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IL PROCESSO

Crocetta, Polizzotto e i dirigenti
La Corte dei conti torna alla carica


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Dopo l'assoluzione in primo grado, la procura ha fatto appello chiedendo all'ex governatore e all'avvocato il pagamento di 244mila euro. Ecco perché.


PALERMO - L’assoluzione in primo grado non convince la Procura della Corte dei conti.
Così i magistrati contabili tornano alla carica per chiedere la condanna a pagare gli oltre 240mila euro di danno erariale che l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta e il suo capo della segreteria tecnica, Stefano Polizzotto, avrebbero causato alle casse regionali. Tanto sarebbe costata la “defenestrazione” di Biagio Bossone, il ragioniere generale assunto da Raffaele Lombardo ma mandato a casa da Crocetta, tramite il cosiddetto spoils system, subito dopo il rinnovo del governo regionale. Il contratto di lavoro di Bossone però sarebbe scaduto qualche mese dopo e così la Regione ha dovuto pagare lo stipendio anche se non ha usufruito del lavoro del dirigente esterno.


Stando alla sentenza di primo grado, questo costo non potrebbe essere fatto pagare a Crocetta e Polizzotto. Dello stesso avviso, però, non sono il procuratore regionale Gianluca Albo e il suo vice Licia Centro. Così nell’impugnativa, i magistrati contestano a Crocetta un comportamento svincolato dalla legge, con l’errata applicazione delle regole sullo spoils system e la carenza di motivazione della sua scelta di revoca di Bossone. A Polizzotto invece sarebbe rimproverata proprio l’omissione di intervento nel procedimento.

Come detto, in primo grado la sezione giurisdizionale della Corte dei conti ha assolto Crocetta e Polizzotto affermando che l’operato del primo fu corretto mentre il secondo, che avrebbe dovuto curare l’istruttoria del procedimento, rimase estraneo alla formulazione della decisione così da non potere essere ritenuto responsabile. In quell'occasione a dire il vero i magistrati contabili parlarono - a proposito dell'articolo del contratto dei regionali che consentì a Crocetta di 'liberarsi' del Ragioniere generale - di una norma “piegata a logiche clientelari e destinata ad alimentare fenomeni di cattiva gestione”.

Ma per la procura della Corte dei conti che ha deciso di fare appello, quella sentenza è comunque discutibile. Anzitutto sarebbe sbagliata l’applicazione della normativa sullo spoils system. Queste regole prevedono che solo alcuni dirigenti statali possano essere rimossi dal loro incarico dopo la nascita di un nuovo governo, in due modalità: o con la decadenza automatica o con una revoca meramente discrezionale. Questa cosa però non varrebbe per i dirigenti generali della Regione. Per questi infatti dovrebbe essere istruito un procedimento ad hoc. La revoca di Bossone, invece, per la procura fu “assolutamente arbitraria” perché priva di “un momento procedimentale e motivazionale”.

Crocetta, per la Procura della Corte dei conti, avrebbe dovuto spiegare in modo più approfondito le sue scelte. Così non sarebbe bastato il riferimento alla normativa che gli dava il potere di revoca e il rifermento agli indirizzi di politica economica. Mancherebbe anche la valutazione del peso economico a cui si sottoponevano le casse pubbliche, la ragione per cui si è scelto di non conferire a Bossone un altro incarico equivalente e non ci sarebbe nemmeno traccia di un confronto con il dirigente esterno revocato.

Sulla mancanza di un procedimento e sull’assenza di una chiara motivazione della revoca dell’incarico quindi si basa gran parte del ragionamento della procura. Anche se il danno ci fosse stato, spiegano i magistrati, “sarebbe stato un danno ‘non ingiusto’” se nella revoca fossero state “adeguatamente e doverosamente” inserite le “ragioni di pubblico interesse della revoca anticipata dell’incarico”. Insomma, il sacrificio per le casse pubbliche poteva esserci ma solo spiegando ai contribuenti, su cui “ricade l’onere finale delle scelte effettuate”, le ragioni della scelta di rimuovere l’allora ragioniere generale.

La procura d’altronde non condivide numerose conclusioni della sentenza. A sostegno della propria opinione che nega l’applicazione dello spoils system al caso, anzitutto, contesta il fatto che il ruolo del ragioniere generale non avrebbe nessun rilievo politico. Poi, a prova di questa posizione, i magistrati affermerebbero che l’incarico di Bossone era un incarico “professionale” e per questo sottoposto alle direttive dell’Organo politico e vincolato dall’applicazione delle norme per ciò che riguarda i profili contabili. Quanto alla validità dell’atto, inoltre, a nulla sarebbe valso l’intervento di ratifica della Giunta regionale dato che, quando gli assessori riconobbero il provvedimento di Crocetta, Bossone era stato già “defenestrato”.

Infine, i procuratori insistono nell’accusa di partecipazione al danno erariale di Stefano Polizzotto. Anche se i giudici del primo grado hanno riconosciuto che questi non partecipò alla formazione del provvedimento perché impegnato nella formulazione dell’ufficio di segreteria tecnica, per la Procura l’errore dell’avvocato starebbe nel fatto che “non ha fatto o ha fatto in maniera estremamente superficiale e noncurante” mentre proprio a lui sarebbe spettato il compito di indicare al presidente della Regione tutte le conseguenze del suo atto. Adesso la parola passa ai giudici della sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei conti che potranno confermare la decisione del primo grado o seguire le argomentazioni della procura.