Live Sicilia

PALERMO

Il sequestro delle pasticcerie
"Gli devi dire a sto cretino di chef"


michele giandalone, michele giandalone mafia, sequestro bar palermo, sequestro pasticcerie chantilly, Cronaca, Palermo
Il palazzo di giustizia di Palermo

Le intercettazioni di Giandalone. Vecchi e nuovi guai giudiziari. "Contatti con mafiosi".

VOTA
0/5
0 voti

PALERMO - “Io sono a casa e mi devono rompere...”, diceva infastidito Michele Giandalone a un dipendente che tardava ad arrivare in pasticceria. Si era addormentato. Della sua assenza era stato subito messo al corrente Giandalone che, secondo l'accusa, era il proprietario occulto delle pasticcerie Chantilly.

Comandava lui tanto che a Mario Granata, ufficialmente amministratore di uno dei punti vendita, annunciava il prossimo licenziamento dell'inefficiente lavoratore: “... gli ultimi due giorni gli faccio fare”. Giandalone, sempre rivolgendosi a Granata, spiegava: “Ci devi dire a sto cretino di chef che qualunque ordine mi deve mandare un messaggio a me per saperlo”.

Tutto doveva passare dal suo controllo. “I soldi di ieri di viale Strasburgo li hai presi tu?”, chiedeva alla moglie. Quando nel settembre scorso i carabinieri trovarono dei lavoratori in nero, preoccupato che gli investigatori potessero trovare analoghi casi nell'altro punto vendita, Giandalone dettò le direttive: “Prendi tutti i documenti dei dipendenti lunedì e li mandi a omissis... e gli dici che lavorano da oggi”. In effetti tredici dipendenti furono assunti subito dopo il controllo.

Gli accertamenti bancari hanno fatto emergere che è stato Giandalone a versate grosse somme di denaro in contanti per avviare e sostenere le attività. Temeva i controlli che avevano già fatto emergere anche strane amicizie. Di lui aveva pure parlato il pentito Giacomo Greco, genero del defunto boss di Belmonte Mezzagno Ciccio Pastoia. E spuntarono pure le frequentazioni con Calogero Lo Presti, Daniele Lauria, Giuseppe Sansone (tutti personaggi di spicco della mafia palermitana) e uomini legati al padrino corleonese Bernardo Provenzano. Il sequestro preventivo è stato chiesto e ottenuto dalla Procura per stoppare le nuove iniziative imprenditoriali di GIandalone che aveva intenzione di rilevare un altro noto bar della città.