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L'INCHIESTA

"Non c'erano esigenze cautelari"
Così Cascio è stato scarcerato


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Francesco Cascio

Non c'era solo una questione di incompetenza territoriale.

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PALERMO - Non è stata solo una questione di incompetenza territoriale, mancavano anche le esigenze cautelari. Il Tribunale della Libertà motiva così la scarcerazione decisa il 5 aprile scorso del'ex deputato regionale Francesco Cascio, chiesta e ottenuta dagli avvocati Enrico Sanseverino, Roberto Mangano e Vincenzo Giacona. Cascio era finito ai domiciliari.

Il giudice di Trapani che firmò l'ordinanza di custodia cautelare era territorialmente incompetente. Non poteva ordinare l'arresto né di Cascio, né degli altri indagati dell'inchiesta muoveva dall'esistenza di una loggia segreta capace di condizionare la vita amministrativa di alcuni comuni trapanesi. Il centro nevralgico era Castelvetrano e ne avrebbero fatto parte massoni, politici e professionisti.

La mente dell'associazione a delinquere segreta sarebbe stato l’ex onorevole regionale di Forza Italia Giovanni Lo Sciuto. Cascio, invece, era finito ai domiciliari per favoreggiamento perché avrebbe rivelato a Lo Sciuto l'esistenza dell'inchiesta trapanese, dopo averlo appreso da Giovannantonio Macchiarola, allora segretario del ministro dell'Interno Angelino Alfano.

Nelle motivazioni del Riesame di Palermo non solo viene spiegato che doveva essere il gip del capoluogo siciliano ad occuparsene, ma si precisa "l'assenza di esigenze cautelari ricorrendo le quali il Tribunale avrebbe, invece, potuto ravvisare il requisito della urgenza idoneo a legittimare l'efficacia, ancorché provvisoria, dell'ordinanza cautelare emessa dal giudice territorialmente incompetente".

In sostanza, qualora vi fossero state le esigenze cautelari il provvedimento poteva essere comunque efficace.