diversa, dichiarò Di Maio. La Raggi naturalmente rimase al suo posto. E poi cosa accadde?

Fu rinviata a giudizio per falso in atto pubblico mentre fu chiesta l’archiviazione per il reato di abuso di ufficio! E quindi si dimise?! Neanche per sogno. Anzi, intervenne Grillo in persona che con la stessa Raggi si dichiararono soddisfatti, affermando che il falso in atto pubblico era un reato meno grave.

Fu giusto? Certo che lo fu, intendo non chiederne le dimissioni e non dimettersi.

Non certo per la minore gravità del reato che è una giustificazione ridicola, ma per la semplice ragione che per la nostra Costituzione l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitivaForse, quello, fu uno degli atteggiamenti più sensati dei grillini. La Raggi, infatti, fu sottoposta a processo e venne assolta. E adesso? Niente, si ritorna all’antica.

L’avviso o meglio l’informazione di garanzia non è più un atto a tutela della persona sottoposta alle indagini preliminari ma è di per sé una prova di colpevolezza, ma questo, naturalmente, vale solo quando l’indagato appartiene ad un partito diverso dal Movimento cinque stelle.

Il primo ad accendere la miccia è stato quel genio di Toninelli che per giustificare il ritiro delle deleghe al sottosegretario Siri ha detto: la corruzione è un reato grave. Certo che lo è ma, caro Toninelli, deve essere accertato che la corruzione ci sia stata e questo al momento non lo potete decidere né tu né Di Maio né tantomeno Conte. Lo dovranno decidere i magistrati e anche, auspicabilmente, senza pressione mediatica e senza che qualcuno abbia già deciso al loro posto.

Il fatto grave in questa vicenda non è infatti chiedere le dimissioni. Quello è un fatto politico su cui si può fare una valutazione politica ed essere d’accordo oppure no lasciando poi alla sensibilità dell’interessato la decisione sulle cosiddette “ragioni di opportunità”.

Il fatto grave è avergli tolto le deleghe che è una sanzione che fa seguito ad un giudizio anticipato di colpevolezza che non è giustificato, anzi aggravato, dalle successive dichiarazioni: c’è un’ombra sulla vicenda, deve fare un passo indietro. Un’ombra?

E la Costituzione? Che c’entra? Anche quella vale a giorni alterni. Naturalmente la gravità del reato per il quale sei indagato non c’entra nulla, caro Toninelli, c’entra solo se il reato lo hai commesso o no.

Se uno è accusato di corruzione ma viene dichiarato estraneo ai fatti che gli erano stati contestati, il reato è grave solo in astratto, lo sarebbe al contrario in concreto, per esempio, se si falsificassero delle firme e venisse accertato che le firme erano realmente false.

La questione è purtroppo di altra natura ed è di educazione e cultura giuridicaIl tema, spesso liquidato, come mera contrapposizione tra garantisti e giustizialisti, in verità investe l’idea stessa del Diritto, cioè il concetto che si ha del Diritto e la realizzazione di questo concetto.

Io non so chi è Siri, nel senso che non lo conosco. In questo momento sembra più un pugile suonato piuttosto che un politico spregiudicatoSe devo fare un accostamento somiglia di più a Siri, l'assistente digitale sviluppato dalla Apple, perché all’inizio della storia sembrava ripetere:” non so se ho capito bene”.

Naturalmente io non so se è colpevole o innocente ma preferisco saperlo da una sentenza piuttosto che da ToninelliNaturalmente mi fa rabbrividire leggere nel blog dei grillini che nessuno può nascondersi dietro la presunzione di innocenza di fronte all'ipotesi di un reato di corruzione. Non è un delirio, è proprio così!! La presunzione di innocenza certe volte vale e certe volte no.