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Il 23 maggio

Il ragioniere che tornò
dalla strage di Capaci


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La storia di un piccolo e grande uomo. Della sua famiglia. Del suo coraggio.

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Il ragioniere che sopravvisse alla strage di Capaci si chiamava Oronzo Mastrolia ed era un piccolo e grande uomo: piccolo, cioè umile, grande, cioè pieno di ardimento e tenerezza. Quando lo incontrai, molti anni fa a casa sua, una bella casa con  i gerani alle finestre, mi accolse in soggiorno con la donna di cui era perdutamente ed eternamente innamorato e che era perdutamente innamorata di lui. Allora, mi colpirono i suoi occhi. Erano ancora sconvolti dall'esplosione e la riflettevano come un film dell'orrore che non finisce mai e sì che erano passati degli anni. Ma si può dimenticare la bomba che ti ha mandato per aria la vita?

Oronzo era un una persona cortese, sua moglie una dolcissima signora piena di garbo. Avevano figli che amavano, riamati. Erano riusciti a costruire una famiglia, un'esistenza e un giardino che credevano protetti, prima di quel 23 maggio.

Entrambi, moglie e marito, incrociarono il destino e la macchina di Giovanni Falcone alle 17.58 di quel 23 maggio, ora della strage, viaggiando sulla carreggiata opposta in autostrada. La luce travolse anche loro, ma il tettuccio della macchina, miracolosamente, resse. Ecco perché riuscirono a raccontare la storia.

Seguì una crocifissione di interventi, operazioni e faticosissimi respiri. Io scrivevo qualche appunto sul taccuino, mentre scorrevano le immagini vivide della sofferenza, e il signor Oronzo – imponente e discreto – quasi piangeva, vegliato dallo sguardo di colei che amava, che gli accarezzava un braccio. Ma c'era un senso di resurrezione nell'aria di quell'appartamento rifinito, elegante, costruito con la sobrietà che solo il vero amore possiede. E, al congedo, non ci fu la stretta di mano consueta, ma un abbraccio, come se ci fosse un'amicizia di anni.

Ci sono storie che si scrivono e che si sciolgono, non lasciando traccia. Ci sono storie che restano e migliorano chi le scrive e chi le legge. Storie per cui essere comunque grati a chi le racconta. Oronzo, la sua famiglia e il suo amore erano risorti, erano scappati dall'inferno. E vissero ancora felici e tristi, abbracciati e talvolta impauriti dal suono delle sirene di notte, in una casa con i gerani alle finestre.