Live Sicilia

Europee 2019

Dalla Padania all'arancino al trionfo
I siciliani che votano Salvini


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Un argomento che divide. E le possibili spiegazioni per un fenomeno che fa molto parlare di sé.


Ma perché i siciliani votano Salvini? Ecco una domanda interessante. Siamo al cospetto di un purissimo ceppo padano. Ricordiamo con un minuto di silenzio la Lega che ce l'aveva duro, i giudizi incardinati in quella storia su terroni e affini. E non si può dimenticare, quali che siano stati gli sviluppi. Allora perché i siciliani hanno votato Salvini, attribuendogli più del venti per cento, in un panorama connotato certo dal robusto astensionismo? Tutti 'ascari' e 'traditori' come si legge nell'ingenerosa polemica social di chi ha perso, di chi è democratico solo quando gli conviene? Forse c'è di più.

Matteo Esse, nella Trinacria sfinita, ha realizzato un capolavoro di marketing: sarebbe partigiano non riconoscerlo. Ha preso il trenino, comportandosi come un viaggiatore qualunque e annotando i disagi di chi quotidianamente si muove. Ha stretto mani e baciato guance. Ha consumato l'arancino (sic) con tanto di selfino e commentino. Ha messo in atto anche quaggiù la sua poderosa strategia della vicinanza: un corpo fisicamente percettibile, un odore, una voce, non soltanto una presenza mediatica e virtuale.

Quaggiù - e non soltanto quaggiù - lo stratagemma ha funzionato alla grande. I siciliani non sono abituati ai viceré che solcano la massa, il popolo, la plebe; li pensano, al riparo e ben custoditi dal privilegio, nei palazzi del potere. Vedere Matteo Salvini a portata di mano è stato un doppio choc termico. Il nemico non era più tale e veniva in pace. Guardate, però, ha pure il sorriso.

Ma forse c'è di più. In una terra disperata, in cui perfino l'aria da respirare si contende sbuffo a sbuffo, la predicazione dei porti chiusi non poteva che attecchire come un miraggio di decompressione, di spazio, di serenità, di meno bocche da sfamare. Era giusta? Era sbagliata? Erano gli elementi che la gente si aspettava di sentire, specialmente se dall'altra parte nulla c'era di concreto, oltre il richiamo accigliato al libro del grande moralismo (comportatevi bene, sennò sarete puniti).

Ma c'è ancora, forse, molto di più. Il voto che ha incoronato il vicepremier rappresenta uno schiaffo che i siciliani hanno sonoramente appoggiato sul viso impalpabile della classe dirigente siciliana. Un giudizio di rassegnata disistima. Non per questa, attualmente in sella, nello specifico, ma per tutte le classi dirigenti sicilianamente intese.

I poveri e derelitti siciliani, negli anni, hanno osservato frotte di salvatori che promettevano pane, lavoro, sicurezza o, in penuria del resto, rivoluzioni. E' andata come sappiamo, cioè malissimo, se si adocchiano i numeri tragici e i volti magri dello sfinimento.

E' dunque logico che il sovrano sovranista venuto da fuori sia stato giocato alla stregua dell'ultima carta, dopo avere malamente sprecato le altre. Ed è in fondo la storia di sempre che si ripete: si abbraccia lo straniero  non soltanto per ospitalità, ma per mancanza di fiducia in noi stessi e nella nostra capacità di fare da soli, giacché siamo autonomisti sulla carta ma dominati nell'animo. E non è colpa di Salvini.