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La strage

L'amore, i cortei e le maldicenze
Se l'Albero Falcone potesse parlare


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Ecco cosa potrebbe dirci quell'albero su una città che passa velocemente dal veleno al lutto.

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PALERMO- Se l'Albero Falcone potesse parlare, racconterebbe quanto sia nobile, misera e varia la città che lo omaggia ogni 23 maggio. E allargherebbe le sue foglie sconsolate per il resto dell'anno, quando, invece, diventa anche lui un soprammobile di alto lignaggio, un superstite della memoria. Un elemento turistico, addirittura, indicato nelle guide online come tappa obbligata, se per caso sbarchi a Palermo. Il folclore del sangue.

Se l'Albero Falcone potesse parlare, racconterebbe l'ipocrisia: le parole del prima e del dopo. Quelli che li attaccavano ben oltre la decenza di un confronto serio. Quelli che li accusavano. Quelli che erano infastiditi dal sottofondo delle scorte con la sirena e protestavano. Quelli che.... ma questi giudici sceriffi rompono le scatole... Quelli che non amavano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e poi finsero di amarli, intruppandosi nel vasto corteo del cordoglio che seguì le stragi. Però, non era vero, era un trucco, il cambio di scena di una città che sa benissimo come passare dal rosso della maldicenza al nero del lutto.

Se l'Albero delle nostre limpide o cattive coscienze, quell'albero che tanto ha visto, potesse parlare, racconterebbe dei passi veloci di ombre che avevano paura, tra lampi sugli occhiali da sole, borse di lavoro agitate come scudi un po' inermi e respiri pesanti.

Racconterebbe del sudore e del terrore, della fragilità che si innesta nel cuore di qualcuno che pensa che morirà ammazzato. E ci direbbe quanta sofferenza c'era dietro la maschera della sicurezza offerta agli altri e quanto dolore era inflitto dalle frecce del malanimo altrui. Anche le immagini di repertorio dipingono i sentimenti: Giovanni Falcone sorrideva poco, ma, quando accadeva, sembrava che un bambino con la sua voglia intatta di giocare uscisse dalla pelle di un adulto stanco di avere troppo coraggio.

Se l'Albero Falcone potesse parlare, racconterebbe dell'ultima volta. L'ultima volta che il giudice uscì con il suo amore e pensava che sarebbe tornato e invece non ritornarono mai più.

Se l'Albero Falcone potesse parlare ci racconterebbe, per intero, la storia d'amore di Giovanni e Francesca. Ma Palermo non la merita. Perciò, è meglio che resti eternamente custodita tra le foglie che amano e, a differenza degli uomini, non dimenticano.