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PALERMO

Anello ferroviario in stallo
Orlando: nominatemi commissario


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L'assessore Catania scrive a Rfi: "Quantificate i danni, lentezza dei cantieri intollerabile"


PALERMO - Sottrarre a Rfi la gestione dell’appalto, rescindere il contratto con la Tecnis e chiedere tutti gli eventuali danni: l’anello ferroviario di Palermo resta al palo e il sindaco Leoluca Orlando prova a fare la voce grossa, invocando la nomina a commissario da parte del governo nazionale. Ecco la nuova strategia di Palazzo delle Aquile, firmata Giusto Catania, per affrontare una questione tanto spinosa quanto decisiva per il capoluogo siciliano, quella di un cantiere milionario che si sarebbe dovuto chiudere nel 2017 ma che, ad oggi, è ad appena il 30%.

Una situazione che si trascina da anni e tiene intere porzioni della città in ostaggio, con buona pace di residenti esasperati e commercianti in crisi pronti a chiedere i danni. Vicenda in cui il Comune, però, fa solo da spettatore: l’infrastruttura infatti è sua, ma la gestione dell’appalto è in capo a Rete ferroviaria italiana. Le lamentele e le proteste dei cittadini, però, si sfogano tutte su Palazzo delle Aquile che invano, in questi anni, ha chiesto la rescissione del contratto. La vendita di Tecnis si è complicata e l’ipotesi Pessina è ormai sfumata, cosa che fa ipotizzare un ulteriore allungamento dei tempi.

Ecco perché il Professore prova a uscire dall’angolo, a tornare protagonista del braccio di ferro in atto fra Tecnis e Rfi (che da mesi si scambiano lettere dai toni non proprio concilianti) e a cambiare “ruolo”: da bersaglio di critiche e proteste ad alleato di residenti e commercianti contro il blocco dell’opera. In una lettera inviata mercoledì scorso a Rfi e firmata dall’assessore alla Mobilità Giusto Catania, il Comune prova a battere i pugni sul tavolo e anzitutto rinfaccia a Rfi e a Tecnis uno scambio epistolare, da gennaio a fine aprile, in cui le Ferrovie impongono al colosso catanese di riprendere subito tutti i lavori e di tutta risposta Tecnis allarga le braccia aspettando la vendita.

Nonostante questo i cantieri, ad oggi, sono praticamente quasi fermi: al Politeama, in via Sicilia, in via Amari e al porto. La Tecnis è ormai controllata dallo Stato e dovrebbe essere venduta, mediante cessione dei rami d’azienda, ma la procedura, su cui vigilia il Mise, si è ingolfata e all’orizzonte non sembrano esserci imminenti novità. E proprio il rallentamento delle procedure si riflette sui cantieri di Palermo, ormai immobili, con continui slittamenti, nuovi cronoprogrammi e adesso anche il problema della galleria Ranchibile, il cui cantiere è rimandato a data da destinarsi.

“Non è superfluo evidenziare – scrive Catania – le enormi criticità che ad oggi riassumono una conduzione dei lavori e del cantiere di circa il 30% dei lavori a fronte di un programma che vedeva la consegna dell’opera nel 2017. Stupisce leggere una sterile corrispondenza che di fatto non sortisce alcun effetto sulla produttività dei cantieri che proseguono con una lentezza intollerabile”.

Il Comune parla apertamente di una conduzione del cantiere che “sta nuocendo alla cittadinanza” e pertanto chiede a Rfi una articolata relazione sui ritardi delle singole aree, sulle mancanze di Tecnis e sulle unità impiegate nei singoli giorni. “Dovrà altresì valutarsi il maggiore onere dei lavori da attribuire alla responsabilità dell’appaltatore – continua la nota – correlato ai maggiori giorni di occupazione di aree pubbliche o private. Inoltre dovrà stimarsi il danno subito dai cittadini per il ritardo dei lavori, la cui tempistica non ha rispettato gli accordi del verbale prefettizio del settembre 2016”. Catania torna a chiedere la rescissione del contratto con Tecnis, oppure le Ferrovie dovranno calcolare i danni compresi quelli richiesti al Comune dai commercianti.

Ma il vero colpo è nell’ultimo paragrafo della lettera, in cui l’assessore mette nero su bianco che la relazione, giudicata “urgentissima”, serve soprattutto a giustificare la richiesta di commissariare l’opera e di nominare commissario proprio il sindaco Orlando. Il tutto sulla base del decreto Sblocca-Cantieri approvato recentemente dal governo Conte e che all’articolo 4 prevede la possibilità di nominare commissari straordinari che agiscano in deroga, accelerando i lavori impantanati. Una norma non pensata per Palermo, ma di cui adesso il Professore vorrebbe servirsi per esautorare Rfi e prendere in mano le redini dell’anello ferroviario, gestendo direttamente l’appalto. "E' ora di valutare attentamente e in modo dettagliato non più e non soltanto quanto questi lavori procedano lentamente, ma il danno materiale che stanno arrecando a tutta la città, a partire ovviamente da commercianti e residenti nelle aree interessate dai cantieri – dice Catania, commentando la nota - Spiace notare un atteggiamento da parte di Rfi, che evidentemente non è in grado di vigilare su quanto avviene, poco collaborativo. E' ancora più spiacevole da parte di un'azienda, che ancorché non sia più pubblica nel senso giuridico del termine, ai principi di pubblica utilità dovrebbe ispirare il proprio operato".

