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Crolli da Monte Pellegrino
Il Comune condannato a risarcire


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Monte Pellegrino (Foto d'Archivio)

Il risarcimento di 143 mila euro a una donna e alle figlie rimaste senza abitazione.

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PALERMO - Per il crollo dei massi da Monte Pellegrino è responsabile il Comune di Palermo. Per questo l’ente dovrà pagare un risarcimento di 143mila euro a una famiglia che dopo la caduta di parti del costone dell’Addaura sul lungomare Cristoforo Colombo è rimasta senza abitazione. Ai residenti, difesi dall'avvocato
Alessandro Dagnino, sono stati riconosciuti circa 87mila euro per i danni e il costo di una casa dove andare ad abitare temporaneamente. Il giudice del Tribunale di Palermo, però, ha riconosciuto anche il danno non patrimoniale: 30mila euro alla proprietaria e 10mila ciascuno per le sue due figlie minorenni.

Palazzo delle Aquile insomma è stato chiamato a rispondere per i danni causati dalla Monte che sovrasta Palermo. A nulla è valso il tentativo della difesa del Comune di provare a spiegare come l’enorme estensione della montagna renda impossibile una vigilanza continua dei costoni, a volte anche lontani fra di loro, né il tentativo di provare come proprio il crollo che ha causato danni all’abitazione è stato dovuto alle condizioni climatiche invernali impreviste.

La perizia geologica e gli elementi raccolti dal giudice hanno smentito questa posizione. Anzitutto non vale l’argomento che la grandezza del monte giustifichi un mancato intervento. Il Comune è il custode del monte che nella causa viene più volte chiamato “cosa pericolosa” tant’è vero che dal 2000 l’amministrazione comunale prova a mitigare il rischio frane con degli interventi nei tratti più interessati dalla presenza umana. Nessuna influenza hanno avuto poi le fredde temperature invernali che sono state valutate come nella norma.

Per il giudice, piuttosto “il Comune ha erroneamente valutato come scarsamente pericoloso il costone di roccia sovrastante l’abitazione”. Le valutazioni tecniche suggerivano di intervenire altrove e così le risorse disponibili sono state destinate ad altri interventi. In quel versante dal 2001 al 2014 l’ente ha realizzato 47 interventi di cui sette sono in aree prossime all’abitazione che ha subito la frana. Mancherebbe però un sistema integrato d’intervento e di consolidamento che se fosse realizzato, stando alla lettura che il giudice fa della perizia giurata, “avrebbe potuto evitare il distacco dei massi o contenere significativamente le conseguenze derivanti dal rotolamento degli stessi lungo le pendici”.

Infine il tribunale ha rigettato anche la tesi della difesa del Comune di Palermo che avrebbe voluto affermare una corresponsabilità della famiglia per il fatto di stare in un luogo pericoloso. La casa, infatti, è stata costruita secondo una regolare licenza edilizia . Questo prova la responsabilità del Comune che deve valutare prima se un luogo è pericoloso o meno: il fatto che uno strumento urbanistico abbia consentito di costruire lì fa pensare che questa valutazione sia stata fatta.. A Palazzo delle Aquile tocca, così, risarcire la madre e le sue figlie.