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Semaforo Russo

Il Pd dei 'cambiacasacca'
Cosa pensa Zingaretti?


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La sorte dei dem in Sicilia e i cambiamenti necessari.

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Che ne vuol fare del suo partito in Sicilia il neo segretario del PD Nicola Zingaretti? Ha un progetto da offrire agli elettori siciliani se e quando al governo? Il sospetto è, sarà un'impressione sbagliata, che non abbia le idee chiare, anzi, che non abbia nemmeno un'idea compiuta su come avviare in Sicilia una stagione di effettivo rinnovamento tra le sue fila e contestualmente ricostruire programmaticamente un legame con ampi settori sofferenti della società siciliana.

Partiamo da un dato, l'ultimo, dopo una serie di sconfitte e di conseguente assottigliamento dell'elettorato dem. Alle elezioni europee ha votato PD il 16,63% degli elettori - M5S 31,18%, Lega 20,7% - dentro un astensionismo record del 63,5%. In soldoni, hanno votato PD soltanto 255.741 elettori (gli aventi diritto sono circa 4 milioni) di cui 135.000 a beneficio del medico di Lampedusa Pietro Bartolo, quindi un consenso soprattutto d'opinione che poco ha a che fare con assetti e apparati partitici. Detto ciò, considerando la Sicilia una delle regioni più importanti e popolose d'Italia qualche domanda occorrerebbe porsela, specialmente se ti chiami Nicola Zingaretti.

Qui registriamo alcuni problemi, uso un eufemismo, da tempo. La classe dirigente dem è sempre la medesima divisa esageratamente in correnti. Quella che ha navigato negli anni con estrema disinvoltura dai governi Lombardo fino alle giunte Crocetta nominalmente di centrosinistra, giustamente criticate rifiutandosi al contempo di lasciare le poltrone garantite. Limonando con donne e uomini prima di Cuffaro e poi di Lombardo eternamente seduti negli assessorati regionali, nelle direzioni generali, negli uffici di gabinetto, nella sanità, nelle società partecipate e aprendo le porte in modo generoso, senza fare troppe domande e annacquando ulteriormente un'identità già di suo difficilmente rintracciabile se non in laboratorio, a personaggi e gruppi politici provenienti da ogni dove, purché, s'intende, portatori di pacchetti di voti.

Queste operazioni di riciclaggio e di cambio casacca dei soliti mestieranti della politica non ha regalato al PD particolari emozioni in termini di aumento dei voti o ripensamenti negli astensionisti. Adesso governa il centrodestra in un quadro offuscato. Sono in corso manovre nebulose che vedono un avvicinamento tattico del governatore Musumeci alla Lega di Salvini (sull'onda del trionfo enfatizzato del Capitano di Pontida non certo su basi di comunanza di valori o pseudo tali e obiettivi) mentre però governa, con passo lento e claudicante tra rimpasti, rotazioni e improduttività cronica dell'Ars, con Gianfranco Miccichè (vincitore alle europee raddoppiando in Sicilia il deludente risultato conseguito da Berlusconi) che a Salvini gliene ha dette di tutti i colori.

Il movimento musumeciano “Diventerà Bellissima” deve ancora decidere il suo destino (confluire in un soggetto politico della destra già esistente, immaginiamo la Lega o Fratelli d'Italia, o federarsi mantenendo simbolo e nome?) mentre Miccichè, insieme a esponenti del PD, dell’Udc, di Sicilia Futura e compagnia bella, consapevole dell'inevitabile tramonto di Berlusconi (e contestualmente di Forza Italia, soggetto costruito attorno a "meno male che Silvio c'è" come nella famosa pubblicità di una banca) lavora furbamente alla formazione di un nuovo contenitore di moderati e forze centriste.

Insomma, mi si perdonerà la crudezza, il solito pastone utile per restare in campo e assicurarsi un possibile futuro nella mappa del potere siculo. Ecco, rappresentata in estrema sintesi la situazione in Sicilia – regione in assoluto tra le ultime in Europa secondo gli indicatori socio-economici, tranne per il tasso di disoccupazione e il numero di giovani in fuga alla ricerca di lavoro – torniamo alla domanda iniziale rivolta a Zingaretti: segretario, lei ha un progetto di sviluppo per la Sicilia, cominciando dall'azzeramento del suo partito per ripartire con un gruppo dirigente credibile?