Live Sicilia

PALERMO

Da vittima-complice ad accusatore
"Così mi hanno rotto il braccio"


arresti finti incidenti, racconto choc finto incidente, spaccaossa blitz palermo, vittima confessa falso incidente, Cronaca, Palermo

Il protagonista di un finto incidente si presentò in caserma con una microspia nel giubbotto.

VOTA
0/5
0 voti

PALERMO - Prima vittima-complice di un falso incidente, poi testimone prezioso degli investigatori. C'è un uomo che in pochi mesi è passato dal farsi spezzare un braccio per frodare l'assicurazione alla collaborazione con i carabinieri.

Era stato individuato fra le persone reclutate dalla banda degli spaccaossa e così fu convocato in caserma insieme a Salvatore Chiodo, uno degli indagati raggiunti da un provvedimento che lo obbliga a presentarsi all'autorità giudiziaria. Chiodo recitò fino alla fine il copione previsto dal patto sporco. Raccontò di avere “tamponato un giovane in via Atenasio, nei pressi dell’incrocio con Viale Regione Siciliana. Sceso dalla macchina ho visto un giovane per terra che perdeva del sangue da un braccio”.

Quando toccò alla presunta vittima rendere le dichiarazioni i carabinieri si accorsero che nascondeva qualcosa nella tasca del giubbotto. Era un apparecchio per intercettare il dialogo e farlo ascoltare ai membri dell'organizzazione. A quel punto la vittima decise di fare delle lunghe dichiarazioni spontanee. Sono finite nelle informative dei carabinieri, costituendo una conferma decisiva del quadro accusatorio.

Il suo racconto iniziava dallo “scorso mese di ottobre, quando ancora vivevo a Capaci, versavo in un precario stato economico. In quel periodo lavoravo presso il bar Kent di Capaci. In quel bar venni a conoscenza del fatto che un soggetto che lo frequentava faceva parte di una organizzazione che simulava incidenti stradali finalizzata alla truffa in danno di compagnie assicurative”.

E arrivò la proposta di Alessio, identificato in Alessio Cappello, uno degli arrestati del blitz, il quale “mi chiedeva ero interessato a partecipare ad un finto sinistro stradale, in particolare mi diceva che comunque mi sarei dovuto far rompere uno o più arti. Versando in gravi condizioni economiche in un primo momento accettavo la sua offerta. Successivamente ci ripensavo cercando di tirarmi in dietro, ma Alessio mi diceva che ormai non potevo più farlo poiché l’organizzazione aveva investito già molto danaro per realizzare il finto sinistro”. Iniziò a ricevere minacce e “impaurito da Alessio, alla fine ho ceduto alle sue richieste”.

E si arrivò alla fase operativa: “Il giorno 30 ottobre 2017 abbiamo inscenato il falso sinistro stradale. Nel pomeriggio di quel giorno Alessio mi venne a prendere a Capaci con un’autovettura Fiat Panda di colore celeste per portarmi a Palermo zona viale Michelangelo, dove ad attendermi vi erano almeno altre tre o più persone, a me sconosciute. Mentre Alessio restava sul posto, io e le altre persone presenti siamo andati in un vicino appartamento, sito al piano terra di un edificio che era affiancato da altre palazzine, probabilmente di edilizia popolare”.

Il racconto si faceva macabro: “Una volta entrati all'interno di questo appartamento mi hanno fatto togliere il giubbotto e dopo avermi fatto sdraiare mi hanno carteggiato con carta vetrata il braccio sinistro. Subito dopo mi hanno fatto posizionare il braccio su due mattoni di tufo e mi hanno colpito violentemente con altro mattone per ben tre volte, anche se dopo il primo colpo io avessi chiesto in lacrime di fermarsi. I tre colpi mi hanno provocato una ferita lacero contusa con forte fuoriuscita di sangue e la frattura del braccio sinistro. Preciso che non sono stato anestetizzato. Dopo la frattura i tre mi fasciavano il braccio con un sacchetto di plastica in modo di impedire che il sangue gocciolasse all'interno della macchina che di li a poco mi avrebbe accompagnato sul luogo ove doveva essere inscenato il finto incidente”.

Quindi o lo condussero sul luogo del finto incidente: “In un primo momento Alessio e gli altri organizzatori mi avrebbero dovuto pagare due mesi di affitto anticipato, provvedendo al successivo pagamento mensile dell’affitto dell'appartamento da me occupato fino alla liquidazione della indennizzo da parte dell’assicurazione. Ad avvenuta liquidazione da parte dell’assicurazione avrei percepito il 30% di quanto incassato mentre il restante 70% sarebbe stato appannaggio degli altri membri dell'organizzazione. In realtà Alessio mi ha dato soltanto dato 600 euro, quale pagamento dei due mesi di affitto anticipato. Null'altro mi è stato dato né da Alessio né da nessun altro componente dell’organizzazione”.