Live Sicilia

L’INCHIESTA

D’Urso: “Voi sapete chi è questo”
Regione, i “no” a Nicastri e Arata


eolico sicilia, inchiesta eolico sicilia, inchiesta paolo arata, paolo arata, tuccio d'urso, valentina palmeri, vito nicastri
L'assessorato regionale all'Energia

L’ex dirigente generale Velastro prende tempo e non firma un decreto. La deputata M5s Palmeri solleva il caso dell’impianto a Calatafimi.

VOTA
0/5
0 voti

Non solo funzionari "infedeli" e politici distratti. Qualcuno ha anche detto di no. Rallentando i progetti delle società che facevano capo a Paolo Arata (e al figlio Francesco) e – in maniera occulta – a Vito Nicastri. Frenate, dubbi, ostacoli che concorreranno a fare arenare il disegno degli imprenditori oggi finiti agli arresti.

Velastro non firma, va via

Uno di questi è Gaetano Velastro, nel 2017, annotano gli inquirenti, è lui il dirigente generale del Dipartimento Acque e rifiuti. A lui spetta, insomma, il compito di firmare i decreti Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Era questo uno dei passaggi burocratici che avrebbe consentito di sbloccare i progetti della Solgesta, in due siti: a Calatafimi-Segesta (in contrada Gallitello) e Francofonte.

Eppure, Vito Nicastri era certo che quel dirigente avrebbe firmato. Il “re dell’eolico” “progettava – scrivono i magistrati - in particolare, di poter sedere al tavolo delle trattative con Maccaferri (rappresentante di una famiglia di imprenditori varesini che Nicastri sperava di coinvolgere nell'affare, ndr) avendo già ottenuto i decreti AIA relativi ai progetti di Calatafimi e Francofonte. I suoi auspici, però, venivano ridimensionati nella tarda mattina del 22.12.2017, quando Francesco Arata, reduce da un incontro con l’ing. Gaetano Velastro, all'epoca Dirigente generale del Dipartimento Regionale Acque e Rifiuti (cui compete la firma de decreti AIA), lo informava della volontà dell'alto burocrate regionale di rimettere ogni decisione su quei provvedimenti al funzionario che da lì a pochi giorni l’avrebbe sostituito nell'incarico”.

Una decisione che sorprende Nicastri. Quest’ultimo la comunica a un politico alcamese. Si tratta di Francesco Regina: “Quest'ultimo, che era stato evidentemente attivato dal Nicastri per sondare previamente le intenzioni del direttore Velastro – si legge nell’ordinanza di oggi che ha portato agli arresti - si mostrava stupito della sorprendente decisione di quest'ultimo, ribadendo al Nicastri che fino al giorno prima gli erano state date indicazioni del tutto differenti”. Misteriosa la figura del politico, come sottolineano gli inquirenti: “Dalle indagini svolte non sono emersi dati per qualificare la natura del rapporto tra Nicastri e Regina, né le ragioni per cui il secondo si sia adoperato in favore del primo”.

Il nuovo governo

Da lì, cambia tutto. Cambia la strategia di Nicastri e Arata, che puntano non più al complicato “decreto”, ma a un semplice “parere”. E cambia anche il governo regionale. “Il rapido evolversi delle dinamiche interne alla Regione Siciliana – annotano gli inquirenti - legate allo spoils system adottato dal nuovo Presidente della Regione Musumeci non dava il tempo a Nicastri e al suo staff di portare a compimento il loro intendimento di convincere l’ing. Velastro a sottoscrivere dei semplici "pareri' ai fini AIA favorevoli per i due progetti della SOLGESTA s.r.l.”.

Arriva anche il nuovo dirigente generale del dipartimento Acque e rifiuti. Si tratta dell’esperto Salvo Cocina che gli Arata provano ad avvicinare. “La nomina del nuovo capo Dipartimento – prosegue l’ordinanza - determinava lo slittamento dei tempi per l'esame delle pratiche (ai fini AIA) della Solgesta s.r.l. lasciate in sospeso dal suo predecessore”. E il ritardo non preoccupa soltanto i soci (palesi e occulti) della Solgesta, ma “finiva per impensierire anche la società di consulenza Pricewaterhouse Cooper”. La società, che da anni ha rapporti con la Regione per l’assistenza tecnica, “affiancava il Nicastri nelle operazioni finanziarie. In data 9.03.2018, infatti, Buoro Francesco dellaa Pwc Advisor S.p.A. chiamava Vito Nicastri per chiedergli se vi fossero novità positive sul versante dei provvedimenti AIA".

Il Comune e i Cinque stelle

Ma la partita delle autorizzazioni si giocava anche su un altro piano. Era quello dei “via libera” che spettano al Comune. Quello di Calatafimi-Segesta per l’occasione. Permessi che rischiavano di saltar a causa di alcune “pressioni”, anche di natura mediatica. In particolare, quelle di alcune associazioni ambientaliste e di alcuni politici del Movimento cinque stelle. In particolare della deputata trapanese Valentina Palmeri che anche sulla stampa locale (sul sito “Alqamah” ad esempio) aveva attaccato “il progetto dell’impianto di bio-metano di c/da Gallittello”. Quelle pressioni produrranno solo un parziale “passo indietro” del sindaco, su alcuni aspetti relativi all’autorizzazione. Ostacoli superabili, secondo Nicastri e Arata.

Il “no” di D’Urso

E un “no” a Nicastri arriva anche dal dirigente regionale all’Energia, attualmente in carica. Tuccio D’Urso, infatti, si opporrà a una richiesta di “accesso agli atti” avanzata proprio dalla società dell’imprenditore considerato vicino a Matteo Messina Denaro. Un “no” che non verrà ben visto da alcuni dei dirigenti dell’assessorato (Tinnirello e Causarano) indagati. “Causarano – annotano gli inquirenti - raccontava che lui e Tinnirello avevano discusso (con gli Arata, ndr) della richiesta d'accesso agli atti presentata dalla Greta Wind s.r.l. con l'ing. Durso, che era determinato a respingerla per via della diretta riconducibilità della società istante ai Nicastri, senza riuscire a fargli cambiare opinione”. Così dirà Causarano: “D'Urso chiede eee... un incontro urgente con noi! Perchè dice voi sapete chi è questo”. Ma molti sembravano non saperlo.