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Reset, da lunedì le proteste
Arriva anche la bocciatura Anac


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I sindacati vogliono più soldi in bilancio e l'Autorità anticorruzione chiede la modifica dello Statuto

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PALERMO - La Reset torna in piazza e al Comune scoppia l’ennesima emergenza sul futuro della società consortile, sorta sulle ceneri della Gesip. I sindacati hanno infatti indetto per lunedì e martedì un’assemblea dalle 11 alle 14 che si terrà a piazza Pretoria, proprio di fronte alla sede del Comune: un modo per chiedere all’amministrazione, e in particolare al consiglio che si appresta a votare il bilancio, di rispettare gli accordi firmati nel 2014.

I dipendenti ex Gesip sono stati infatti gli unici, nel mondo delle partecipate comunali, ad aver rinunciato a parte delle ore e quindi dello stipendio: una situazione che sarebbe dovuta essere solo temporanea, con un recupero graduale delle vecchie condizioni. Per fare un esempio, nel 2019 l’azienda avrebbe dovuto avere ricevere 41 milioni di euro strutturali che, al momento, sono invece fermi ad appena 31. Anche il secondo accordo, quello del 2017, non è mai stato applicato e così Cgil, Cisl, Uil, Alba, Cisal, Asia, Usb e Ursas hanno deciso di tornare in piazza.

Già, perché la situazione di Reset è tutt’altro che semplice. Al momento i dipendenti (scesi nel frattempo a 1.400) lavorano solo 32 ore alla settimana e l’azienda riceve 31 milioni di euro: troppo pochi per garantire servizi e aumenti di ore, come è stato scritto chiaramente nel piano industriale presentato a inizio anno. “In questi mesi abbiamo dialogato con il Comune – spiega l’amministratore unico Antonio Perniciaro – e la nostra bozza ha subito delle correzioni condivise tra le parti. Ci è stato detto che quest’anno avremo altri due milioni, arrivando a 33, ma aspettiamo il bilancio di previsione”. Il punto è che l’aumento sarebbe solo per il 2019, mentre 2020 e 2021 sarebbero senza coperture. La consortile sperava di incrementare i propri ricavi con un aumento dei contratti stipulati con le altre partecipate, ma finora è tutto fermo: la Rap avrebbe dovuto affidare parte del diserbo a Reset raddoppiando il contributo, da 1,2 a 2,4 milioni l’anno, ma il contratto di servizio in scadenza il 9 agosto ha bloccato tutto, sebbene l’attività sia stato intanto aumentata mensilmente fino a 200 mila euro.

Da Amap sarebbe dovuto arrivare altro mezzo milione per l’apertura di info point in via Ugo La Malfa e in vari centri della provincia, impiegando 20 dipendenti Reset, ma qui è sorto un altro problema: la nota con cui l’Anac, l’Autorità nazionale anti-corruzione, ha negato a Reset l’iscrizione per problemi legati allo Statuto. Una mazzata in piena regola, visto che finché la società non si metterà in regola (e per cambiare lo Statuto serve un passaggio a Sala delle Lapidi) non risulterà iscritta e quindi non potrà ricevere nuovi affidamenti di servizi. Ma il timore è che il blocco possa riguardare anche i servizi che l’azienda già svolge: “Stiamo approfondendo la questione dal punto di vista legale – spiega Perniciaro – e siamo convinti, sulla base di un parere del Consiglio di Stato, che non ci siano problemi sui contratti già stipulati”.

C’è poi la mobilità verso le altre aziende: 100 dipendenti sarebbero dovuti finire ad Amat (17 autisti) e il resto a Rap. Ma anche qui tutto tace e il rischio è che, se l’operazione non andrà in porto entro giugno, possa sfumare a causa dei paletti fissati per legge. Non è un mistero, inoltre, che Amat e Rap siano alle prese con i loro problemi finanziari, cosa che frenerebbe (non poco) il passaggio dei dipendenti. Insomma, un mix micidiale per la Reset che peraltro ha un capitale sociale risicato e non ha né dirigenti, né quadri, né tecnici specializzati: cosa che renderebbe praticamente impossibile accettare l’assegnazione di altri servizi come la pulizia delle caditoie o la manutenzione strade, di cui si è vociferato in questi mesi.

“La situazione è insostenibile - dice Salvo Barone, segretario generale del sindacato Asia - e ancor più inaccettabile è il silenzio dell'amministrazione comunale che non fa altro che rinviare gli incontri di mese in mese. Lunedì inizieranno le proteste perché questo è l’unico modo per essere ascoltati. Quello dell’amministrazione è un comportamento inaccettabile, soprattutto nei confronti di lavoratori e organizzazioni sindacali che hanno sempre dimostrato grande senso di responsabilità e attaccamento alla propria città. Non ci saremmo mai aspettati da questa amministrazione di essere trattati in questo modo, con lavoratori che ancora oggi guadagnano una cifra pari a quella del reddito di cittadinanza. Una vergogna allo stato puro, ma noi non ci arrendiamo”.

Adesso la palla passa al consiglio comunale che, la prossima settimana, ascolterà il Ragioniere generale per capire quali siano i margini di un possibile intervento. “Dobbiamo capire qual è la situazione del bilancio e aspettiamo chiarimenti dalla Ragioneria e dall’assessore - dice il vicepresidente del consiglio Giulio Tantillo, capogruppo di Forza Italia - Il consiglio comunale è chiamato a guardare il bilancio attentamente e a trovare alcune risorse per rendere strutturale almeno l’aumento di qualche ora. Non ci sono alternative. Dopo che avremo i numeri del bilancio e capiremo la situazione, potremo intervenire. Sono fiducioso che troveremo il modo di integrare le ore”. “I lavoratori hanno già dovuto sopportare numerosi sacrifici – commenta il capogruppo del Pd Dario Chinnici – e non possiamo chiedergliele di ulteriori: troveremo il modo di rispettare gli accordi sindacali, mantenendo in equilibrio i conti. Anche perché la Reset svolge importanti servizi per la città, di cui non possiamo fare a meno.”.

I risparmi dei pensionamenti sono stati già assorbiti e il costo del lavoro è addirittura aumentato di un milione per gli scatti di anzianità, quindi la soluzione potrebbe essere quella di puntare sui 2 milioni in più annunciati dal Comune per il 2019, su un aumento dei servizi svolti per le altre aziende e su qualche somma trovata fra le pieghe della manovra. “Impegni disattesi, grande confusione e mancanza di programmazione – attacca Ugo Forello del M5s - Il caso Reset, purtroppo, è sintomatico di come l’amministrazione abbia fatto il passo più lungo della gamba, promettendo condizioni che non era in grado di mantenere e adottando procedure e atti che oggi rischiano di produrre ulteriori effetti negativi”.

"Non si tratta solo di una vertenza sindacale, ma dell'intera città - dice Andrea Mineo, commissario forzista e vicepresidente della commissione Bilancio - Sono sempre più indispensabili i servizi resi dalla Reset alla cittadinanza; soprattutto quando si interviene in concomitanza con le altre partecipate, il problema non può rimanere aziendale. Ne va del futuro dei lavoratori tutti e dei servizi resi. Motivo per il quale, nonostante in opposizione, i nostri consiglieri comunali rivestiranno un ruolo fondamentale a favore dei lavoratori, nonché dei servizi ai cittadini, avendo come obiettivo il loro miglioramento".