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Palermo

Pazzi, sognatori e ostinati...
Quelli che non sanno arrendersi


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Daniele Discrede assassinato cinque anni fa. E una storia di silenzi e sangue, prima del riscatto

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PALERMO- Ma cosa vogliono questi fanatici che si ostinano a ricordare nella città del prestigio e della smemoratezza? Ma non lo sanno che il morto è morto e bisogna pensare al vivo? Ci sono i funerali e dopo – come si dice – agneddu e sucu... Sì, vabbè, si dice per il battesimo ma torna utile pure per le esequie. E poi c'è il consolo, ci si siede a tavola e, accanto ai paramenti del lutto, ritornano le risate grasse del cibo. Morire e mangiare, mangiare e morire e dopo dimenticare. Fottersene.

Ma cosa vogliono i familiari di Daniele Discrede che, cinque anni dopo l'omicidio per rapina di questo ragazzo cresciuto con il cuore di un bambino, ancora si affannano a chiedere giustizia, verità e memoria. E lo fanno con dignità nella città selvaggia della dimenticanza, senza offendere, senza gridare, rispettando il lavoro di tutti, ma lo fanno pure senza arretrare.

Quest'anno c'è pure un titolo che unisce le iniziative: “Un fratello non muore mai”. E c'è una nota che spiega: “Vuole essere un’ulteriore testimonianza di impegno da parte della famiglia e della comunità che circondava d’affetto Daniele Discrede, nella soluzione di questo tragico evento. 'Un Fratello non muore mai' è riferito al generale disinteresse del quartiere di Passo di Rigano e della città tutta che, in cinque anni, non ha saputo fornire una minima informazione per potersi mettere sulle tracce degli assassini”. E nella pagina facebook dedicata ecco le iniziative: dalla Messa nel giorno dell'omicidio, alla fiaccolata serale, al calcetto, al dibattito con gli studenti a Palazzo delle Aquile.

Ma cosa vuole Vito, il fratello superstite, che da quella sera, da quel 24 maggio, non ha giustamente pace? Un palermitano stranissimo questo signor Vito Discrede che non ha mai cercato vendetta, perché vuole giustizia, che non ha iniziato un cammino in nome del sangue offeso, degli “a mmia!?” e della rabbia, perché lo ha percorso, per amore di Palermo, in ossequio a una limpida e solare ricerca della verità.

Ma cosa vuole papà Gaspare che ha visto un figlio morire ammazzato? E cosa vuole mamma Angelina che con quel figlio ci parla al cimitero, mentre cucina a casa la pasta al forno, mentre accarezza i suoi nipoti, mentre inventa le favole che tutte le nonne inventano, mentre incede col suo vestito nero e con i suoi pesi, mentre vive?

Ma cosa vogliono questi pazzi sognatori che credono nel risveglio delle coscienze? E non lo sanno che il dolore finisce con il funerale e che i ricordi ce li mangiano nel banchetto funebre, insieme alla frutta di martorana?

Questi padri e queste madri. Questi fratelli e queste sorelle. Questi parenti e questi amici. Quelli che diventano questi quando si avvicinano al dolore per trasformarlo in speranza. Questi che si ostinano a seminare amore nel deserto, nelle nostre giornate di polvere e rassegnazione, per la salvezza di tutti.