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SEMAFORO RUSSO

Le nomine senza "merito"
Presidenti, così non va


ester bonafede, gianfranco miccichè, Nello Musumeci, nomina foss, nomine regione

Così si rischia di vanificare le promesse di cambiamento pronunciate a ogni elezione.

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Prendendo solo spunto dalla nomina di Ester Bonafede a sovrintendente della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, avvenuta tra mille polemiche, scrive nel suo editoriale il direttore Accursio Sabella: “Così, ogni giorno che passa, cade qualche mattone dalla facciata del ‘cambiamento’ annunciato, della svolta rivendicata da governo e partiti” . Ha ragione da vendere. No, caro presidente della Regione Nello Musumeci; no, caro presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, con il dovuto rispetto così non va. Ci rivolgiamo a voi perché siete i nostri vertici istituzionali a cui chiediamo atti concreti di inversione di tendenza, se non per compiere una rivoluzione almeno per qualcosa che ci assomigli. Anche per capire il grado di “novità” autentica dei vostri rispettivi progetti politici, insomma, per comprendere se in fondo in fondo non si tratti delle solite operazioni a tavolino di vecchio stampo, alle quali siamo largamente abituati, per garantirsi un futuro e mantenere saldo in mano lo scettro del potere.

Non basta essere persone perbene, e voi lo siete, quando in Sicilia occorre soprattutto mutare radicalmente metodo di gestione della cosa pubblica impedendo l’intollerabile invasione dei partiti nella scelta di chi deve ricoprire ruoli di particolare importanza in diversi settori della burocrazia e del sottogoverno isolano. E invece, al di là dei soggetti beneficiari sicuramente in possesso di ottime qualità, assistiamo alle solite manovre di Palazzo, sacrificando di fatto i meriti di chi vi sta fuori e di conseguenza il bene collettivo, secondo logiche di suddivisione delle poltrone all’interno di uno scacchiere “riservato” già concordato. Poco attenti ai curriculum, o meglio, alla loro asettica comparazione, agli eventuali conflitti d’interesse esistenti, alla necessaria autonomia da apparati e cerchi magici. Logiche funzionali all’affidamento degli incarichi subordinando le competenze e le esigenze degli enti da amministrare alla salvaguardia di equilibri e di accordi elettorali e non.

Una pratica che evidentemente non ha mai portato buoni frutti se guardiamo alle condizioni disastrose in cui versa la Sicilia. Non c’è un angolo immune dall’occupazione arrogante da parte di partiti e partitini, nemmeno i teatri, luoghi di ristoro dell’anima, sfuggono agli impulsi spartitori nella frenetica corsa alla conquista di caselle utili a consolidare posizioni, rapporti di convenienza e consenso.

Pure nella sanità, in Sicilia sovente anticipazione in terra del Purgatorio, da tempo immemore accanto a ogni nome che concorre per una direzione generale, sanitaria o amministrativa - quasi sempre gli stessi indipendentemente dal colore dei governi regionali - troviamo puntualmente e giustamente nei resoconti giornalistici il politico, il partito, addirittura la corrente di riferimento. Un modo questo di concepire la politica e di usare le istituzioni che uccide ogni speranza di riscatto, mortifica le legittime aspettative dei cittadini e dei nostri giovani in fuga e rischia di rendere assai vane, cari presidenti Musumeci e Miccichè, le promesse di cambiamento pronunciate a ogni elezione. Anche le vostre.