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PALERMO

"Francesco è sempre con noi"
Un figlio morto e il processo


La storia. Parlano i genitori di un bimbo deceduto nel 2013 al Policlinico.

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PALERMO - Di Francesco non parlano al passato, anche se Francesco non c'è più. La sua vita è durata poche ore. Sotto processo ci sono tre medici del Policlinico, imputati per omicidio colposo. Non si sarebbero resi conto che prima e durante il parto, avvenuto nel 2013, il neonato aveva respirato liquido amniotico e poi, una volta venuto al mondo, dello stress respiratorio che ne provocò il decesso.

Gioacchino e Francesca Crisà con l'avvocato Giovanni Castronovo



Mamma Francesca e papà Gioacchino hanno avuto altri due bambini dopo quel lutto e a loro hanno insegnato ad amare un fratellino che non hanno conosciuto. “Casi come quello di Francesco non devono più ripetersi: questo ci motiva nella nostra battaglia giudiziaria”, dicono i genitori che si sono costituiti parte civile al processo con l'assistenza dell'avvocato Giovanni Castronovo.

Cosa è successo? Ecco il cuore del processo, anche se restano tanti punti oscuri. Come quello che ricostruisce il papà: “Eravamo in camera mortuaria. Si presentò un signore in camice bianco. Doveva visitare il bambino. Ho chiesto spiegazioni, ma sono stato quasi aggredito. Ho chiamato il 113 ed è stata sequestrata la cartella clinica. C'è voluto un po' di tempo per trovarla e abbiano trovato la modifica”.

Nel testo della cartella clinica, infatti, erano state aggiunte delle parole per certificare “l'assenza” di problemi respiratori. L'autopsia avrebbe invece sancito che le vie respiratorie erano per il 90% occluse dal meconio.

L'uomo in camice non è stato identificato. Agli atti del processo c'è la copia della cartella clinica con l'aggiunzione. Resta da capire, e sarà oggetto del dibattimento, se sia stata o meno apposta successivamente e da una mano diversa.

La mamma ricorda il drammatico passaggio dalla gioia per la nascita al dolore per la morte: “Mi avevano detto che stava bene, che era normale che piangesse, che ero esagerata e troppo apprensiva. Poi abbiamo visto che qualcosa non andava e siano andati di corsa all'Utin. Il bimbo era cianotico”.

Per alcuni mesi dopo il decesso i genitori hanno creduto che si fosse trattato di una “morte in culla”. E così si sono avvicinati ad un'associazione che si occupa di un fenomeno più di diffuso di quanto si possa pensare. Quando hanno scoperto che, secondo l'accusa, c'erano delle colpe mediche dietro il decesso hanno proseguito il loro impegno con l'associazione, un luogo dove hanno trovato conforto e conforto hanno offerto ad altre persone.

Come si vive con un un bimbo che resterà per sempre neonato. Di cui restano un ricordo intimo indelebile e alcune foto? “Non è stato facile. Quando sono nati gli altri figli abbiamo avuto paura. Ogni tanto ci chiedono di andare al cimitero per portare dei giochi sulla tomba di Francesco”.

La difesa dei medici punterà sulla presenza di un'infezione e sul fatto che la mamma fosse diabetica (“Non sono diabetica – spiega la donna – e in ogni caso perché non prendevano tutte le precauzioni necessarie?)”.

È la normale dialettica accusa-difesa: “Chiediamo giustizia anche se sappiamo che niente e nessuno ci potrà ridare nostro figlio. Altri però non devono soffrire come noi che per fortuna abbiamo trovato conforto nel lavoro e nella grande disponibilità del pubblico ministero Renza Cescon”.