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PALERMO

Un anno senza Simona e Piero
Una fiaccolata per la memoria


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Simona Messina

L'incidente mortale di Monte Pellegrino. Il monito ai giovani della mamma: abbiate cura del presente

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PALERMO - Tra due settimane sarà trascorso un anno dalla tragedia. Due giovani vite spezzate da un volo terribile che non ha lasciato scampo a Simona Messina e Pietro Torres, morti nell'incidente avvenuto in via Monte Ercta il 10 giugno del 2018. Da allora, la mamma della ragazza scrive un diario "virtuale" sui social: Elena Matarazzo si rivolge ogni giorno alla figlia, raccontandole come si svolgono le sue giornate, condividendo emozioni, pensieri e dubbi, tramite la pagina Facebook "Simona, l'angelo di Monte Pellegrino".

Ma non sarà l'unico modo per ricordarla. In quel giorno di dolore, si svolgeranno una messa - nella chiesa San Vincenzo de' Paoli di via dei Quartieri alle 18,30 - ed una fiaccolata che partirà alle 21 da via Mater Dei a Mondello e arriverà al luogo dell'incidente. "Vorrei che tanti cittadini partecipassero - dice la madre di Simona - perché questa tragedia non deve essere dimenticata, perché è necessario chiedere strade più sicure e più responsabilità ai ragazzi. Voglio lanciare un appello ai giovani: siate prudenti, abbiate cura della vostra vita". Proprio per questo Elena ha preso carta e penna e ha scritto di suo pugno una lettera, rivolta alla figlia e ai suoi coetanei.

"Mia cara Simona,
Vorrei tanto parlarti ed avere il tuo bel viso davanti, come eravamo solite fare, in vena di confidenze o fra risa e scherzi, stringerti le mani e sentire il suono della tua voce risuonare ancora una volta per casa, ormai così silenziosa e vuota.
Ma posso solo accarezzare con lo sguardo la tua foto, temo quasi di consumarla così facendo; devo farmelo bastare, mi dico da quel 10 giugno 2018, un maledetto giorno qualunque che ti ha strappato alla vita ed alla sua bellezza senza un motivo, senza una ragione. Mi arrovello senza tregua, alla ricerca di una risposta ai miei tanti perché, ma ogni volta torno al punto di partenza con il cuore più pesante e la mente più affollata di pensieri che non trovano pace, riposo, rassegnazione.
Tragica fatalità? Eccesso di velocità? Cattiva illuminazione? Strada dissestata?Distrazione umana? Non c’è attenuante o giustificazione che possa lenire il mio dolore, né spingermi verso una rassegnata accettazione. Il mio cuore, prima che la mia mente, lo sa bene. Ma so anche che il dolore ti cambia solo quando ci sbatti il muso contro. Fino ad allora è qualcosa di lontano e sfocato, qualcosa che non ti tocca, né ti riguarda: pensi che "tanto a me non capiterà mai”.
L’arroganza della giovinezza! Vi vedo, ragazzi: dite di amare la vita, di viverla appieno, ma credete di essere eterni ed invincibili, di poter vivere senza averne cura, in modo irrispettoso e svogliato, magari alzando il gomito, ingoiando pasticche o schiacciando il piede sull'acceleratore perché senza “sballo” non c’è gusto, non c’è divertimento. Ad ognuno di voi io dico, invece, abbiate cura del “presente”, perché è un dono e come tale va protetto con rispetto e buonsenso. Bisogna godere di ogni giorno che ci è concesso.
Mi rivolgo anche al Sindaco di Palermo, genitore anche lui, affinché tragedie del genere non debbano mai più ripetersi e penso ad atti concreti e fattibili: la messa in sicurezza dei tornanti tramite i rinforzi dei guardrail, una illuminazione migliore, la posa di sufficienti dossi limitatori di velocità, le necessarie migliorie al manto stradale pesantemente dissestato ormai incompatibile con una serena e sicura viabilità.
Perché Simona era mia figlia, ma potrebbe essere la figlia di ognuno di noi. Simona SIAMO tutti noi".