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IL COMMENTO

Niente politica, soltanto insulti
Ma le 'teste di m...' siamo noi


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Da Miccichè a Di Maio, passando per Figuccia e Trizzino, benvenuti nel club di 'Quelli che il C...'


E dunque ci tocca raccontare l'estetica della parolaccia che tracima in politica, cioè nella latitanza della stessa, come un fiume di liquami in piena. Ecco la stagione di 'Quelli che il C....', dove il calcio non c'entra, ma entra – a gamba tesa, ahinoi – l'uso dell'attacco, tendente al fallico, riservato all'avversario di turno che risponderà – statene certi - sul medesimo canovaccio, tra cosucce di repertorio e prodotti un po' più freschi.

C'è Micciché – verrebbe da dire, il solito Miccichè – che non resiste alla boutade e continua, un po' per istinto, un po' per tattica, espettorando sui social: “Grazie a Salvini e Di Maio insieme in Sicilia ho finalmente capito il senso del detto 'i coglioni camminano sempre in coppia'”. Una sciabolata che ha richiamato la replica del pentastellato Giorgio Trizzino: “Probabilmente Miccichè se ne intende visto che lui era abituato a camminare con Berlusconi e Dell’Utri. Soltanto che in quel caso 'lui' stava in mezzo...”.

Sicché, uno, angosciosamente, si domanda con le mani tra i (pochi) capelli: se perfino un uomo garbato e assennato che non mancherebbe di rispetto a una mosca come il dottore Trizzino si iscrive al club di 'Quelli che il C...' dove mai andremo a finire? Mentre l'onorevole Vincenzo Figuccia avanza con la contro-sciabolata: “Micciché ha capito che 'i Coglioni camminano sempre in coppia'. E le teste di Minchia?”. Laddove si sottolinea l'uso strategico del maiuscolo per potenziare il concetto, nonché l'introduzione di un vocabolo (teste di m... acronimo tidiemme) per variare un po' la tinta.

Tra i membri del consorzio registriamo l'importante adesione del vicepremier Luigi Di Maio, sbarcato a Caltanissetta: “Quando un governo regionale come questo arriva a non recepire la legge anticorruzione o a perdere 70 milioni per non tagliare i vitalizi allora penso si sia superato qualsiasi limite. Questi non sono di centrodestra, questi pensano solo ai cazzi loro”.

E allora? E allora verrebbe da rimpiangere il tempo dei grembiuli, della maestrina con la penna rossa, quando genitori inflessibili e nonni solerti sciacquavano la bocca con sapone ai malcauti intrattenitori della parolaccia.

Eppure, ben oltre la nostalgia, il punto è cruciale, perché viene il sospetto che tanto folclore sia una disperata foglia di fico adagiata a coprire il vuoto dell'assenza di politica, l'antidoto per evitare di essere colti in fallo (sic), il razzo sparato in cielo per segnalare una presenza altrimenti invisibile. Così, trionfa la profezia grillina, ormai diffusa, del 'Vaffanculo' che era l'abracadabra per scardinare i portoni del palazzo e adesso è diventato l'arma per parare il colpo, il ferro dietro il portone nei saloni della casta, l'offesa che serve alla difesa corporativa.

Che cosa potrebbero sperimentare i grillini alle prese con una tragica emorragia di consensi? Da una parte, si travestono da sinistra perché hanno paura che perfino un Pd malaticcio possa superarli alle Europee; dall'altra riprendono una comunicazione diretta, rude, senza doppiopetto governativo, da ragazzi di strada – quel 'vaffa' che gli portò fortuna – per convocare un popolo che si sta dissolvendo.

E anche Miccichè – che può fregiarsi del titolo di socio fondatore del club della sovrabbondanza tout court, da quando ha iniziato a inquadrare nel mirino Matteo Salvini  – ha capito che non basterà ai suoi attempati sogni di gloria e al prolungamento della carriera la presidenza di un'Ars moribonda. L'offesa è funzionale alla sopravvivenza, alla boccata d'aria per scongiurare l'annegamento nell'irrilevanza.

Tuttavia, il teatrino delle reciproche contumelie non sarebbe edificabile se non al cospetto di un'opinione pubblica istupidita, rassegnata e abulica. E ci vorrebbe qualcuno che lo gridasse ad altissima voce che il re è nudo, che sotto la foglia non c'è niente, però nessuno osa..

Dunque, pazienza se la successiva affermazione provocherà qualche indignato inarcamento di sopracciglia, ma bisognerà pur riconoscerlo che le uniche tidiemme, sullo sfondo della battaglia delle reciproche villanie, siamo proprio noi che tolleriamo l'intollerabile. Benvenuti nel club.