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Europee, le interviste

"Vogliamo gli Stati Uniti d'Europa
Non possiamo farcela da soli"


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Intervista a Fabrizio Ferrandelli. Il capolista di +Europa: "I liberaldemocratici saranno primi a Strasburgo".

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Continua il nostro ciclo di interviste ai capilista dei partiti che aspirano a entrare nel parlamento europeo. Dopo Corradino Mineo, è il turno di Fabrizio Ferrandelli.

Fabrizio Ferrandelli, capolista di +Europa nelle Isole, la gente vuole ancora sentire parlare di Europa?

“Al di là di chi soffia sulla protesta, io credo che la maggior parte degli italiani comprendono perfettamente come non ci può esser speranza per i nostri territori se non facendo parte di un contesto più ampio. Il sentimento degli italiani sicuramente non è antieuropeista. Poi certo, ci sarà chi non va a votare...”.

L'astensione è una minaccia secondo lei?

“Sarà alta, sarà la sconfitta verso la quale tutti andiamo incontro. C'è una parte di elettorato che non ci crede più”.

State facendo fatica per ottenere visibilità in una campagna elettorale polarizzata su partiti più grandi?

“Devo dire di no. Perché nella sfera delle proposte politiche che non sono sovraniste, cioè di quelli che non votano Lega e 5 stelle, l'unica novità politica siamo noi. Quella attenzione la riscontriamo non solo tra coloro che appartengono tradizionalmente a un elettorato liberaldemocratico ma anche in molti che in passato hanno votato 5 stelle per dare un segnale ma dopo aver visto alla prova questo governo a trazione Lega non li voteranno più. La scelta di fare un'alleanza con Italia in comune va anche in questo senso: Pizzarotti è il simbolo eloquente di chi pur essendo stato nelle file di un movimento di rottura ne vede tutti i limiti e i problemi di democrazia interna”.

Perché votare +Europa e non il Pd?

“Siamo due cose distinte. Il Pd mantiene sempre gli stessi gruppi dirigenti sul territorio e non c'è dinamismo di rappresentanza. Apparteniamo anche a famiglie politiche diverse, il Pd ai socialisti europei noi all'Alde, l'alleanza dei liberali e democratici. Chi sta in più Europa ci sta per costruire uno spazio di rappresentanza politica alternativa anche al Pd”.

Come spiega ai siciliani e ai sardi che l'Europa è un bene?

“Le uniche risorse a disposizione della Sicilia e della Sardegna sono quelle dell'Europa Lo so da ex deputato regionale e da consigliere comunale. Non c'è più trippa per gatti: l'unica occasione per infrastrutture, green economy, agricoltura è nei fondi comunitari. Il siciliano capisce che a mancare in questi anni non è stata l'Europa ma i politici siciliani. Che hanno vissuto la politica europea come un pensionamento e non un'occasione per mandare persone fresche, come stiamo facendo noi, che puntiamo su candidati che per esperienza professionale sanno quali sono le occasioni che ci offre l'Europa. Lo sanno i pastori sardi e i pescatori mazaresi che la nostra speranza sta nell'Europa ma che restituiamo poi l'85 per cento delle risorse. Il valore è l'Europa, il disvalore la nostra classe politica”.

Siete ottimisti sulla possibilità di superare la soglia di sbarramento del 4 per cento?

“Io credo che noi siamo ben oltre, come dicono gli ultimi sondaggi pubblicati. Più Europa non ha un problema di sbarramento semmai la grande opportunità di un futuro davanti per costruire una piattaforma antisovranista in Italia e in Europa. Aderendo ad Alde che con l'ingresso di Ciudadanos e Macron può essere la prima forza politica europea. L'Alde ha proposto Emma Bonino alla presidenza della commissione europea, voglio ricordarlo”.

Quando si strutturerà +Europa?

“Abbiamo voluto posticipare i congressi a dopo le elezioni, convinti che la parte più bella del progetto l'avremmo trovata nella campagna elettorale. Questo dimostra l'apertura del progetto. Vogliamo organizzarci anche guardando alle prossime Politiche che noi vediamo più vicine di quello che si dice. Questi litigano dalla mattina alla sera ma da Porto Torres a Termini Imerese ormai li hanno 'sgamati', anche se continuiamo tutti a discutere del libro di Salvini, quando ci sono battaglie di umanità da combattere come quella sull'accoglienza per cui sono stato accanto a Biagio Conte. E poi c'è il problema principale”.

Quale?

“Ogni famiglia italiana regala una Porsche a un Paese europeo: è quello che costa l'educazione di un figlio che poi mandiamo a lavorare all'estero. Dov'è il dibattito su questo? Noi abbiamo le idee chiare: vogliamo un esercito unico europeo, un unico sistema di tassazione, un'unica velocità della giustizia europea. Abbiamo 15mila addetti ai call center siciliani, non può essere che subiscano la concorrenza di altri paesi europei dove il costo del lavoro è inferiore. Noi vogliamo gli Stati Uniti d'Europa. Sapiamo bene che non possiamo farcela da soli”.

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