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Il punto

Il senso di Nello per la Lega
L'eterno bivio del centrodestra


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Il futuro di Diventerà Bellissima, i tentennamenti di Forza Italia e i rapporti con Salvini.


Dice Nello Musumeci che tra chi non vota Lega nel centrodestra, tra i moderati “ci sono praterie”. Il governatore lo ha ribadito fino all'altro giorno parlando di don Sturzo. L'idea del nuovo partito, seconda gamba del centrodestra, che si affianca a quella sovranista-populista della Lega, ancora affascina il presidente, che guarda al collega ligure Giovanni Toti, forzista con la valigia, per questo ambizioso progetto. Che però, al momento, un progetto rimane. Mentre dentro il movimento dei musumeciani c'è un bel pezzo di Diventerà Bellissima, capofila il delfino del presidente Ruggero Razza, che preferirebbe altro approdo, ossia un patto federativo con la Lega, come nell'altra isola hanno fatto quelli del Partito sardo d'azione. Un patto che consentirebbe a qualche musumeciano in caso di elezioni politiche anticipate di accasarsi nelle liste del Carroccio e volare comodamente a Roma sui banchi di una papabile maggioranza. Senza l'incomodo di lavorare a faticose fondazioni di nuovi partiti, non si sa ancora bene con chi e con che esiti.

Su queste basi Diventerà Bellissima si prepara alla kermesse del 15 giugno a Palermo, uno snodo importante per capire cosa fare da grandi, dopo la scelta della neutralità alle Europee. Certo, il bivio che si presenta davanti ai musumeciani, partecipare alla costruzione di un soggetto moderato o diventare una costola di un partito populista che col moderatismo ha ben poco da spartire, la dice lunga sul caos che aleggia sul centrodestra, siciliano e non. La sola idea che si possa scegliere fra due opzioni così distanti è in fondo l'indice di un'identità ancora tutta da definire del movimento, che si caratterizza soprattutto per la carismatica leadership del suo fondatore e che tiene insieme storie politiche lontane. Roba che sui territori, con spirito civico, può funzionare e non rappresenta un grosso problema. Ma quando il dibattito si sposta su una scala più ampia, le contraddizioni emergono tutte.

Basti pensare all'idea stessa della seconda gamba, che rischia di diventare più che un arto una stampella della potente Lega di Salvini. È emblematico che il big sponsor dell'operazione rinascita del centro moderato, popolare e liberale, in Sicilia sia Gianfranco Micciché, che quotidianamente insieme ai suoi fedelissimi lancia strali contro la Lega rimarcando le distanze dalle politiche di Salvini, non solo sull'immigrazione ma anche sul “nordismo” edulcorato ma mai sopito del Carroccio.

Il tema di fondo resta sempre quello: un centro moderato può oggi ambire a essere junior partner di un partito sovranista o deve piuttosto dialogare con le forze che alla sua sinistra condividono valori antitetici a quelli delle destre nazionaliste come accade al Parlamento europeo? Alla domanda, ad esempio, Forza Italia risponde in un modo in Sicilia con Miccichè, nell'altro a livello nazionale dove si continua a inseguire il ritorno di Salvini.

Uno strabismo dietro al quale c'è lo spettro del possibile voto anticipato e la natura del sistema elettorale. Che non è un proporzionale puro e nella sua parte maggioritaria, i collegi, premia le coalizioni. Forza Italia sa bene che fuori dal vecchio centrodestra, senza il tempo di attrezzare una coalizione alternativa, rischierebbe di schiantarsi alle urne (e di arrivarci svuotata). Insomma, oggi non c'è una vera alternativa al centrodestra di vecchio conio. E così a livello nazionale continua l'ambiguità dei moderati che fanno l'opposizione al governo populista cercando di graffiare solo i grillini. Quella che è poi la strategia comunicativa di Musumeci, che nel faticoso rapporto con il governo nazionale bersaglia l'esecutivo quasi sempre e solo nella direzione dei ministri pentastellati. Come se quelli della Lega, dove dopodomani potrebbe accasarsi con un patto il suo movimento, fossero da quelle parti per caso. A meno che a Musumeci e soci non riesca davvero il progetto ambizioso della creazione di un nuovo contenitore non leghista e alleato con Salvini. Di fronte al quale a Forza Italia potrebbe non restare che bere o affogare.