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PALERMO - L'INCHIESTA

Medici, vigili e bancari "distratti"
Persino i topi fanno festa


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Sulla sinistra Giovanni Napoli e Davide Mazzola, sulla destra Antonino Buscemi e Domenico Cintura

L'ennesima inchiesta sugli spaccaossa svela l'inefficienza dei controlli sui finti incidenti.


PALERMO - Succede che centinaia di persone si presentino negli ospedali palermitani. I numeri sono aggiornati al blitz di ieri dei carabinieri del Nucleo investigativo di Monreale che ha azzerato una nuova banda di spaccaossa, coordinati dalla Procura di Palermo.

Hanno gambe e braccia rotte, caviglie maciullate, la pelle “bruciata” dalla carta abrasiva. Succede che la loro versione - “incidente stradale” - venga presa per oro colato. E l'oro si materializza negli indennizzi pagati dalle compagnie di assicurazione che si credeva fossero pignole. Ed invece liquidano montagne di soldi senza porsi troppe domande sulla base di perizie firmate da professionisti.

Succede che decine di medici (quindici nell'ultima inchiesta della Procura di Palermo con la più alta concentrazione dei casi a Villa Sofia, ma c'è anche il Civico) firmino ordini di ricovero per lesioni gravissime. Come scrive il giudice per le indagini preliminari Filippo Serio sono stati tutti “indotti in errore” in quelle giungle metropolitane che ormai sono diventati i pronto soccorso. A volte sono emerse connivenze di qualche infermiere o portantino. Nulla di più.

Succede che prima dell'arrivo in ospedale delle ambulanze a sirene spiegate i vigili urbani intervengano sul luogo degli incidenti e trovino i feriti ancora sull'asfalto, così come i mezzi che li hanno travolti. Fanno le doverose misurazioni e ricostruiscono la dinamica con rigore da verbale, loro che di incidenti ne hanno rilevati a decine in carriera.

Succede che gli indennizzi transitino da conti correnti intestati a gente che nulla ha a che fare con le pratiche per finire in tasca di qualcuno altro che li preleva in contanti al bancomat. Cinque mila euro per volta. I soldi svolazzano qua e là in un sistema che si immagina rigido, anzi rigidissimo, e che prevede non solo lo squillo telefonico al correntista che va in rosso per una manciata di euro ma anche l'obbligo per gli operatori di segnalare le operazioni sospette. Sospetto alcuno non deve avere destato il passaggio di 50 mila euro, è accaduto anche questo, dal conto corrente di un uomo, uno degli arrestati di ieri, a quello di una donna. Mica c'era scritto da qualche parte che erano amanti. Di amante, sia chiaro, parlano gli inquirenti. Non era solo il rapporto clandestino, ma pure il passaggio del denaro.

Succede tutto questo senza che qualcuno, tranne qualche rarissimo caso, capisca che è tutto finto. O meglio, le fratture e il dolore fisico sono veri, ma gli incidenti fasulli. Studiati a tavolino con le vittime-complici che si fanno massacrare in una stalla maleodorante dove i topi, anche questo è vero, sono diventati nemici dei carabinieri rosicchiando microspie e telecamere.

E così la cronaca va aggiornata con le nuove storie da una Palermo maleodorante e disperata. Quando la disperazione diventa furberia gode della falle di un sistema che fa acqua da tutte le parti. I controlli non ci sono e se ci sono non funzionano.

E mentre ci si inorridisce di fronte al degrado culturale di una città la collettiva paga un prezzo salatissimo. Ci sono oltre 250 vittime in falsi incidenti di cui solo un centinaio finora individuate. Gente che ha ingolfato la malandata sanità pubblica, si è assentata dal lavoro e che godrà, nei casi più gravi, di pensioni di invalidità o indennità di accompagnamento. Nel frattempo i prezzi delle assicurazioni per una utilitaria, non quella usata per uno dei tanti sinistri fasulli, schizzano. Perché circolare per le strade di Palermo è parecchio rischioso.