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DAL MENSILE S

Dall'attentato all'Addaura a Milano
I Fontana tra misteri e lusso


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Ecco perché ammazzarono il testimone: "Questo ci consuma a tutti"

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Gaetano Fontana viveva da sorvegliato speciale. Aveva l'obbligo di soggiorno a Milano e a Milano aveva aperto una gioielleria. Non in una strada periferica e lontano da occhi indiscreti, ma in via Felice Cavallotti fra le scintillanti vetrine del quadrilatero della moda. Il mensile “S” disponibile in tutte le edicole contiene uno speciale con tutti i particolari.

Eppure i redditi della sua famiglia non consentivano tale investimenti. Del suo nucleo familiare – si legge nell'inchiesta del mensile “S” - fanno parte la convivente Michela Radogna e i figli Stefano (come il nonno, e capomafia dell'Acquasanta) e Angela Angelica. Dal 2007 al 2017 il saldo fra flussi economici in entrata e in uscita è sempre stato negativo con una sperequazione di 365 mila euro. Nel 2011, anno dell'apertura della gioielleria, i Fontana dunque non avevano denaro sufficiente né per avviare l'attività commerciale, né per acquistare un immobile al quarto piano di via Rutilia 22, costato 270 mila euro. Immobile che nel 2019 è stato venduto 360 mila euro per comprarne altri due in via dei Bognetti. Costo dell'operazione: 420 mila euro, di cui una parte, secondo gli investigatori, pagata in contanti per evitarne la tracciabilità. Anche queste due case sono finite sotto sequestro per decisione del Tribunale per le Misure di prevenzione di Palermo su proposta del questore palermitano, Renato Cortese.

Chi è Gaetano Fontana? Innanzitutto è figlio del boss defunto Stefano e fratello di Giovanni e Rita, finiti anche loro nei guai giudiziari e a cui il mensile S dedica un ampio servizio. La caratura criminale di Gaetano Fontana è di tutto rispetto. In passato ha infatti scontato una condanna per mafia. È stato il reggente del clan che fu del padre e con i soldi del pizzo avrebbe investito a Milano. Il suo nome compare la prima volta nelle cronache giudiziarie quando non era ancora maggiorenne, accusato dell'omicidio avvenuto nel 1992 di un piccolo spacciatore, Francesco Paolo Gaeta. Ed ecco che il nome di Gaetano Fontana, allora sedicenne, si intreccia con uno dei grandi misteri italiani: il fallito attentato all'Addaura ai danni del giudice Giovanni Falcone.

Il 21 giugno del 1989 un commando a bordo di un gommone si avvicina via mare alla villa che ospita il magistrato insieme al collega svizzero Carla Del Ponte. Fanno degli errori e sono costretti a battere velocemente in ritirata abbandonando sugli scogli un borsone pieno esplosivo. Si lanciano in mare, fingendosi sub. La storia si fa misteriosa: qualcuno avrebbe riconosciuto in Angelo Galatolo, boss dell'Acquasanta, uno dei membri del commando incaricato da Totò Riina di fare saltare in aria Falcone. Quel testimone è Francesco Paolo Gaeta, tossicodipendente e spacciatore della borgata palermitana che stava facendo il bagno poco distante. Per anni la vicenda resta oscura, fino a quando una decina di anni fa irrompe sulla scena Angelo Fontana. Si autoaccusa dell'omicidio di Gaeta e viene condannato all'ergastolo: non fu un banale regolamento di conti nel sottobosco dello spaccio, ma qualcosa di molto più serio.

Ecco il racconto di Fontana: “Gaeta faceva il bagno e riconobbe sugli scogli Angelo Galatolo che si dava alla fuga perché individuato dagli uomini della scorta di Falcone. Gaeta, tossicomane, era ritenuto un personaggio inaffidabile. Vito Galatolo, padre di Angelo, appariva preoccupato: se a questo lo pigliano, diceva, ci consuma a tutti”. In realtà la sentenza venne eseguita tre anni dopo. Per quel delitto in primo grado era stato condannato a sette anni anche il nipote di Angelo Fontana, Gaetano, ma in appello fu assolto. Continua a leggere sul mensile “S” in edicola.