L’aspetto paradossale della vicenda, infatti, è che a litigare fra loro sono un Comune, una società (Rfi) di proprietà dello Stato e un’azienda (Tecnis) guidata da un commissario nominato dal governo nazionale: insomma, tutti enti pubblici o controllati dal pubblico, ma che non riescono a mettersi d’accordo e a trovare una soluzione. Il Comune e Rfi, peraltro, sono anche legati fra loro da un accordo, siglato agli inizi del Duemila, che ha consentito a Palazzo delle Aquile di avvalersi della competenza delle Ferrovie per la gara e la conduzione dei cantieri: accordo che oggi il Comune vorrebbe rivedere, se non temesse l’avvio di un contenzioso decennale. Da Rfi nessun commento, ma a filtrare è un certo scetticismo: il commissariamento sarebbe infatti poco utile in questa fase, visto che lo stallo attuale è dovuto alla vendita; e la rescissione del contratto è possibile solo a condizione di assumersi il carico di eventuali danni da pagare a Tecnis, visto che solo parte dei ritardi è addebitabile al colosso etneo. Per quanto riguarda la revoca della convenzione col Comune, sarebbe una strada percorribile ma che comporterebbe anche una quantificazione di spese e danni, per non parlare dei 50 milioni di euro fin qui anticipati da Rfi.

“Oggi il Comune non può più tollerare l'inaccettabile immobilismo che contraddistingue quest'opera – attacca Orlando - Siamo pronti, anzi chiediamo a gran voce di poterlo fare, ad assumerci in prima persona le responsabilità per rimettere in moto i cantieri e completare dei lavori che, è bene ricordarlo, avrebbero dovuto concludersi due anni fa".

LE REAZIONI

"Nonostante le mirabolanti promesse del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, l'anello ferroviario di Palermo rimane una grande incompiuta: nella visita dello scorso novembre ai cantieri, abbracciando i negozianti, aveva addirittura promesso che l'aria stava cambiando... Niente di più falso. Ecco perché è necessario che il governo nazionale commissari quest'opera e, come chiesto dal sindaco Leoluca Orlando, la affidi al comune di Palermo e quindi ai cittadini, in virtù del decreto Sblocca cantieri voluto proprio da questo esecutivo. Solo così si potranno riavviare i lavori ed evitare l'ennesima cattedrale nel deserto". Lo dice il capogruppo del Pd al consiglio comunale di Palermo, Dario Chinnici.

"Condividiamo pienamente la proposta dell’Ammistrazione di​ completare lavori dell’ anello ferroviario assumemdone la totale responsabilità. La città non può soccombere di fronte a lungaggini ed inefficienze che si trascinano da anni. E’ stata già abbastanza penalizzata dai cantieri che si interrompono di continuo, con posti di lavoro a rischio, disagi per i cittadini e le cittadine che non possono circolare liberamente in varie zone ed attività commerciali in sofferenza a causa di strade chiuse ed isolate. Sollecitiamo i consiglieri e le consigliere del M5S e della Lega a sostenere questa scelta e ad interloquire con l'esecutivo gialloverde. Questo passaggio, di fondamentale importanza per Palermo, deve avvenire al più presto: è necessario risarcire la città per i danni che​ ha subito in questi anni". Lo dicono i consiglieri di Sinistra Comune Barbara evola, Fausto Melluso, Katia Orlando, Marcello Susinno.

"I ritardi nella realizzazione dell'anello ferroviario non sono più tollerabili. Condividiamo, pertanto, la recente presa di posizione del Comune di Palermo". E' quanto afferma Vincenzo Fumetta, segretario provinciale di Rifondazione comunista. "A causa della lentezza dei lavori, ampie aree della città vivono ancora disagi legati ai cantieri, gestiti dalla Rete Ferrovie dello Stato e dalla Tecnis. Condividiamo la lettera inviata dall'Amministrazione comunale, segno di un maggiore protagonismo della nuova Giunta. Pertanto, pensiamo che il Governo nazionale debba nominare il Sindaco di Palermo commissario straordinario sulla gestione dell'opera.- continua Fumetta - Sarebbe un atto compiuto nell'interesse della città. Seciò non fosse realizzato, Lega Nord e Movimento Cinque stele dovrebbero avere la decenza di fare autocritica, dato che negli scorsi anni hanno attribuito al Comune di Palermo la responsabilità sull'andamento dei lavori, che, come è invece evidente, grava sulla Rete Ferrovie dello Stato".

“Da anni Idv chiede all’amministrazione comunale di prendere provvedimenti sui ritardi dell’anello ferroviario di Palermo che penalizzano residenti e commercianti, costretti a chiudere le loro attività. Nella scorsa consiliatura avevamo proposto sgravi fiscali sulle tasse locali, fortemente ostacolati da altre forze politiche, e i populisti hanno cavalcato il malcontento annunciando soluzioni ma illudendo i cittadini. Il ministro Toninelli, accompagnato da consiglieri comunali e deputati del M5s, aveva promesso un’accelerazione dei cantieri che non c’è mai stata: per questo condividiamo l’iniziativa del sindaco Orlando, seppur tardiva, di commissariare l’anello affidandone la responsabilità al primo cittadino. L’anello va completato, è un’opera necessaria e indispensabile per la mobilità di Palermo e speriamo che il governo nazionale faccia la sua parte, smettendola con gli spot elettorali”. Lo dice Paolo Caracausi, consigliere comunale Idv di Palermo e presidente della Terza commissione di Sala delle Lapidi.