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Il processo di Caltanissetta

Saguto, colpo a favore della difesa
"Cappellano parlò di documenti'"


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Il termine 'recuperato' al termine di una perizia di parte dell'intercettazione che inguaiò il legale e che ora potrebbe alleggerirne la posizione


CALTANISSETTA - Parlava tanto al telefono Gaetano Cappellano Seminara ed è una di queste telefonate che ha corroborato l’accusa per corruzione nei suoi confronti. L'ex re degli amministratori giudiziari è imputato insieme con il magistrato Silvana Saguto nel processo che si sta tenendo nell'aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta. Avrebbe, secondo l'accusa, consegnato ventimila euro al magistrato. Adesso la stessa intercettazione che lo avrebbe incastrato potrebbe alleggerire la sua posizione processuale.

Mancava la parola 'Catasto' e grazie all'avvocato Sergio Monaco è stata ritrovata. Parlavano l'ingegnere Giuseppe Caronia e Cappellano Seminara in una conversazione di quasi cinque minuti, dove ci sarebbe stato dentro il senso di un’accusa che dopo il colpo di scena in aula sembra traballare. "Tanino io ti ho detto che ho bisogno io, per quando c’è da prendere documentazione o altre cose al Catasto io non è che arrivo la e me li danno a vista io il tempo lo devo avere. Tu devi essere comprensivo, perché non è che io sono Harry Potter", dice Caronia, collaboratore e amico di Cappellano Seminara e ora diventato suo grande accusatore. E' stato lui a dichiarare alla guardia di finanza di aver consegnato 20mila euro la sera del 29 giugno 2015 al legale, mazzetta che l’indomani dentro un trolley sarebbe finita a casa di Silvana Saguto.

I due interlocutori discutono dei documenti da prendere al catasto per l'acquisto di un rudere adiacente a Palazzo Brunaccini di proprietà di Cappellano Seminara. La parola 'Catasto' è spuntata nell'ultima trascrizione peritale della telefonata: nelle prime due non era stata inserita. E’ stato Monaco ad accorgersi del termine mancante nell'ascolto audio della telefonata e da lì la richiesta di una nuova perizia depositata adesso agli atti. Ma la telefonata è lunga e piena di spunti. I ventimila di cui parla Caronia con l’avvocato Cappellano sarebbero quelli da pagare per gli oneri di urbanizzazione se la vendita fosse andata in porto: "Va be ci saranno da pagare al Comune 20mila euro e rotti", dice Caronia al telefono. "No Pippo me lo hai detto quello che c'è da pagare c'è da pagare", risponde Cappellano. "Va be non ti preoccupare! Va bene", lo rassicura Caronia. "Va bene, perché me lo dici sempre e mi fai venire l’angoscia", risponde Seminara.

Una conversazione che i pm Maurizio Bonaccorso e Claudia Pasciuti hanno giudicato a tinte fosche. Troppi interrogativi appesi. C'è infatti un altro pezzo di intercettazione che è stata passata al setaccio dall’accusa, anche durante l’esame di Cappellano Seminara, che alla luce della nuova parola cambierebbe probabilmente anche significato: “"o stasera ne ho metà dei documenti stasera ci possiamo vedere e per metà posso…perché già mi hanno consegnato parte delle cose, sono venuti gli altri devono venire però se non vengono non so cosa dirti", riferiva Caronia a Seminara. La metà per l’accusa sono i soldi e per la difesa, adesso più che mai, i documenti.