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Ho fatto un sogno bellissimo
Era tutto perfetto, però...


democrazia diretta, eusebio d'alì, governo, Le idee

Tutto funzionava come un orologio, nessuno si lamentava. Ma un vecchio piangeva.

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Ho fatto un sogno. Mi svegliavo, dopo una lunga dormita dentro un freezer, e mi ritrovavo nel 2029.

Tutto era perfetto, tutto funzionava come un orologio. Nessuno più si lamentava di niente, l’Italia era il bel Paese, la Sicilia era diventata bellissima.

I corrotti spazzati via, la mafia debellata, l’educazione civica di nuovo nelle scuole, identità e patriottismo si respiravano nell’aria. Ci sentivamo al sicuro, stavamo tutti bene.

I libri di carta non esistevano quasi più e l’unica cosa che potevasi leggere con un certo interesse erano degli e-book editi da una casa editrice con una grossa A nera per marchio. Anche Livesicilia si poteva leggere, ma era una noia mortale perché non succedeva praticamente niente.

Sì, era un mondo perfetto, tutto ordine e basta pacchia. I ministri facevano le parate in jeans e maniche di camicia, mentre venivano acclamati da folle oceaniche e non erano più tutelati da scorte costosissime, tanto camminavano col mitra in mano. Per le strade non c’erano negri, i cenciosi rom erano stati tutti cacciati via, ai semafori gli automobilisti non venivano infastiditi da Vu cumpra’ e lavavetri. I porti erano un perfetto andirivieni di navi da crociera che imbarcavano e sbarcavano ricchi turisti occidentali, altro materiale umano non ne veniva e chissà che fine faceva. Nelle case, padri di famiglia armati fino ai denti proteggevano il focolare e qualche volta ci scappava pure il morto (peggio per lui!). La benzina costava pochissimo, di tasse poche e uguali per tutti. Il lavoro mancava, sì, ma non era più un problema perché ognuno godeva di un reddito garantito dal fatto d’essere un cittadino.

L’amore era liberissimo, si sposavano e figliavano alla rinfusa, senza distinzione di sesso, lingua e appartenenza; solo la razza poteva eventualmente costituire un problema. I violenti erano castrati, i bulli a vita incarcerati, i comunisti considerati specie protetta in via d’estinzione, i centri sociali chiusi, i moderati ormai ridotti a quattro patetici che vivevano di nostalgia canaglia.

Non si facevano vaccini, per la gioia di tutti i bimbi e dei loro sederini. I giovani viaggiavano, spersi ed allegrotti, nell’Iperuranio, tatuati e canna in mano.

Quota cento, quote rosa, quote in borsa ... tutto volava ad alta quota.

Gl’ignoranti comandavano, i porci della casta assicurati alle patrie galere, i burocrati, i tecnocrati, i partitocratici, insomma tutti quelli che finivano in “crati” (e affini) messi all’indice di un listone di proscritti. L’apologia della Democrazia Cristiana era reato penale, però i cristiani erano contenti lo stesso perché moschee e donne col velo non se ne vedevano più.

Non si celebravano elezioni e i sondaggi manipolati da leopardi e caimani erano solo uno sfocato ricordo: bastava un like in più al selfie di giornata o alla diretta di serata per prender punti ed esser contenti.

Il governo andava a gonfie vele: un premier, due vice e si facevano le cose, ora a destra ora a manca. Al colle non saliva più nessuno, l’odiato Parlamento trasformato in un bivacco di manipoli; l’Europa un raggruppamento di staterelli, ognuno con le regole proprie, ognuno per i fatti suoi, senza quell’odiosa moneta unica, senza politiche comuni, restrizioni e altre camurrie. E poi le dogane, le frontiere, i dazi, cazzi e ramurazzi...

No Tav o forse sì; No Vax, o forse sì. Certo, neanche nel mondo perfetto si poteva andar d’accordo su tutto. A dire il vero, non si andava d’accordo su niente, ma andava bene lo stesso. Eravamo tutti felici, perché prima venivamo noi italiani e ognuno di noi valeva uno.

Sembrava un sogno bellissimo, fino al momento in cui qualcuno mi posava la mano sulla spalla, per richiamare la mia attenzione. Era un vecchietto, avrà avuto cent’anni e passa. Mi chiedeva di aiutarlo a ritrovare la strada di casa; e piangeva, mentre gli voltavo le spalle e andavo via per la mia, di strada; piangeva mentre ripeteva trasecolato: “Io c’ero”.